vendetta tremenda vendetta

Vendetta vendetta, tremenda vendetta.

Ci son personaggi di libri e films che non è bene lasciarsi dietro, soprattutto se gli si è fatto un torto, se con noi hanno un conto aperto da saldare. Magari tu li hai traditi, magari hai spifferato e sono finiti in carcere o imprigionati schiavi, o peggio gli hai assassinato un parente, un affine, un congiunto.

Se dovessi fare una sorta di accozzaglia, tra film e racconti, metterei i seguenti fatti in riga:
1 – il territorio. Si sta tutti più o meno bene insieme, si ci sono delle difficoltà di vicinato, qualche nobilastro, boss, latifondista, militare, che vuole comandare un po’ troppo ma niente di che

2- il parentame. Sta che il nobilastro, boss, o latifondista, sia alla lontana parente del protagonista oppure che il protagonista abbia un passato in comune, magari ha servito la corona o sotto la stessa bandiera durante una qualche battagla (in fondo siamo umani, un paio di guerre a generazione non ce le facciamo mai mancare) ma potrebbe solo essere un abitante autoctono che si fa i fatti suoi.

3 – Il fattaccio. il tipo del punto 1, il nobilastro o potente di turno fa qualcosa di brutto e fa sì che il popolo che abita il territorio si arrabbi, formando una commissione, un consiglio, un comitato, insomma che cerchi la mediazione richiedendo una consultazione. Subito il nostro cattivo la usa, per spazzare via detto comitato a colpi di freccia, baionetta, veleno o fuoco e fuamme (a scelta o tutto insieme).

4 – Il fattaccione. Fin qui niente di ché, la storia è piena di soprusi, uno più uno meno, il nostro eroe sta buono, zappa l’orto e nulla più fa, finché avviene il fattaccione, il cattivo, potente eccetera, fa secco\a la moglie, fidanzata, famiglia, insomma qualcuno di molto (troppo) vicino al nostro eroe! E qui avviene la trasformazione da semplicione a vendicatore definitivo.

5 – Sterminazio totalis. A ‘sto punto è la fine, perché nel nostro eroe cova il fuoco delle forge, delle mille battaglie e cicatrici, il marchio del condottiero è in lui! In ordine di apparizione sui titoli di coda, con cura il nostro esige vendetta e sangue di tutti gli implicati; uno ad uno li stermina nel modo più devastante che si può. Ritorna perfino fuor dalla tomba coi suoi demoni (o il suo corvo) per compiere la riscossione del debito (di sangue che poi vi voglio ad usare la carta di credito – di sangue).

6 – Conclusione. La conclusione ha sempre un che di triste, perché la vendetta non rende le vite perdute dei cari estinti, e comunque non è tutto concluso: c’è ancora lo scontro finale, bisogna arrivare al mandante, all’eventuale ultimo rimasto, lavare sino in fondo il dolore, ovviamente con gran mazzate, perché si sa, il rosso fluido pare lavi via le macchie anche di caffè!

Sulla base di questi sei schematici punti mi vengono in mente vari personaggi, come:

Dai libri di Gemmell: Druss, oppure Waylander – che ho ancora nel mio cuor di lettore, tanto da sentirne la mancanza nel tristo panorama librescamente fantastico degli ultimi anni. Nei film mi vengono in mente Mel Gibson di Braveheart (o che gli si può accoppare in modo tanto secco la moglie?) o il sanguinario patriota de Il patriota (conviene non essere parenti dei personaggi di Mel, si rischia l’accoppo). Ancora: il Gregory Peck nei panni del protagonista del Solitario del Rio Grande, John Wayne in una valanga di titoli, ma direi mi viene alla mente I quatro figli di Katie Elder, però… Però su tutti uno stravince per certezza della vendetta, per inossidabilità, per tenacia, furbizia, resistenza alla tortura e alle pallottole ed è lui, Clint Eastwood. Che lo si impicchi (più in alto) che lo si riempia di botte (ma solo per qualche dollaro in più) che si sbatta fuori febbricitante dai saloon più malfamati, lui ritornerà più lucido e forte di prima, e farà della vendetta la sua missione. Perché Clint è uomo di fatti non minacce, lui non minaccia, lui promette! Ed è così anche quando da regista dirige altri a cui fa spiegare proprio questa differenza fatti vs minacce.

Ma alla fine della vendetta, il vero sconfitto è sempre il vendicatore.

A presto con un post sui luoghi della lettura e della cultura. Non mancherà il più comodo, il più isolato e quello dove si raggiunge l’intimità assoluta, fino ad arrivare là dove la cartaigienica non è mai mancata.

PS.: non ho citato Chuck Norris perché lui non è uno che si vendica, ma uno che sconfigge,  non lo si prende mai in castagna, è sempre pronto a tornare indietro per raccogliere i suoi amici o commilitoni. Imbattibile e imbattuto (tranne contro Bruce Lee, ma Lee  è fuori scala).

 

pss: anche questo post è schedulato e riletto poco, spero di non averlo infarcito di reufsi 😀

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21 Comments

    • Mah, sai non è questione cattolica, quanto semplicemente una constatazione. Niente rende una vita perduta. Che poi ci sia soddisfazione nel vendicarsi, questo è indubbio. Comunque il mio riferimento era al buon Clint, ed in particolare al film “Gli spietati”. Già diverso in “Per un pugno di dollari”, oppure in “impiccalo più in alto” dove la vendetta è personale e su un torto subito direttamente. Idem su Braveheart dove si riorganizza la Scozia in armi, ma niente riporta indietro la moglie ed il futuro che poteva essere. Al nostro eroe resta (a pare una orrida morte) solo una soddisfazione parziale.
      Come sempre non è il mio pensiero diretto, ma ciò che io ho capito dalle pellicole (e dai libri) citati.
      Ma mi è anche chiaro il tuo punto. 😉

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  1. Pingback: Breve riepilogo dicembrino | ilperdilibri

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