E sono grandissime soddisfazioni

copertina_intrighi_180_rDevo ringraziare tutti coloro che hanno letto e commentato  i primi due segmenti della saga di “Della carne e delle stelle” perché mi aiutano a migliorare e a migliorarlo. Di fatto siete come dei beta-tester.

Qui di seguito uno dei commenti più interessanti che ho ricevuto.  L’autore è il potente M (non quello di 007) che già più volte ha letto (povero lui) i miei scritti.


 

Come promesso, eccoti la recensione dei due racconti della saga “Della carne e delle stelle”: “Nurnè”, d’ora in poi V1, e “Intrighi”, d’ora in poi ovviamente V2.

Come al solito, partiamo dalla trama: la storia richiama alla mente un certo numero di film, racconti e serie televisive. Ci sono persone le cui ferite guariscono subito (ne resterà uno solo?), sacerdotesse divenute potenti grazie alla conversione di anime sottomesse (qualcuno ricorda il culto degli Ori?), segnali mandati verso lo spazio da avamposti in rovina (la cosa più recente: Cloud Atlas), il tutto in un’ambientazione fantasy a-la Game of Thrones (oh no, ancora un re fanciullo…. ), ma con un pizzico di tecnologia aliena.

Quello che potrebbe sembrare un mix di generi e temi abusati dà però vita ad una storia avvincente e dal ritmo serrato, che si snoda velocemente fra pagine e paesaggi. Tuttavia, mi duole far notare la presenza di un plot-hole in V1 piuttosto profondo, la cui lacuna è colmata solo da una “sensazione-certezza” di Ildea a dire il vero piuttosto forzata. Non addentrandomi in dettagli, dico solo che, senza quella “sensazione”, l’intero finale di V1 non ha molto senso: forse andrebbe valutata, da parte dell’autore, l’idea di un piccolo twist nella trama che consenta a Ildea di mettere a punto il proprio piano, senza che questo appaia assurdo agli occhi del lettore.

Dal punto di vista dell’intreccio, V1 è indubbiamente superiore a V2, che vedo solo come un passaggio-ponte verso più concreti sviluppi narrativi.

E ora, la parte più dolente: tutto quello che ha a che vedere con la grammatica, la scorrevolezza dello stile, la facilità e gioia nella lettura. Sparerò un decalogo, cui secondo me ti dovresti attenere quando continuerai la storia.

  1. Virgole, a me! Punto primo: le virgole, e la punteggiatura in generale, non vanno messe a caso. Mai, una volta sottratte le subordinate , ce ne dovrebbe essere una fra soggetto e predicato (“Marco, assetato dopo la partita, si scolò una coca” è OK, ma “Marco, si scolò una coca” NO!)
  2. Soggetti soggettivi. E’ un “vizio” classico del nostro: scrivere prediligendo la paratassi, con tante frasi “primarie” separate da virgole, quando si ricorda di metterle, ma cambiando i soggetti delle stesse senza alcuna logica apparente. Pochi scrittori al mondo riescono a farlo senza costringere i lettori alla xamamina.
  3. Ah, il buon tempo andato… Greg, modernizzati! Il buon pane, il buon ferro, il buon vino.. Ma non sarà troppa tutta ‘sta bontà? Gli aggettivi qualificativi devono appunto… qualificare, cioè specificare meglio, aggiungere dettagli, incuriosire. Altrimenti meglio fare come quelli di Faenza. Altro esempio: dire “chiese dell’acqua” o “deposta su di una pira (pag 121)” puzza di genericità e di svogliatezza. Infine, sparsi per i racconti ci sono termini desueti (a mo’ di, i flutti, alla bisogna…)
  4. Flashback o flashforward? L’inizio del cap 11 di V1 è un esempio di come usi il tempo in modo “curvo”. E nonostante io sia un Marqueziano convinto, non posso non farti notare che se inizi il capitolo con “Alla fine le navi erano arrivate”, non puoi scrivere, poche righe dopo, “e adesso, a forza di remi, avrebbero percorso l’ultimo tratto di mare”. Stessa roba a pag. 87, “…si spogliò completamente” e dopo un po’ “Cominciò a togliere tutti gli abiti”; e poi a pag, 91, la traiettoria della freccia, che prima uccide un soldato, poi “aveva continuato il suo volo sino ad incontrare il petto” dello stesso soldato.
  5. All’alta fantasia qui mancò possa. Lo scrittore, secondo me, è anche un descrittore. Sintetico, ma un descrittore. Sempre a pag .91, pagina un po’ sciagurata, si scrive di una zona impervia dritta e breve (?), di un ponte di pietra da attraversare molto simile (infatti era lo stesso ponte!) a quello presso il quale Vaansta aveva imparato l’uso della spada. I due arcieri: che fine fa il secondo? E poi, a pag. 87: “c’era un paese di 500 anime. L’ultimo abitante se ne era andato[…]. Si chiamava Nalci…”. Ottimo nome per l’ultimo abitante, pensa il lettore. Poco dopo però si dice che “Nalci si era spopolato”. Ecchemminchia, pensa il lettore. Ultima: “[Gli uomini] Erano giunti dopo aver percorso un tratto impervio, conducendo i cavalli per le briglie, stanchi e affamati”. Si capisce, con un po’ di fatica, che sono gli uomini ad essere stanchi e affamati. Ma non è più chiaro: “erano giunti stanchi e affamati…”?
  6. Stat rosa pristina nomine: ho avuto la tentazione di usare il libro come accendi-fuoco-nel-camino (scherzo, non lo farei neanche con un libro di Fabio Volo con la prefazione di Federico Moccia) quando Bastiaji dice “Ho con me Tifa, il mio [coltello]”. E Enni, persona saggia, si meraviglia: “Hai dato un nome al coltello?” Ecco, appunto: di Excalibur, Durlindane, Pungoli e Spilli ce ne sono fin troppi.
  7. Stat rosa… 2: i nomi che hai scelto in genere mi piacciono, tranne uno: il fiume Erchio. A parte che sembra il S-erchio, ma non ce lo sento proprio in una ambientazione di questo tipo.
  8. Stat rosa… 3. Una volta chiarito che Nurnè è una città, non importa che si dica sempre “la città di Nurnè”. Nurnè e basta, no?
  9. It’s a kind of magic. A pag. 116, “una specie di magia”. Va bene se la prendo come citazione, ma già ci sono gli Immortali che però sono mortali se li colpisci in un posto preciso, vuoi mettere anche Christopher Lambert sulla copertina?
  10. Momenti di gloria: A pag. 100 c’è un discorso epico. Ci sta bene, arriva al momento giusto, lì andava scritto. Solo che è, per l’appunto, epico, ed è come se su ogni parola ci fosse il x3 di Scarabeo. Deve essere scritto bene. Anzi meglio, senza sbavature stilistiche. Senza pronomi relativi, senza errori nei tempi verbali. Con le pause giuste e le parole corrette. Cazzo, Jiari sta parlando del futuro suo e dei suoi uomini, e non può dire “tornerò nel mio paesello”; deve dire “tornerò a casa mia, dove sono nato, dove riposano i miei avi”, so una sega io, ma non al mio paesello! Altro esempio: scrivere “Stanotte è probabilmente l’ultimo giorno (!!!) che siamo uomini dell’esercito di Nurnè” grida vendetta. Un po’ meglio potrebbe essere: “Oggi è probabilmente il nostro ultimo giorno da soldati di Nurnè”. Understood?


Molto interessante molto istruttivo, per me e soprattutto, inoltre ho la soddisfazione immensa che è stato colto l’obiettivo di questo racconto/libro ovvero la mia volontà di ripercorrere tutti i cliché della letteratura fantasy e fantastica come spiego qui .

In realtà tutte le cose che sto scrivendo scaturiscono dalla volontà di ripercorrere quel che è già stato, sulla base dei pensieri che ho espresso in questa serie di articoli ovviamente mi scontro con quelli bravi, gli scrittori veri, e vengo sconfitto, ma è giusto così.

Grazie M!

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