Nuovo inizio e un gran contributo

Alberi-pacco2Riparte la serie di giovedì (lo so è mercoledì ma domani sarebbe stato tardi) in compagnia di Emma, con I cani delle tempeste, ma non c’è solo questo da dire! Un nuovo inizio e un nuovo contributo da parte di Kasabake, che ringrazio e che cito, perché mi darà modo in futuro di parlare in un altro post della profondità e della maturità di alcune fiabe. Salto i convenevoli e vi invito a leggere quanto segue ripreso da un commento di Kasa stesso al precedente post.

Amo ogni forma di narrazione, sia quella orale, con storie che si tramandano di padre in figlio, dal sapore etnico e epico (a seconda delle circostanze e delle epoche), con anche le fiabe narrate dagli adulti ai bambini sul bordo del letto (in cui spesso, la fantasia, il ricordo e il gusto personale aggiungono pezzi alla storia originale o ne modificano in modo sostanziale lo sviluppo).

Amo la narrazione scritta (con racconti, romanzi, poesie, piece teatrali) e quella ad immagini (dal cinema, ala fumetto, alla Tv) e certamente non escludo quella che si avvale di installazioni o eventi multimediali.

Insomma, amo tutto ciò che racconta una storia.

Non c’è quasi limite al modo con cui si può raccontare una storia: si può riprendere per 8 ore consecutive con camera fissa un palazzo (come ha fatto nel 1964 Andy Warhol con il suo “Empire”) oppure montare in time-lapse e concentrare in pochi secondi una vita intera, oppure seguire con occhio voyeurìstico un personaggio senza mai staccare la visione e lasciando al lettore/spettatore di montare idealmente i pezzi di senso compiuto oppure si può usare lo stesso pennello per dipingere tante tele diverse, persino lo stesso colore o viceversa disegnare la stessa cosa all’infinito, con variazioni quasi impercettibili, creando una texture di rimandi infinitesimali che messi assieme creano un pattern cosmico che ci rivela il segreto della vita.

Conseguenza ontologica di questo è che ovviamente non esiste una regola aurea e definitiva per raccontare storie, idee ed emozioni, ma solo tante (infinite) strade possibili e qualche volta capita che un artista trovi il sistema perfetto: a volte non lo riconosce e lo abbandona persino, magari temendo di rimanerne soffocato (parlavamo di Cona Doyle prima e sappiamo che egli provò addirittura ad uccidere il suo personaggio, facendolo precipitare dalle cascate di Reichenbach, pur di liberarsi di quella che riteneva fosse una limitazione al suo estro letterario), perché l’artista per definizione ha il terrore compulsivo della ripetitività, temendo che essa possa bloccare la sua creatività, ma quando in un narratore il genio artistico e rivelatore è presente (come nel tuo caso, Gianni), allora esso sgorgherà fuori dagli anfratti più impensati, come accadeva anche agli artisti rinascimentali, teoricamente bloccati su incarichi e mandati principeschi e papali assai ben definiti, ma nelle trame dei quali, essi sapevano far scivolare fuori sempre la loro carica immaginifica.

Non temere dunque che Bob possa essere la tomba della tua esperienza e non pensare nemmeno che sia una limitazione e nemmeno un triste punto di arrivo per slanci narrativi che sognavi più ampi ed indefiniti: Bob è un mezzo, un medium, come una veggente in trance che vomita fuori le voci dell’oltretomba, con gli occhi bianchi e sbarrati, una radio sintonizzata sui campi elettrici delle idee primordiali e chissà mai cosa potrà riservare il destino alla congrega dei tuoi personaggi: infinita criostasi nella stessa età, un lento e pacifico sognare lo stesso sogno, una mutazione progressiva ed impercettibile che porterà tutti ad invecchiare lentamente assieme ai lettori, oppure cambi di sesso, viaggi nel tempo, sfasature intradimensionali, perché la stessa storia si può narrare in modi infiniti e con infinite variazioni, come la musica che si esplica con le stesse note ma si riesce a modulare in accordi impensabili.

Per Bob tu sei Dio e creatore ed assieme, tu e lui, siete a vostra volta il creato di un altro Dio che probabilmente in un meccanismo di matrioske tesserattiche è pensato e voluto da altri Dei e così via all’infinito, come uno specchio che si specchia in un altro specchio.

Ti lascio con queste poche righe di Alan Alexander Milne, che a fine ‘800 creò l’immortale personaggio di Winnie the Pooh, la cui potenza filosofica ed epistemologica è ancora oggi sottovalutata:

«Che giorno è? »
«È oggi», squittì Porcelletto.
«Il mio giorno preferito», disse Pooh.

Ma la frase che preferisco su tutte è la seguente, che mi permetto di dedicare a te, poderoso Gianni, con affetto sincerissimo:

«Se mai ci sarà un domani in cui non saremo insieme, c’è qualcosa che devi sempre ricordare. Tu sei più coraggioso di quanto credi, più forte di quanto sembri e più intelligente di quanto pensi. »


A voi trarre quanto di bello e poetico c’è  in queste parole. Lasciate per un momento perdere i riferimenti a Bob l’orso, io mi ci diverto a scrivere, ed è venuto davvero un buon risultato (senza falsa modestia, resta il lavoro di un dilettante) ma guardate alla tesi di Kasa. In quel che scrive denota d’aver colto dettagli fondamentali sia delle fiabe, sia delle storie da “bambini”. Splendido. Ci ritornerò sopra perché in fondo un orsacchiotto lo abbiamo avuto tutti.


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33 Comments

  1. Tu e Liza siete una coppia diabolica…
    ed io non sono preparato all’altezza delle onde travolgenti di complimenti e passione che mi inviate a profusione…

    Quando leggo le cose che Gianni dice di me e dei miei post (arrivando persino a costruire un suo intervento sul suo blog, basandosi su un mio commento scritto d’impulso (ed anche un po’ grammaticamente traballante…) o quando leggo Liza che mi paragona addirittura a Mr. Koreander (con riferimento al libraio creato da Ende sul suo libro più famoso, da me continuamente citato, specie nell’aspetto del Grande Nulla), mi sento come uno di quei surfisti che si sono imprudentemente portati troppo al largo, per cercare il giusto banco di corallo o di roccia (il reef appunto) che crea le onde migliori e si vede arrivare un muro di acqua altissimo e così da solo, in mezzo alla vastità del mare comincia a temere di non riuscire a cavalcarlo.

    Siete una continua fonte di ispirazione ed assieme uno sprone per essere migliore: vi voglio bene!

    Prendi, Gianni, il discorso delle fiabe che hai fatto in questo post e che ho capito riprenderai… io le adoro le fiabe (detto con lo stesso tono di voce che Jake/Belushi aveva quando pronunciò la famosa frase “I hate Illinois Nazis” in The Blues Brothers).
    Potrei stare con te a parlarne per ore, perché c’è qualcosa davvero di archetipo e primigenio in esse, che si mescola all’horror ed all’etica, che si contamina e si ricicla, con le mandragore che strillano come bambini se estratte dalla terra (come citato anche dalla Rowlings) ed i lupi che mangiano le ragazzine alle prime mestruazioni (hai presente le chiacchiere da ermenauti che si facevano da Lapinsù, qualche giorno fa?) o vengono riempiti di sassi e divengono teatro con i Grimm…

    Così allo stesso modo Bob è l’orso di Masha, ma anche quello di Jean-Jacques Annaud e quello di Inarritu e DiCaprio, ricordando lo Yogi Bear (non Yoghi, dai…) di Hanna-Barbera o più fortemente il capo-famiglia della fiaba Riccioli d’Oro di Robert Southey.

    Avete una sintonia, voi due, davvero strabiliante, una comunione d’intelletto che vi rende bellissimi!
    Mi avete commosso, maledetti!

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