L’esito del B+55 finalmente?

be0055Le regole erano semplici, creare un racconto tema libero con 55 “b” ed ecco qui sotto i risultati. Ah, grazie assolutamente a tutti! Spero di avere riproposto qui sotto tutti i racconti e soprattutto tutti i link! E ora come sempre andiamo a scoprire chi e cosa…

Per primi coloro che hanno rispettato le regole alla lettera (è il caso di dirlo)…

Silvia

Il bagliore del mattino la svegliò, sbatté gli occhi per un po’ e alzò le braccia per stirarsi. Doveva bere, aveva la bocca impastata…buttò via le coperte e si alzò, infilò le babbucce e si diresse verso il bagno sbattendo il braccio sulla bambola di porcellana sopra il baule che rovinò a terra frantumandosi…..il regalo del babbo….che brutto inizio!

Bevve un po’ e si butto l’acqua sul viso per svegliarsi completamente, specchiandosi si esaminò con fare autocritico, biondi capelli di media lunghezza, labbra lievemente carnose, bocca ben disegnata, occhi blu, naso ben fatto e nessun brufolo in vista, sì era decisamente carina, sorrise a se stessa e tornò nella camera.

Bisognava darsi da fare, buttare dietro le spalle il passato, rimboccarsi le maniche e abbracciare di nuovo la vita!

Si vestì in fretta, prese la borsa e uscì sbattendo la porta. Sarebbe bastato trovare un nuovo lavoro e tutto sarebbe stato risolto, la sua nuova vita l’aspettava.

Andò in un bar, ordinò un babà e un caffè e inizio a sfogliare i quotidiani sul tavolo cercando gli annunci di lavoro. Il babà era ottimo, bevve il caffè lentamente selezionando gli annunci: cercasi ragazza, bella presenza, buona conoscenza inglese, buona esperienza nel settore da inserire in nuova filiale, ecco questo andava proprio bene. Buongiorno, telefono per l’annuncio, tra un’ora? Perfetto, sarò lì, a dopo.

Prese la biro e segnò l’indirizzo e il telefono, dentro di se sentiva che sarebbe stato un successo.

Ysingrinus

Invasione!

«Bisogna bere badando bene»
Che sciocchezza stava leggendo? Che significato avevano quelle quattro parolo cosí cacofoniche una dietro l’altra? Una filastrocca per bambini? Sulla prima pagina di un quotidiano nazionale? «Benessere e benestanti». «Bastevoli i bastoni». Potevano essere rubriche del L’Ebdomadario? Non si chiamava cosí quel giornale, ricordava che sul banco del chioschetto dove l’aveva acquistato aveva un nome… quale nome? Non riusciva piú a ricordare come si chiamasse.
Si tastò la testa alla ricerca di bernoccoli che potevano indicare che aveva sbattuto la testa da qualche parte.
Il cranio però sembrava liscio al tatto, o meglio senza bozzi sospetti, per quello che poteva sentire attraverso i capelli. Ma quando mai avrebbe potuto prendere una botta in testa? Si era alzato, quella mattina, dal letto, come tutte le altre mattine, si era preparato per uscire, aveva fatto colazione e poi, preso il bastone che usava oramai da un buon numero di anni, si avviato per la passeggiata mattutina.
– Buongiorno buon uomo! – lo apostrofò un giovinetto mai visto prima di allora. – Bellissima giornata, non trovate? – non fece in tempo a rispondere che un venditore ambulante iniziò a strepitare «Bananeee! Banane per tutti i gusti! Banane gialle! Banane siciliane! Bananeee!»
Banane? Qualcuno andava in giro vendendo banane? Cosa era successo quella notte?
Perché gli sembrava che tutto fosse cosí strano? Come mai aveva l’impressione che qualcosa fosse fuori posto? Forse era lui fuori posto, forse lo era sempre stato anche se non se ne era mai reso conto.
Sorrise al giovinetto che lo fissava preoccupato e che al sorriso rispose – Buccie o buccine? Questo è il dilemma! -.
Doveva essere matto. Doveva essere matto quel ragazzino, straparlava, era ovvio. Anche l’edicolante forse aveva straparlato, ora che ci pensava, erano tutti molto strani quella mattina, strambi forse era il termine piú adatto.
Arrivato al portone di casa sua sentí la portinaia esclamare qualcosa sulle bocche e le bacche, ma non ci si soffermò ed anzi corse via il piú velocemente possibile, aiutandosi col bastone.
Arrivato a casa vide che qualcosa non andava: le pareti di casa sua erano ricoperte da poster di band rock, appesa ad un attaccapanni un fazzolettone che sapeva essere una bandana, il bagno non c’era piú e sul tavolo di cucina c’erano adagiate un paio di bacchette di quelle che usano i giapponesi per mangiare il riso in bianco.
Sconfortato si lasciò cadere su una poltrona in sala, chiedendosi cosa fosse successo quella notte e, benché si rendesse conto che era una cosa assurda, iniziò a sorridere pensando che forse non aveva piú tutte quelle bollette da pagare, forse neanche piú il bollo dell’auto e magari non aveva neanche un conto in banca.
Aveva voglia di blaterare sentiva il bisogno di pensare parole con la lettera “B”, che ne contenessero tante o che almeno vi ci iniziassero. Bastava poco dopotutto.

***

Quella notte qualcosa era successo, dopotutto, le B, nell’arco di poche ore, avevano invaso il mondo.

Qui sotto quei racconti che hanno un po’ … sforato o messo un po’ meno “b”.

Beebeep74

buongiorno,
sono un bambino beduino nato nel borgo di Bergamo, figlio di babbo bengalese e madre benestante proveniente dal Burkina Faso.

sono molto abbacchiato perché qui non tutti i bambini sono buoni e da bravi bambocci mi hanno subito bollato come un bandito imbroglione.
molti dei miei problemi sono dovuti al fatto che la mia pelle é irrimediabilmente troppo abbronzata da sembrare quasi bruciata.
a scuola basta un buontempone a imbrigliare tutta la banda di bricconi che subito vengono a bighellonare attorno al mio banco facendo brutte boccacce e buttandomi bucce di banane.
per queste bravate, che mi fan sentire ben peggio di una bestia, sto molto male, ma non voglio bisticciare perché credo sia preferibile sbrogliare il problema con le buone, senza bastone …
non dovrebbe bastare un abbraccio per rendersi conto che siamo tutti uguali?

Cineblog

BASTA! IN QUESTA BAGARRE BADA, BADA BENE, IN UN BATTIBALENO INVIO UN BATTIMANO PER L’INIZIATIVA, E’ UN BIJOU, NON E’ AFFATTO UNA BAZZECOLA, BEATO O BEATA CHI CE’ LA FARA’, BENEDETTI E BENEDETTE DAL BENEFICIO DI UN’ABILE SCRITTURA, BENINTESO CE SE PO’ PROVA’, MA SO UN MEZZO BACCALA’ , QUINDI TE LASCIO CO’ NA BATTUTA: BEAUTIFUL!

massimolegnani

Barbara

Barbara mi abbaglia con la sua bellezza umile, lei si definisce bruttina e banale, l’ho sentita un giorno confidarlo a una compagna, di quelle appariscenti, la tipica biondina imbambolata che in classe sbatte gli occhi bistrati e arriccia le labbra in bacio all’aria e bada che i bulletti e gli sbruffoni sbavino per lei. Barbara no, non è una bambolina di bisquit da blandire e venerare, semmai vorrebbe essere invisibile, bambola di pezza abbandonata in un banco defilato. Eppure io, la barba bianca a far da alibi, entro in Terza B solo per lei. Badate bene niente di morboso, o quasi. Abbottonato e serio sembro impassibile mentre la interrogo, ma dentro di me il cuore batte in subbuglio e sbava se s’imbarazza alla risposta e le labbra s’inceppano. Allora la imbecco come un uccellino, briciole di sapere nella sua bocca come baci da rubare.
Lei si lascia imboccare come una bambina e riprende a parlare più sicura. Per un istante leggo gratitudine nei suoi occhi, un breve scambio di sguardi ricchi di non detto. Poi l’interrogazione finisce e tutto torna noia.

Alessialia

Ballando a testa in su ho visto due belle nuvole cicciotte… iniziano a piovere sopra di me e sopra il mio animo brandito in mille pezzi dal solito incantatori di serpenti di turno. Le persone che credevo di avere vicine come al solito spariscono… E’ tutto buio intorno a me. Buio dentro, buio fuori, nebbia e non vedo più la fine di questo tunnel che mi trovo ad attraversare. Sono stufa di trovare spiegazioni per tutto. voglio sparire… Mi ritrovo sulla nuvola…

La mela sbacata

La panchina

Sto bevendo una tazza di brodo bollente a brevi sorsi cauti, per non bruciarmi le labbra.

Ho qualche linea di febbre. Così dice la mia badante, una brava donna bielorussa baffuta e prosperosa, con due abbondanti tette morbide.

Mi ha accarezzato la guancia con delicatezza prima di rimboccarmi le coperte. Mi ha dato un bacio sulla fronte mormorando il consueto “buona notte mio bravo bambino” e ha chiuso la porta che, brontolando, le ho detto di non sbattere come sua abitudine.

Mi assicuro che il bicchiere d’acqua sia posato come al solito accanto all’abat-jour, perfettamente allineato con il bordo del comodino e ben lontano dai miei beneamati libri.

Faccio scivolare la mano verso il basso, le dita scorrono sotto il bordo del materasso fino a toccare il bandolo scabro della corda da bucato che ho fissato alla base del letto.

Per sicurezza aspetto che la luce in bagno si accenda. Mi metto in ascolto del familiare rimbombo del box doccia e del sibilo del boiler che si accende, camuffando i miei rumori.

Tiro la corda a me finché, insieme a batuffoli di polvere e briciole stantie di brioches, spunta da sotto il letto un pacchetto voluminoso sigillato con nastro biadesivo.

Lo afferro con mani bramose e strappo a brandelli la carta bruna che lo avvolge.

Getto sul letto tutto il suo contenuto: un paio di braghe di velluto blu lise, una camicia di flanella beige, un pesante maglione di lana boucleè e un berretto da marinaio.

Mi vesto abbottonando tutto alla bell’è meglio. Infilo i calzini e un alluce spunta dal buco sulla punta. Maledico la mia dabbenaggine ma non posso cercarne un altro paio. Il rumore insospettirebbe la mia badante.

Allaccio le stringhe dei miei robusti scarponcini, apro piano la porta e mi appoggio al battente scrutando il corridoio buio.

L’acqua scorre ancora mentre scendo in silenzio le scale.

Dabbasso apro la porta che affaccia sul balcone e afferro una coperta scozzese, buttata lì quasi per sbaglio.

La appoggio sul braccio e apro la porta d’ingresso.

Il battistrada degli scarponi fa scricchiolare la ghiaia bianca del vialetto.

Aggiro la siepe di bosso e mi dirigo verso le betulle, che salutano il mio arrivo con un fruscio delicato di foglie.

Butto la coperta sulla panchina già bagnata dell’umore della notte.

Accarezzo il posto vuoto alla destra del mio e, con un sospiro di tristezza, attendo.

Il campanile della chiesa batte i dodici rintocchi.

È mezzanotte.

“Buon compleanno amore mio, anche quest’anno non mi sono dimenticato della promessa”.

L’aria intorno a me profuma di buono mentre mi accarezza il viso con un bacio.

newwhitebear

Una battaglia. Sì, proprio una balorda guerra era quella che aveva opposto Bernardo a Beatrice. Non era chiaro il motivo del litigio dei due amanti. Tutto era iniziato nel bosco nel bel mezzo di una passeggiata, che fino a quel momento era trascorsa lietamente, tenendosi per mano.

«Sei un babbeo» aveva bofonchiato Beatrice, all’improvviso.

«E tu sei un allocco» disse Bernardo, scuotendo il capo. Si pentì quasi subito di avere aperto la bocca. Lui non aveva voglia di litigare con le parole, perché sarebbe finita in baruffa. Era il filo conduttore della loro relazione. Lo sapeva e non riusciva a frenare la lingua.

«Allocco dici a tua madre!» reagì Beatrice aggressiva.

Bernardo batté un piede per terra. Si fermò e frenò la frecciata tranciante che aveva pronto sulle labbra. Lui le scoccò una sguardo torvo e riprese a camminare, come se non avesse sentito la frase.

Beatrice gettò sul sentiero il bastone che teneva in mano con un gesto teatrale. Bollò il compagno come uno, che non meritava la sua attenzione. Le bruciava quella parola “allocco”, dimenticando che lei aveva innescato il litigio, dandogli del “babbeo”. Rimase ferma sul posto, in mezzo al sentiero.

“Sarebbe da beoti litigare per una parola fuori luogo” borbottò Bernardo infastidito. Non ricordava perché gli aveva dato del babbeo. “Non mi fa né caldo, né freddo quel suo biascicare parole in libertà”. Era deciso a non dare seguito al litigio.

Beatrice era basita, perché lui, invece di fermarsi e confrontarsi con lei, aveva scelto di camminare, piantandola in mezzo al sentiero.

«Bernardo!» urlò lei, facendo volare via un paio di uccelli.

Lui si girò di malavoglia. “C’era bisogno di urlare così?” si chiese, mentre pensava alle baggianate che doveva sorbirsi quasi tutti i santi giorni per giustificare le sue intemperanze. Fu investito da una babele di parole senza un filo logico. Pareva un uragano tropicale o forse il crepitare di una mitragliatrice.

«Smettila di fare del baccano inutile!» fece, tentando di moderare il tono. Lo sguardo non prometteva nulla di buono.

Lei spalancò gli occhi. «Baccano?» rispose coi pugni piantati sui fianchi. «Sei un vecchio bacucco! Un baciapile, capace solo di baciare delle zucche bacate!»

Bernardo perse il lume della ragione e la scosse con violenza. «E tu chi credi di essere?» le urlò nelle orecchie. «Una bisbetica irrancidita!»

Detto questo riprese il sentiero. Dentro di lui bolliva l’ira. “Questa è la sua ultima piazzata!” mormorò fra sé. “Ha chiuso con me!”

Lei lo guardò impietrita allontanarsi. Corse a perdifiato fino a raggiungerlo.

«Pace?» e lo baciò sulla bocca.

Ma Bohème

Il bisticcio è un bel pizzico di sale buttato sul balcone dell’amore per evitare di renderlo banale e perché due piccioncini innamorati possano beccarlo e bearsi dei loro baci.

Qui a seguire quelli che hanno bene sfruttato le regole… con un pizzico di allegria! Che (come mi fa notare ili6) era alla base della disfida. (edit delle 22:48)

Lellaj
bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbella

ili6
Ba… ba…ba … baciami bambina
con la bo… bo…bo, bocca piccolina,
dammi tanti baci in quantità
barababa barababarabà.

Oh! Bi… bi…bi… bimba bambolina,
tu sei be… be… be—be, bella e sbarazzina,
dammi tanti baci in quantità
barababa barababarabà.

Bo…bo…bo…bona bambolina
Brindo al bacio bello e piccolino
Buuum! bu!
barababa barababarabà.


Dove è iniziato tutto ? [ QUI ]

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39 pensieri riguardo “L’esito del B+55 finalmente?

    1. Ehehe no no è troppo pericolosa la C… bisogna usarla di rado… mentre è probabile che farò quella delle Q! 9Q o Q9? Chi lo sa? 😀 In realtà devo mettermi in pari con due cose: con Kasabake e con Bob da Colorare, sennò avrò gli incubi, lo sento.

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      1. risponderò domattina temo, il mio cranio richiede sonno e quindi di posarsi su un tenero cuscino… 🙂 N’ho fatte troppe in soli 3 giorni, e sono troppo vecchio per questi ritmi! 😀 Tu manda però che domattina all’alba (sigh)… leggerò.

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