Per un giallo geniale

Sebbene parlare di giallo geniale faccia venire in mente una bella verniciatura: se si tratta di un’auto a me fa pensare ad una fiancata lucida, con lo sportello che si raccorda perfettamente al passaruota, ebbene no qui si tratta di altro.
La difficoltà di scrivere un giallo geniale, non sta solo nel trovare una storia originale, sta nel non cadere nel ridicolo, nel finale Scooby-Doo con lo smascheramento del cattivo stile colpo di scena, che nessuno prevede e che in realtà non si poteva prevedere perché non stava e non sta in piedi.

Per questo sono interessanti i gialli di Lucarelli o di una Caroline Graham finché non s’è stufata, di Vichi, perfino di un Eco quando era in palla, piuttosto che specialisti di gialli puri e duri, perché sono importanti la storia, i personaggi, i risvolti umani e le situazioni e non solo il tecnicismo, che pure è il marchio di Lucarelli. Descrivere cioè cosa? Le persone, i quartieri, le trame che le persone vivono e non il tal procedimento chimico per capire se l’intonaco è schizzato di sangue e da lì risalire a tutto.
E voi? Che giallo preferite? Tutto basato sul dettaglio? Sull’indagine pura, oppure sull’intreccio? Sullo psicologico? In fondo molta parte delle indagini di Poirot, per dirne una, sono basate sull’osservazione dei comportamenti, sui dettagli insignificanti e tralasciati, sulla routine, è tuttavia vero che i pur bei libri di Kathy Reichs sono al contrario molto tecnici…
La virtù sta sempre in mezzo?

Ma ora un leggendario contributo filmato.

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7 Comments

  1. Ultimamente ho letto “Come tracce sulla sabbia” di Ranieri. Il libro ha uno stile scorrevole. Ti attira la sbatadaggine del protagonista (un giornalista, non un poliziotto) e l’avvicendamento della storia, molto Dan Brown in stile Codie da Vinci. La storia si basa infatti su una serie di omicidi dove gli indizi, lasciati volutamente dallo stesso assassino, si riferiscono ad alcuni passi della Divina Commedia. Il prosieguo della storia, i moventi di fondo, il modo di descrivere i fatti ti fanno presumere, a metà del libro, che l’assassino è quello che tu pensi: lo scrittore ti porta a fare due più due suggerendoti eventi econdari che tu reputi (alla don Matteo) come indizi che conducono a quel colpevole. E’ lui, per te, fino all’ultimo capitolo, salvo poi la svolta definitiva, e lì rimani a bocca aperta. Davvero a bocca aperta. L’ho letto e sono rimasta stupita dal modo di scrivere di Ranieri. Eppure i gialli alle volte sono pesanti, ma questo, io personalmente, ci farei un film….

    Ho un altro libro fra le mani. Vorrei iniziarlo a leggere ma mi spaventa un pò. E’ “La biblioteca dei Morti”, di Cooper. Non mi attira molto, ma per la pura vanità di arricchirmi culturalmente a breve intraprenderò la lettura. Tu lo hai letto?

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