Ogni riferimento è puramente casuale

Sono anni che seguo la striscia on-line (o web-comic) di Rich Burlew, The Order of the Stick, e devo dire che mi ha sempre strappato una risata e allietato la giornata. La caratteristica di questo fumetto è l’uso costante degli schemi, dei plot e delle sottotrame, di ciò che è ed è stato scritto o messo in scena nella e della letteratura fantasy. Il genere non è certo nuovissimo e in cento e più anni hai voglia a ripetizioni e lo dimostra anche questa vignetta dove, uno dei personaggi parlando a riguardo della propria origine dichiara che essa è avvolta nel mistero e lo è giusto perché verrà svelata più avanti diventando parte della trama stessa, anzi dando sale al racconto.
Quante volte l’avete vista ‘sta cosa? Decine centinaia? Si dice che tizio sia figlio di X e Y ma non è ben chiaro, che quello sia il personaggio K ma poi scopriamo che… Rich quando fa queste giocate mettendo a nudo questi trucchetti be’, lo adoro.

Se vi viene in mente qualche riferimento a Games of Throne è puramente casuale

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15 pensieri riguardo “Ogni riferimento è puramente casuale

      1. Ma no, sono solo più vecchio.
        Ps.: il mio inglese è puramente fantasy, potrei intavolare una conversazione con un madrelingua senza problemi parlando di frecce, turni, muoversi in silenzio… 😀

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      2. mah, io sono del ’79.
        Piuttosto puoi vantarti di avere più amici giocatori 🙂
        La nota sull’inglese da giocatore è fantastica.
        Io l’inglese l’ho imparato (e bene!) su una copia di “Mage: The Sorcerer’s Crusade”.

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      1. Ahahah da 3 a 6 la fuga ha successo implica un dato, e in fondo la vita è spesso legata e eventi aleatori no?” Così replicò ridendo Gregory, con quel suo sorriso bonario che ogni volta mi faceva stare male.
        Dopo avergli fintamente restituito un sorriso, mi girai di spalle, senza riuscire a trattenere oltre il dolore che mi stava rendendo sempre più scuro in volto.
        M’incannai a passo veloce lungo il corrodio, quasi correndo, senza voltarmi e salutandolo lo scrittore con un cenno della mano, simulando un gesto amicale.
        Dopo aver girato l’angolo, mi fermai con la schiena appoggiata al muro e mentre un sudore freddo mi colava lungo le tempie, ripensai allo scempio che avevo appena fatto della sua creazione: avevo rapito Bob e lo avevo venduto ad un trafficante di organi. Chiusi gli occhi, ma fu peggio: vidi lo sguardo del plantigrado bonaccione mentre veniva catturato con un laccio al collo e fatto scomparire nel buio di un furgone, mentre il sosrriso dai denti dorati del losco acquirente mi annunciava il pagamento. I soldi di Giuda o di qualsiasi altro tradimento…
        Ma non erano i soldi il vero motivo, no, perché Bob era solo un tramite ovvero la prova che la clonazione umana era possibile a partire dai dati della clonazione animale, ma l’umanità di questo tempo non poteva saperlo, gli scienziati non potevano saperlo e soprattutto Gianni non poteva saperlo: solo duecento anni avanti nel futuro, da dove provenivo io, la pratica sarebbe stata possibile in modo sicuro.
        Una strana commistione di scienza e coscienza, un riverbero del pensiero senziente sulla chimica organica ed inorganica, lo sdoganamento dell’etica di scambio e l’abolizione delle barriere genetiche, in un processo evolutivo a spirale che avrebbe portato l’umanità a disgregarsi e ricompattarsi, come un Big Bang ed un Big Crush sociali, smettendo di riprodursi sessualmente e clonandosi all’infinito per popolare tutta la galassia.
        Poi c’era Bob ed il pensiero di Gregory, che ero stato inviato a campionare: un diamante allo stato grezzo, un crogiuolo di idee solo minimamente espresse e la non consapevolezza da parte sua di essere un creatore: senza saperlo, egli aveva creato migliaia di cloni di Bob uno per ogni stesura, per ogni bozza, per ogni versione di ogni racconto e di ogni storia, un esercito di orsi che ogni volta prendevano vita nel suo cervello e da lì affioravano e nascevano nell’incubatrice dei nostri laboratori, finché qualcosa si è inceppato ed uno dei cloni è riuscito, non si sa come, a superare il confine spazio-temporale, teoricamente unidirezionale e sbucare vicino al suo creatore.
        Un rapimento, ma forse un salvataggio, di certo un omicidio, perché quel clone, quel particolare Bob, non poteva tornare al mio tempo, no, non apparteneva al momento del continuum dei suoi gemelli e non poteva nemmeno restare qui, con Gregory, perché qui Bob era solo un perosnaggio di fantasia e non un animale reale.
        Andava eliminato ed io l’ho fatto.
        Sbircio da dietro l’angolo dove mi sono nascosto: Gregory è ancora in piedi dove l’ho lasciato, con lo sguardo assorto. Forse sta pensando ad una nuova storia. Forse, mentre guarda verso un punto non precisato della parete di fronte a lui, una nuova impresa dei suoi personaggi sta prendendo piede.
        Duecento anni nel futuro una luce si accende e comicia a girare, come una lampada di quelle vecchie ambulanze del venetesimo secolo: nel silenzio del laboratorio si ode il ronzio delicato della cinghia che aziona il nastro trasportatore, con cui un nuovo Bob appena nato viene accompaganto alla nursery.

        P.S. Scusa se mi capita sovente di renderti bersaglio dei miei deliri!

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      2. Questo apre nuove prosettive…
        Comunque garzie per accogliermi sempre, anche quando sembro il “parente strano” della famiglia, che va accolto perchè si è politically correct…
        Comunque perdona la falcidia di errori di battitura stile dislessia mon amour… ho scritto talmente di getto che mi pestavo le dita, ma mi sono divertito anche per questo!

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