E delirar m’è dolce…

Tu lanci un sasso nella sabbia e dalla sabbia appare un lago, il lago si espande, e a quel punto cominciano a formarsi delle onde, le onde si frangono su sponde fino a un momento prima inesistenti e in fine il sasso riemerge e diventa un’isola. Questo è quanto succede se tu scateni Kasabake.

Com’è partito il sasso? L’argomento è stato Kindle unlimited. Per chi se lo fosse perso tutto è cominciato da questo articolo qui. Leggete per bene il suo contributo, io lo riporto anche qui sotto… e mi metto in disparte buono buono.


Il progresso scientifico e persino sociale è per sua natura inarrestabile, oltretutto nel senso più ampio possibile di mutamento evolutivo che non si può e non si deve fermare, ma solo regolarne il flusso, permettendo alle diverse velocità di apprendimento della popolazione di non creare pericolose sacche di esclusione: persino la posatura delle traversine di legno ed i binari della ferrovia, negli USA del Far West, pur se indispensabili, sarebbre potuta essere gestita in modo socialmente meno impattante se il privato rfosse stato regolamentato da un po’n di stato sociale, senza fermare il progresso e senza rinunciare al treno.

Quando parlo di progresso (“Le magnifiche sorti e progressive” del Leopardi) però, intendo quello “vero” e non la semplice apparecchiatura nei mille negozi possibili di finte novità, con le quali ci propinano cose il cui bisogno è solo un’idea inculcataci… Insomma, il progresso della scienza e della socialità non è sempre rappresentato dal progresso della tecnologia consumer (dal 3D Touch al riconoscimento facciale) così come quello della chimica inorganica ed organica, applicata all’alimentazione, non sempre ha solo lo scopo di preservarci dai batteri ma spesso anche solo di massimizzare i profitti di chi vende (sostituire nei dolci il burro con l’olio di palma o di colza o di girasole non serve solo ad evitare il rischio di irrancidimento dei grassi, ma per prima cosa serve a dimezzare i costi ed aumentare il guadagno, tanto quanto le palette mescola caffè con buchi, che costano meno ai produttori senza tuttvaia rinuciare al loro scopo)

Dico questo perché vivendo in una società in cui i nostri stipendi e pensioni sono legati a quanti prodotti vengono venduti agli altri mercati (ho sintetizzato molto il meccanismo invero più complesso del capitalsimo avanzato in vigore nelle democarzie ocdcidentali), spesso si confonde la vera innovazione con il semplice upgrade di merci già veicolate.

In campo artistico è evidente, ad esempio, che il trasferimento in digitale di tutte le produzioni del passato e persino la creazione di nuove opere direttamente in codice binario stia risolvendo sia problemi di spazio di stoccaggio come di conservazione (visto i miei mie interessi, penso a quante pellicole restaurate e conservate per la posterità), ma in ogni caso questa procedura richiede energia e la rinuncia ad alcuni fattori: essere contro al digitale per partito preso è quindi stupido o vacuamente nostalgico, ma fingere che la materialità di un libro, di un quadro e di una scultura (oltretutto senza uso energia, in questi casi) non abbia alcun valore è da ciechi.

Io ascolto musica quasi solo in digitale, perché la mia vita mi crea l’impossibilità di fare altrimenti (sono pendolare e ho poco tempo libero) e ringrazio sia la tecnologia per avermi regalato gli mp3 ed anche tutti i formati privi compressione, perché in questo modo la musica può venire con me (smartphone e pc portatile), ma se potessi vivere con altri ritmi, io ascolterei i miei vinili seduto sul divano; allo stesso modo uso un kindle per leggere in viaggio o in vacanza, ma a casa mia uso i libri cartacei ed amo collezionarli e spolverarli e toccarli; non nego la comodità del digitale e mando moltissime mail per lavoro e persino quando scrivo per diletto lo faccio solo usando direttamente gli applicativi online offerti da Google e salvo tutto sul mio cloud, perché così posso avere sempre tutto disponibile, ovunque ci sia una connessione ed una presa di corrente, ma quando posso e quando lo ritengo degno di solennità, vergo ancora lettere a mano.

Insomma, non si può fermare l’evoluzione ma biosgna saperla modulare e soprattutto distinguere tra ciò che è davvero meglio per noi e ciò che invece è meglio solo per chi produce.

Ti lascio con una clip, assolutamente non casuale, in cui un libro compare come deuteragonista sottotraccia: è un corto di pochi minuti, diretto da Luke Scott (figlio di Ridley), realizzato per presentare uno dei personaggi del lungometraggio “Blade Runner 2049” di Denis Villeneuve (regista bravissimo, di cui TU devi assolutamente vedere se non lo hai già fatto Arrival), il controverso ed attesissimo sequel del film culto (ne avevamo già parlato nel mio post, do you remeber?). Oltre a poterci godere di nuovo delle visioni futuristiche di una Los Angeles distopica (nel film sequel, lo spazio è il medesimo, ma il tempo è 30 anni dopo le vicende narrate da Ridley Scott, quindi appunto 2049), possiamo ammirare l’evoluzione recitativa di Dave Bautista, ex-wrestler professionista (come quel patatone di The Rock) ed anche ex-campione di MMA, rubato da Hollywood per essere inizilmente solo una montagna di carne, sbocciato nel primo bellissimo “Guardians of the Galaxy” (nella parte di Drax the Destroyer), confermatosi in “Spectre” (come Mr. Hinx) ed ora in versione davvero crepuscolare e decadente, una vera chicca che di certo apprezzerai, nel suo accarezzare temi e cliché familiari:

5 pensieri riguardo “E delirar m’è dolce…

  1. Come sempre, ti ringrazio di cuore per questo tuo artifizio editoriale con cui spesso doni dignità e persino nobili natali alle mie invettive (oltre tutto, pur se boriose, comunque scritte da me così di getto da mostrare tutta la dislessia di una nube di errori di battitura di cui un po’ mi vergogno…).
    Mi fai sentire importante e scansando modestia e pudore ti dico che mi fai sentire bene. Grazie, amico di penna.

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    1. Sai, quando ho letto il tuo commento ho capito quale voragine si fosse aperta con la mia seppur piccola descrizione di un dilemma: che me ne faccio di una cosa tecnologica se…
      A questo se tu hai dato un mondo, ci hai costruito intorno tutto e da lì il mio pensiero è cambiato. Hai dato valore a pensieri vaghi che già avevo sparsi, collocando al centro di tutto i fatti! Non so come altro dire se non hai indicato cos’è, oggi, una buona parte del mercato tecnologico, che non è progresso… Quello si è arrestato dopo il primo uomo sulla Luna.

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      1. Perdona la lentezza con cui accolgo la tua risposta al mio commento, ma è davvero un periodo bizzarro… Sappi che già normalmente tengo in grandissima considerazione ciò che scrivi (in fiction come nei commenti), figurati quando mi fai complimenti!

        Stavo ripensando al personaggio di Kaecilius, così come rappresentato nel film di Scott Derrickson del 2016 ed a ciò che dice a Stephen Strange per cercare di convincerlo ad abbracciare la sua alleanza con l’entità Dormammu, Signore della Dimensione Oscura e Divoratore dei Mondi… “Il vero nemico dell’uomo è il tempo”… Si, perché il nostro essere creature mortali, confinate in un continuum con freccia temporale in un’unico senso e senza la forza per sovvertirla, ci limita nelle nostre azioni.
        Ripenso anche all’architetto Le Corbusier, quando diceva che “Il sole ritma l’attività umana 24 ore su 24 e rappresentava graficamente la nostra vita come una linea retta, sulla quale, con andamento sinusoidale, disegnava un semicerchio che rappresentava il giorno mentre precipitava sulla linea e continuava con un altro semicerchio sottostante a rappresentare la notte…
        Il tempo… Quanto ne servirebbe… quanto poco ne abbiamo…

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