Scrivere cambia?

In questa setttima dedicata al suo libro, ho chiesto a Rosario, autore di La passerella, proprio questo: scrivere cambia? Ognuno può interpretare a modo proprio a cosa si riferisce quel cambia, qui sotto la risposta

Sì, è vero nello scrivere qualcosa è cambiato. Scriviamo per mettere ordine alle idee. Nel caso specifico, mi interrogo ogni giorno quanto vorrei essere di più, fare di più per i miei figli, rispetto a quanto riesco. Mi interrogo su come certe cronicità nei rapporti oscurino il buono che ciascuno potrebbe dare. E’ come vivere occasioni sporadiche di “buone possibilità” sprecando necessariamente tanta intensità di energia che si perde per difficoltà di arrivare dentro.

Da un lato, scrivere fa mettere a fuoco maggiormente le problematiche (e quindi anche in questo specifico caso). Ho imparato per riflesso che da quando sono dall’altro lato della barricata, perdi una parte del ruolo di genitore, si perde la parte autorevole. Questo butta molto giù e si scontra con lo sforzo titanico di volerci essere sempre. Poi ti accorgi che cambia la modalità: i figli chiedono aiuto quando serve. Ti riconoscono nel ruolo nel momento in cui devo entrare in azione. Sono loro che segnano il tempo del tuo ruolo genitoriale.
E’ cambiato in me, quindi, l’atteggiamento. Rimango sempre l’adulto. Non posso più dire loro di stare tranquilli, seppur si èintensificata la quantità di volte che glielo direi.

[La scheda] [Anteprima del libro]
[Il blog dell’autore]

Un pensiero riguardo “Scrivere cambia?

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