Fantasia, vivere e rivivere

Fantasia, vivere e rivivere
Ovvero quali strade seguire nell’economia di un racconto e\o di un libro, dopo la morte dei personaggi.

Uno dei temi interessanti affrontati nel fantastico mondo della fantascienza e del fantasy è la resurrezione.
Per lo scrittore è l’escamotage, ottimo, da usare quando dispiace avere eliminato un personaggio, oppure il sistema per stupire, prima, il lettore e poi ridargli l’amato personaggio, dopo.
A quel punto il dilemma è: si è resuscitata anche la coscienza? Ovvero, il rinato è sempre lui, oppure è un nuovo individuo che ne replica soltanto gli schemi mentali e ne condivide i ricordi?
La domanda implica un ragionamento. Se il personaggio X venisse prima eliminato, poi resuscitato, come si potrebbe essere sicuri che non si tratti di un clone che crede di essere il precedente individuo?
Lui stesso, in buona fede, non potrebbe essere certo di essere sé! Anche se lo pensasse non avrebbe alcun elemento, perché la coscienza di sé è innata! A meno che, la coscienza potesse esistere al di fuori dello stato fisico (anima?).
Spiego: ipotizziamo che un individuo, un personaggio, a un certo punto nella trama si prenda una badilata in testa, o un mortale veleno e deceda, quali sono i possibili casi che si troverebbe davanti? Potrebbe, dopo arcano incantesimo, risorgere in un nuovo corpo, oppure rientrare nel proprio, perfino ritornare a uno stadio precedente (rinascita vera e propria).
Risvegliandosi continuerebbe a pensare e magari potrebbe avere perfino gli stessi ricordi, perfino il ricordo della propria dipartita, ma potrebbe essere sicuro dell’essere lui la continuazione della precedente vita, e non già una sua rinascita? E quindi come si potrebbe avere la certezza di non essere un nuovo individuo, o per dirla in termini terra terra, un a copia e non un ripristino?
La certezza non l’avrebbe – e non l’avrebbe il lettore.
Sarebbe diverso se la sua coscienza rimanesse in una sorta di stato vigile (viaggio extracorporeo, fusione in un tutt’uno mistico, quel che si vuole) e, una volta trovato un nuovo contenitore, fluisse in esso.
E quindi cosa potrebbe pensare, una volta scoperta una simile possibilità? Cioè una continuità diversa da quella fisica.
E come usare queste due strade in un racconto o in un romanzo?
Boh, qualche tempo fa ho usato la strada uno, o forse la due, chissà? Interpretazione libera.
L’ho scritto ne [La rinascita] se vi va di leggere.

Attenzione, si sta sempre parlando di ipotesi fantasy\fantascientifiche, quel what if insito in questi casi.

75 pensieri riguardo “Fantasia, vivere e rivivere

      1. Che spunto interessantissimo. Davvero. Se il pensiero potesse mantenere una sua coerenza e, sebbene suddiviso, potesse in qualche modo influenzare ciò che verrà dopo… Bellissimo.
        Questa è fantascienza della migliore.

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      2. Sì purtroppo sempre meno libri di fantascienza portano qualcosa di nuovo. Anche sui gialli ce ne sarebbe da dire, perché anche lì, tra ispettori, commissari, investigatori… stanno diventando tutti belli fighi, e tutti ‘sti libri poi si basano sul serial killer di turno. Non se ne può più.

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      3. Sai, penso che il serial killer sia un facile escamotage per omicidi senza senso. Sì, va bene ricostruire la sua personalità e la sua vita dentro cui si annida la ragione del suo agire, ma la storia diventa priva di sforzo per il movente. Sempre maltrattati da bambini e con esperienze sessuali fallimentari o traumatiche.

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      4. Esatto! E con rituali sempre più esosi… tipo: ha ucciso le sue vittime facendole calpestare da canguri inferociti! Si fa chiamare Boing! L’ispettore Cippy indaga sul passato di un allevatore di marsupiali, ma scopre un terribile segreto del proprio passato.

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  1. Pensando a questo articolo mi è venuto in mente Dune. In quella serie di libri c’è stata una sorta di resurrezione anche se in senso molto largo. Diciamo che mi è piaciuto molto com’era stato messo in quelle opere perché era molto originale e metteva tematiche morali ed etiche su un piano interessante.

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  2. La Resurrezione è per definizione stessa un tornare dalla morte letteralmente, annullando l’effetto della morte stessa e quindi un risorgere dalla caduta nell’aldilà e nell’oblio e come tale è un tornare allo status ante, un riavvolgere del nastro, un rewind che riporta il personaggio a come era prima di scomparire, quindi intonso, nel copro e nello spirito: ciò che intendo è che per me, come lettore contemporaneo e parzialmente anche come scrittore di storie, la resurrezione di un personaggio è quello che nel mondo dei videogames (non a caso qui citato, perché la sua sintassi sta diventando legata a fil doppio a quella del mondo dell’intrattenimento cine-televisivo e per caduta, quindi, anche letterario, nei casi in cui la narrativa stampata segua il successo televisivo e non viceversa) si definisce un respawn ovvero un tornare in gioco dopo essere stati uccisi.

    Sempre usando le metodologie dei videogames, il respawn/resurrezione di un character possono presentare difficoltà (come il riapparire in punti diversi della mappa, magari anche in età diversa, senza equipaggiamento o senza le abilità dettate dall’esperienza, quest’ultima in qualche modo sparita), ma alla fine il character torna se stesso, con tutte le sue caratteristiche e persino con i suoi ricordi, perché è quello per cui l’autore ha scelto lo strattagemma della resurrezione ovvero rimediare alla scomparsa di un character (se non tornasse uguale, perché farlo tornare?): la carattersitica sanatoria e solutoria della Resurrezione/Respawn è di fatto un riprendere da dove si è lasciato il filo narrativo.

    Probabilmente il primo respwan della storia è stato quello narrato dai sacri testi per la figura di Gesù (non voglio essere blasfemo, sia chiaro, sto solo parlando delle evenienze letterarie, dei racconti di tradizione orale, non della fede, per la qyuale ho il massimo rispetto), ma in quel caso quello della Resurrezione non era uno strattagemma voluto per rimediare all’intempestiva eliminazione di un character, ma al contrario era la massima dimostrazione di un potere divino (ovvero Gesù muore per dimostrare che può risorgere e salire in cielo dopo essersi manifestato ai discepoli).

    Restando con i paragoni semantici al divino ed alle figure messianiche e spostandoci nei molto più secolari comics supereroistici, senza dubbio di Resurrezione si parla per Superman, ucciso da Doomsday e poi risorto: qui parliamo del classico escamotage dei fumetti nordamericani dedicati ad essere dai superpoteri (abitualmente sconquassati da morti e sorprese clamorose, con cambi di identità di etnia e di genere sessuale, fatti solo per acchiappare nuovi lettori o mantenere quelli vecchi, in fuga centrifuga verso lidi meno noiosi e ripetitvi), per i quali vale la regola d’oro secondo cui «nessuno è mai veramente morto, tutti possono tornare», storie che seguono sempre la medesima evoluzione ovvero morte-resurrezione-apparente complicazione e sconvolgimento-ritorno alla status ante e risoluzione di ogni complicazione.

    Al cinema ovviamente vale la stessa dinamica: in Batman v Superman: Dawn of Justice di Zack Snyder, Superman viene ucciso, poi in Justice League di Zack Snyder e Joss Whedon, l’uomo d’acciaio viene fatto risorgere da Batman e compagni, grazie all’uso non ben precisato della tecnologia delle fantomatiche “scatole madri”: quando risorge, in un primo momento s’incazza e crea devstazione, poi si calam quando vede Lois e sua madre adottiva e tutto torna a posto.

    Essendo tra l’altro il sottogenere dei cinecomics supererositici una derivazione dell’action mixato al fantasy, non deve stupire che nel secondo capitolo della saga (divenuta tale solo dopo il successo del primo film, concepito all’inizio per essere uno stand-alone) di KIngsman, ovvero The Golden Circle, riappaia quasi magicamente il personaggio di Galahad / Harry Hart (portato sullo schermo da un bravissimo Colin Firth), che tutti avevamo visto morire in Kingsman: The Secret Service.

    Qualcuno potrà obiettare che la trovata della coppia di autori dei due film, Jane Goldman e Matthew Vaughn, fu quella che in realtà, pur essendo stato colpito da una pistolettata in pieno occhio, sparata a brevissima distanza, Harry non era morto, ma era risucito a salvarsi miracolosamente, ma la verità è che il personaggio era morto davvero, ma venne poi ritrirato fuori per il sequel, così come fece tantissimi anni prima lo scrittore Sir Arthur Conan Doyle, quando, oppresso dal successo travolgente del suo character letterario Sherlock Holmes, decise di porre fine alle sue avventure con il racconto The Final Problem, pubblicato, come tutti i precedenti, sullo Strand Magazine nel 1893, facendo uccidere il detective dalla sua nemesi Moriarty, che lo getta dalle cascate del Reichenback: anche in questo caso, come per il Galahad di Goldman e Vaughn, Sherlock Holmes era indubitabilmente morto, ma lo scrittore fu letteralmente obbligato, a furor di popolo, a tornare sui suoi passi ed a fingere che il più grande detective del mondo era in realtà sopravvissuto alla caduta, facendolo tornare in gioco (di nuovo un Respawn) con il racconto The Adventure of the Empty House, pubblicato 10 anni dopo il precedente.

    Potrei continuare con altri mille esempi di personaggi morti, uccisi, distrutti e miracolosamente tornati dalla morte, dagli inferi, dall’aldilà e questo solo per accondiscendere ad una petizione ante-litteram dei lettori e/o degli spettatori (una delle ultime resurrezioni miracolose in ordine di tempo, creata per il momento solo nella serie televisiva, senza alcun precedente romanzesco nelle opere di George Martin, è senza alcun dubbio quella di Jon Snow di The Game of Thrones, ucciso e risorto, come se niente fosse), ma il concetto resterà sempre lo stesso: quando un character ritorna dalla morte per desiderio di continuare una narrazione interrotta con pentimento degli autori (calcolo commerciale o volontà di non abbandonare le tante storie che potevano essere ancora scritte o entrambi gli stimoli), non alcuna importanza se si tratti di vera resurrezione o semplicemente di falsa morte, poichè il risultato sarà lo stesso, con i personaggi di contorno che diranno frasi del tipo «Ti credevamo morto!» e così di seguito ed inevitabilmente ed inesorabilmente il personaggio, anche dopo eventuali ma non indispensabili smarrimenti iniziali (perdita temporanea di memoria o abilità), tornerà al suo posto nel mondo (nel villaggio, nel suo esercito, nella sua equipe medica, nella sua famiglia e blà, blà, blà); quando invece la resurrezione fa parte della narrazione iniziale e principale allora il discorso cambia completamente, perché non possiamo più parlare di Respawn ma dell’archetipo del mostro di Frankenstein o di uno nosferatu/non-morto o di una trasmigrazione di anime, ma come si può vedere nulla di questo è davvero una Resurrezione.

    Nella sua poderosa opera gotica, Mary Shelley affronta il tema dei confini etici della scienza, perché l’ostinatezza di sconfiggere la barriera ultima dell’essere umano ovvero la morte stessa diventa un obiettivo da perseguire a costo di sacrifiacre ogni decenza: da qui partirono interninabili filoni di horror e fantasy (laddove si comprebda chiaramente anche la sci-fi ortodossa) che fanno del supermaneto della morte un elemnto narrativo fondante dello stesso plot: si salva il cervello e lo si trapianta in un altro corpo (come nella letteratura classica di genere o nei vecchi film della Universal), si salvano la memoria e le connessioni neurali (memoria compresa) in un dispositivo di stoccaggio e poi si cambia corpo, come nel film Criminal di Ariel Vromen con Kevion Costner oppure se ne fa un commercio vero e proprio, istituzionalizzando la pratica del cambio di corpo dopo la morte, magari scegliendo da un vasto catalogo di clonati (come nei romanzi cyberpunk di Richard Morgan e relativa fiction televisiva Altered Carbon) oppure si fa trasmigrare l’anima da un corpo all’altro, etc.

    Chi ha commesso il delitto? Il pianista, il cameriere, il poliziotto stesso che indagava, il minor sospettato, il maggior sospettato, tutti i sospettati assieme, nessuno perché il morto si è suicidato… Come nel giallo le casistiche sono già state tutte usate e messe in romanzo da Agatha Christie (e poi copiate per secoli), così sta accadendo nel fantasy e nell’horror, atnto che oramai restano solo le combinazioni tra le varie soluzioni, finché anche queste non finiranno: avremo così Resurrezioni volute per proseguire la narrazione di un personaggio ucciso in modo intempestivo e che l’autore, pentito, fa tornare, ma lo fa tornare diverso e non perché sia più bello o più giusto, ma solo per fare qualcosa di nuovo…

    Bye

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  3. Perdonami gli errori di battitura, dettati dalla velocità sulla tastiera e da un po’ di dislessia di riserva (barricata, direi persino… anzi “perisno”) e concludo con il saluto dislessico per antonomasia: tanti slauti!

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      1. Ti ringrazio, volevo chiederti se potevi andare su questo link di amazon, leggere l’estratto di questo libro e dirmi sinceramente la tua impressione….

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      2. E’ un libro fantasy, l’autore ha 31 anni ed è il suo primo libro, ci ha messo anni, passione e anima per scriverlo, correggerlo, e tutto il resto così volevo l’opinione di qualcuno esperto del campo fantasy….

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      3. Sono sufficientemente presuntuoso e pieno di me da potermi sbilanciare nell’affermare che nei generi fantasy più specificatamente Sci-Fi e Horror sono cultore ed esperto, mentre nel vastissimo sotto genere fantastico discendenza più mitologica e storica, un interi mondi regolati dalla presenza contemporanea di scienza in magia, quelli tanto per capirci canonizzati da autori come Tolkien e rinverditi da personaggi contemporanei come Martin, Ecco in quel campo sono molto deficitario!
        Tuttavia, non mi rimangio quanto detto prima e sarà un piacere leggere quanto mi hai indicato, per dirti la mia opinione, ovviamente per ciò che vale quest’ultima…

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      4. Alla fine ho letto, carissima Silvia ed anche se può sembrare molto ingeneroso giudicare uno scrittore soltanto da uno stralcio, tuttavia quel poco è già sufficiente per farmi un’idea: quando frequentavo i corsi di letteratura italiana del professor Ezio Raimondi dell’Università di bologna, questo mio indimenticato mentore insegnava a tutti noi studenti che i momenti di crisi di un romanzo sono sempre l’inizio e la fine e che da essi si può ri molto sulla qualità di uno scrittore, confidandoci persino che molto spesso in tutte le case editrici, a fronte della mole gigantesca di manoscritti che sono da leggere per valutarne la pubblicazione, è pratica comune quella di fare una prima brutale selezione leggendo soltanto l’incipit ovvero le prime pagine del manoscritto proposto e da quelle giudicare sommariamente la stoffa del narratore.

        Forte di questa teoria, che nulla toglie al piacere della lettura, sia chiaro, posso dirti che questo scrittore che mi hai fatto conoscere (sotto il cui pseudonimo molto criptico e parecchio nerd di J.S. Blaze, si nasconde ovviamente un ragazzo italiano, anzi italianissimo, che tu stimi e consoci per il suo impegno di trentunenne) è certamente un’ottima penna, uno scrittore davvero completo ed anche particolarmente testardo, abile costruttore di dialoghi e che se fossi un editore non esiterei un solo istante a pubblicarlo anche in edizione cartacea, con sovraccoperta plastificata ed un’illustrazione molto più evocativa e fantasy (al posto di quella pur molto bella, ma troppo bidimensionale e fumettistica di Elena Ominetti).

        Sono altresì certo che le trame delle sue opere siano anche ricche di tensione e fascino esotico e magico, tuttavia il suo non è uno dei libri che io personalmente leggerei per intero.

        Mi hai richiesto un’opinione sincera e mi permetto quindi di mettermi sfacciatamente a nudo…

        In quelle poche righe che ho letto gratuitamente (il che non esclude che magari al centro del romanzo esso possa stupirmi, ma ne sarei molto sorpreso) non ho trovato quella scintilla anomala e misteriosa, quella cifra stonata o al contrario illuminata che mi fa sobbalzare l’animo quando leggo la buona letteratura: un dialogo che non sia solo costruito in modo impeccabile e piacevolmente prevedibile ma anche uno che sia sorprendente o disturbante, una battuta che mi faccia scorgere dell’animo del personaggio non solo immensi poteri magici o cosmici ma anche un lato nascosto piccolo o tragico, duro o delicato, come una piega della memoria dove lo spirito cela senza volere qualcosa e che il lettore si diverte e si strugge nello scoprire.

        Si sappia, quindi, che per me J.S. Blaze è certamente un professionista ed io non saprei nemmeno lontanamente scrivere come lui, inoltre certamente la sua capacità è un dono naturale, ma affinato ed esercitato volutamente (da qui la testardaggine di cui parlavo all’inizio) in un ambito letterario troppo angusto e troppo di genere, come uno di quei giovani scrittori che prima di annunciarsi al mondo hanno passato il loro tempo a fare fan writing, reinventando storie in mondi creati da altri, così tanto che poi alla fine, quando ne creano dei loro, questi assomoligliano un po’ troppo ad altri già esistenti.

        J.S. Blaze è molto bravo, senza dubbio, ma lo vorrei leggere alla prova con qualcosa che non sia la sua confort zone narrativa a cui ha abituato i suoi lettori anche su Wattpad.

        Vorrei aggiungere, a scanso di equivoci, che dal punto di vista squisitamente scrittorio, quella di J.S. Blaze appare come una prosa impeccabile, che non presenta nemmeno gli imperdonabili errori di sintassi e di consecutio che invece si trovano a piene mani in tanta letteratura per ragazzi adolescenti o adulti non cresciuti (young adult), come ad esempio la lacunosissima e sgrammaticata saga degli Hunger Games della Suzanne Collins, ma al contempo non ha quella magia ipnotica, quella profondità di immaginazione e pensiero laterale, quelle furbizie da psicologo e massmediologo che invece si trovano nelle opere della Collins e che l’hanno resa un successo planetario.

        Poi però J.S. Blaze è giovanissimo ed allora tutto può cambiare ed inspessirsi, ma per ora ancora non è nelle mie corde.

        Perdona se puoi la mia saccenza e non pensare che abbia voluto essere presuntuoso e spero soprattutto di non aver offeso la tua sensibilità per un autore che magari conosci di persona o che comunque stimi molto: quando mi si chiede un parere su un libro o un film o una fiction cerco di essere il più spietato e diretto possibile, specie se stimo la persona che richiede la mia opinione, altrimenti sarei scivolato via con un ipocrita e sbrigativo commento qualunquista, ma tu, per l’appunto, meritavi molto di meglio!

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      5. Spero solo che capisca che sono stato appositamente brutale e diretto solo perché, come dice anche il nostro amico Gregoriano quando mi chiede un opinione, le persone che ti dicono solo le cose positive non ti aiutano a crescere, ma ti bloccano.
        Perdona se puoi la mia sfacciataggine e lascia che inveisca contro di me, perché ha tanto da offrire come scrittore, anche da incazzato!

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      6. scusa è partito il commento:
        Ho letto e apprezzato molto il suo parere. I complimenti mi lusingano (spero che abbia letto la versione senza refusi e non una delle prime pubblicate, ma in fondo il suo non aver notato errori mi fa pensare che la deduzione sia corretta). Il tono un po’ formale e il registro assai eloquente mi fanno comprendere che si tratta di una persona competente, un ottimo lettore – punto che fa risaltare ulteriormente i suoi apprezzamenti.
        Sulle note dolenti non ho molto da dire, se non che forse qualche sfumatura tragica o insolita, in effetti, la si può trovare nelle fasi più avanzate della storia, dove la psicologia dei principali protagonisti viene ulteriormente approfondita. Nulla che sfiori tematiche sociali universali e/o attuali, o distopie profetiche, oppure ancora che parodizzi grottescamente comportamenti più o meno diffusi: insomma, i lati più nascosti e riflessivi ci sono, ma forse risultano ancora legati al tono standardizzato dell’epica fantasy in cui il libro si colloca. Dubito, quindi, che la scintilla che giustamente cerca, in base ai suoi gusti, possa spuntare in coda alla trama.
        Non occorre giustificarsi, né ribattere: accetto volentieri la critica e mi impegnerò affinché anche lui e chi possiede le medesime esigenze in fatto di letture possano trovare soddisfazione nelle mie prossime fatiche – sebbene non garantisca lavori al di fuori della mia “comfort zone” a breve (dato che ho già le mani in pasta su alcuni work in progress).
        In definitiva, un’analisi costruttiva che mi ha fatto piacere e che mi sarà senz’altro di grande aiuto e ispirazione. Se puoi e non si offende per il messaggio da te condiviso, ringrazialo sentitamente da parte mia.

        A presto!

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      7. Una risposta assolutamente all’altezza delle aspettative ed anche di grande garbo.

        Permettimi ora, Silvia, di rivolgermi direttamente a lui…

        Premetto che sono un signor nessuno e che la maggioranza delle cose che faccio in ambito letterario sono assolutamente frutto di bassa manovalanza, tuttavia, facendo proofreading per una piccola casa editrice bolognese specializzata in fantascienza, mi capita spesso di imbattermi in manoscritti davvero presuntuosi, scritti male e con supponenza e quando gli editor convocano alcuni dei giovani autori, magari per un aggiustamento di tiro delle loro opere, proponendo piccole modifiche migliorative per aiutarne la pubblicazione, si trovano di fronte dei colossi di pietra, tetragoni a qualsiasi cambiamento, nemmeno fossero profeti che hanno scritto messaggi immutabili comunicati loro dagli dèi…

        Non ti dico (ti do del tu perché sei nettamente più giovane di me) la reazione degli editor non appena l’autore se ne esce dal colloquio, ma essendo tu un creativo, puoi bene immaginare!

        Non è palesemente il tuo caso, non dal commento garbato e consapevole che mi hai fatto pervenire e per questo mi permetto di darti tre consigli: fai sempre leggere un preview delle tue opere a chi non ti conosce, perché quello è il tuo pubblico; non arrenderti ai rifiuti perché sei davvero bravo, lo giuro; prova anche altri generi e rimarrai stupito del risultato.

        Grazie per il garbo e la pazienza con cui hai affrontato le osservazioni di un perfetto sconosciuto.

        In bocca al lupo!

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      8. Per un attimo ti ho visto all’opera come un profiler di quelli che si segono in TV. Scherzi a parte, da bravo uomo-mono-neurone mi ero già dimenticato di questo post, o meglio di dovere 1 creare la trama fantascientifica ipotizzata poco sopra da Sara Provasi 2 leggere anche io questo libro.
        Il problema di ogni genere, ma del fantasy in particolare, è trovare quel qualcosa che accenda la miccia, qui non mi riferisco al libro di cui analizzi l’incipit, ma in generale. Spesso non serve essere innovativi nella trama, ma nell’esposizione.
        Insomma, una soluzione si trova sempre, bisogna che piaccia.
        Su Hunger Games ho molte perplessità anche io, eppure ha coperto un vuoto, vuoi anche la non conoscenza di quanto già scritto prima… Ma in fondo di quante fanciulle rapite per amore si è scritto, ben dopo le vicende di Elena?

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      9. La consapevolezza della non conoscenza di quanto scritto prima di Hunger Games (mirabile tua osservazione) è esattamente ciò che intendevo quando parlavo della furbizia da massmediologo della Collins e che per me è uno (non l’unico) motivo del successo planetario dei libri, già prima dei film…

        Se riempi un vuoto, il successo dei lettori/spettatori arriva anche se la tua prosa (anche filmica) è imperfetta, non ci sono dubbi!

        Abbandono tutto il resto per dirti che TU DEVI VEDERE MINDHUNTER la fiction Netflix che narra della nascita faticosa della sezione di scienze comportamentali della FBI e del concetto criminologico del serial killer e del loro “cacciatore” ovvero il profiler supervisore…
        Sembra scritta per te, Gianni, lo giuro!

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      10. Ogni tanto mi capita con te di chiacchierare nello spazio commenti della figura del profiler, abusata nei serial televisivi e nei film occidentali, del suo status quasi supereroistico, dei suoi poteri da mentalista empatico, mezzo Sherlock Holmes e mezzo psicologo, di fatto impostato da Harris e dal film tratto dal primo Silence of the Lambs e che fino ad oggi ha avuto la sua indubbia massima espressione nella fiction televisiva in tre stagioni Hannibal, ma che ora ha finalmente una serie che percorre la genesi storiografica e criminologica con il taglio di nichilismo urbano di David Fincher… Quindi sì, Mindhunter la devi guardare!

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      1. Mi sono reso conto che il tono del mio commento era probabilmente sbagliato per questo post, perché poteva in qualche modo essere frainteso come polemico, giacché tale in effetti lo era, ma non nei tuoi confronti (splendido ospite che ha posto le domande), ma nella prevedibile banalità delle risposte fino ad oggi fornite, giammai dai tuoi follower che hanno commentato, ma dagli autori sia letterari che cine-televisivi…

        Perciò insisto…

        Il dubbio sulla consapevolezza o meno su chi sia veramente, ad esempio, un Lazzaro risorto, si risolve sempre con un diagramma di flusso, che in questo caso per comodità di impaginazione verrà sciolto in prosa:

        se Lazzaro è risorto dalla morte per un intervento divino, allora è perfettamente consapevole di chi era e di chi è ora;

        se invece Lazzaro è risorto grazie a un intervento medico-chirurgico o scientifico, allora il mantenimento della sua consapevolezza, dei suoi ricordi e della sua coscienza è legato ai sistemi con cui il suo corpo è stato rianimato ovvero se tali sistemi hanno previsto prima lo stoccaggio dei suoi ricordi e della sua coscienza in un dispositivo (futuribile ed oggi inesistente) di stoccaggio oppure se semplicemente hanno lasciato che le cellule del cervello morissero (trascorsi i minuti di sopravvivenza a loro disposizione dopo la morte) perché in tal caso la procedura di rianimazione sveglierebbe un corpo vuoto;

        se infine Lazzaro è risorto grazie ad un intervento non divino, non scientifico, ma magico, allora per lo scrittore (di letteratura, cinema e televisione) non ci sono limiti, giacché la magia (non casualmente escamotage narrativo di ogni vecchia fiaba) non ha limiti o regole particolari, salvo ovviamente la delusione del lettore che vede le vicende risolversi con un trucco inspiegabile, alla pari di quelle storie action e fantasy in cui gli autori messi alle strette risolvono tutto con un bel viaggio nel tempo…

        Insomma, alla fine ha ragione Silvia: la risurrezione e le sue conseguenze non sono un problema narrativo ma solo una questione di impostazione del racconto, perché se l’autore è uno scrittore rigoroso che non vuole imbrogliare il suo pubblico, allora egli fornirà risposte coerenti all’impostazione della storia data sin dall’inizio (religiosa, fantascientifica, magica), mentre al contrario se non rispetterà le impostazioni da lui stesso fornite allora sarà un parolaio che fa solo perdere tempo…

        Buona giornata!

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      2. Figurati!! Non ho minimamente pensato che vi fosse alcun tono negativo, anzi, come sempre considero i tuoi interventi un arricchimento. Sto ancora pensando a come estendere i tuoi pensieri e come rispondere.

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    1. Fai comunque bene a provare, perché è con la pratica che si ottiene il risultato. Per il thriller ti consiglio di osservare ciò che hai intorno, sono le piccole routine quotidiane che danno buone idee. Parlo per esperienza personale.

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      1. Non ho idea… A me pareva non contenesse niente di che… boh. Infatti l’ho inserita e ho visto che non la caricava, dopo un paio di ore ho provato a collegarmi niente. Mi è pure venuto il dubbio che non l’avessi correttamente inviata… mah! Che avrò mai scritto?

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      1. E invece sì, perché comunque era un post che trattava fantasy e quindi, sì.
        Tra l’altro sarei io a dovermi scusare, perché intendevo fare un qualcosa di molto più approfondito sull’argomento, proprio prendendo spunto dai commenti già venuti fuori.
        Incidentalmente qualcosa l’ho scritto, prima di leggere il commento di Kasabake, proprio sul fantastico… Però dovrei davvero seguire i mille spunti che mi avete dato. Insomma, se questo è il tuo modo di disturbare nei blog, caspita, voglio che tu mi disturbi sempre!!

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