Bob l’orso – 2020

Bob l’Orso e Capodanno

Bob, un orso dal pelo fulvo e un po’ in carne, sta dormendo appoggiato al tronco di un abete alto fino al cielo. Intorno a lui è caduta la neve, anzi, ha nevicato tutto il mattino, e ora, poco prima che il sole tramonti sul Bosco dei Faggi Molli, ovunque si posi lo sguardo è tutto di un bel bianco. Per Bob si avvicina il momento in cui anche lui dovrà trovare un rifugio dove riposare per l’inverno e risparmiare le forze, ma ancora l’orso non si è deciso, meglio oziare ancora qualche giorno.
Bob sbadiglia e guarda su, ci sono degli uccellini lo osservano dai rami più alti dell’abete, cinguettano qualcosa tra di loro, poi volano via, facendo oscillare il ramo su cui si erano posati.
D’un tratto il peso sui rami è troppo, l’albero si libera, la neve cade tutta giù e imbianca il pelo dell’orso. È come se avessero rovesciato un sacco di farina su Bob.
Uno scoiattolo passa di lì, guarda verso il grosso pupazzo di neve che è diventato Bob, sgrana gli occhi e poi se ne va. Che strane cose ci sono in questo bosco, borbotta tra sé.
«Forse è il momento di andare davvero a dormire al riparo», dice Bob da sotto la neve.
«Guarda, hanno fatto un pupazzo di neve a forma di orso!» grida contento un cucciolo di volpe, rivolto alla mamma.
«Temo si tratti di Bob che fa gli scherzi» risponde mamma volpe.
Bob agita la manona, anch’essa cosparsa di neve, e saluta le due volpi, si spolvera un po’ e si incammina. Meglio andare a nanna, inizia a fare freddo. Bob dormirà e si sveglierà l’anno prossimo, riposato.

[Bob l’orso]

21 pensieri riguardo “Bob l’orso – 2020

  1. Più passa il tempo, più Bob sembra sempre più l’alter-ego letterario di Gregoroni: Bob è l’autore che, in questa girandola di racconti brevi (forma letteraria ovviamente più consona ad una simile operazione identitaria, almeno finché lo scrittore non prenderà piena coscienza dell’ampiezza dell’universo parallelo che ha saputo costruire), mette in gioco se stesso ed i suoi pensieri più puri, tali perché liberi dai legacci che gli umani hanno inevitabilmente nella vita quotidiana.
    Quella di Bob è una commedia umana facilmente fraintendibile quale fiaba, giacché ne ha l’andamento narrativo, ma non il respiro mono-conclusivo o la fastidiosa pedagogia: con Bob il lettore è trasportato, con la leggerezza di un Maupassant, nel minimalismo non cinico ma anzi ricco di sapori e colori della migliore narrativa europea capace di sorridere, tanto che a tratti si percepisce un giocare con i capricci del destino che fu di Dino Buzzati.
    Bob saluta il suo lettore in questo crepuscolo di decennio, ma lo fa come lo vorrebbe fare Gregoroni con i suoi lettori, augurando a tutti noi, metaforicamente, buona fine e buon inizio d’anno.
    Il mio augurio a Bob (e quindi a Gianni) e di usare l’allegorico letargo, di questo scampolo di festività religiose e mangerecce, per trasformare l’attesa in crisalide di nuova vita.
    C’é il fuoco della creatività che arde sotto la neve che ha trasformato Bob in un pupazzo di neve e da sotto quella maschera è Gianni che osserva il suo pubblico, lanciandogli una palla di neve ed attendendo la nostra reazione, ben protetto dal grande plantigrado.

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    1. Credo di essere io l’alter ego di Bob e non il contrario.
      Riguardo i complimenti, sempre splendidi da parte tua, spero di meritarli davvero prima o poi. La strada è intrapresa, rispetto a dove ero i miglioramenti ci sono, però c’è da camminare e molto.
      Bob è … è Bob! 🙂

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  2. D’inverno in letargo andiamo un po’ tutti, il ritmo è più calmo, almeno si spera, e tutto è più meditativo direi, buon letargo a Bob e tanti Auguri di Buon Anno a Gianni, che comunque con noi ha già preannunciato appuntamenti importanti 😉

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