Non c’è pace sotto la doccia

Aprire agli sconosciuti

Suonano alla porta, una, due, tre volte. Andrea chiude il rubinetto della doccia, esce scalzo, bagnato, con indosso l’accappatoio -quello che usa in casa, non quello con cui va in palestra- e va a vedere chi c’è alla porta.
Sul display del citofono si vede solo la punta di un cappuccio e un bastone ricurvo.
-Chi è?- domanda svogliato, già immaginando la risposta “dolcetto o scherzetto”.
-Aprì, sono qui per te-
La voce è roca profonda, femminile. Non è una voce da bambina.
-Ma chi è? Che vuoi- dà del tu, agli scocciatori si dà del tu.
-Sono qui per te, apri, tanto è inutile, entrerò comunque, ma così evitiamo perdite di tempo, e problemi-
Andrea è tentato di mandare a quel paese la visitatrice indesiderata, ma tace, sbuffa, e si limita a riagganciare il citofono.
[il racconto continua qui…]


[zucca!] [altri horror della zucca] [vecchie teiere] [e caldaie…]

31 pensieri riguardo “Non c’è pace sotto la doccia

      1. …io un’idea me l’ero fatta, l’ho anche scritta, però poi mi sono detto: ma no, secondo me è bene che ciascuno si veda il suo di film no? Perché non lasciare spazio libero alla fantasia degi altri? So già che non tutti apprezzeranno, però oh, è così, oramai è così 🙂
        Che ci vuoi fa’. Spero anche di non avere lasciato qualche erroraccio di troppo, perché l’ho scritto in 18 minuti (compresa rilettura e correzione) e poi mi sono dedicato a ridurre le dimensioni della foto della zucca e a renderla più “zuccosa”! E li ci ho messo una mezz’ora buona cercando di capire se lasciare le ombre, ritagliare meglio i contorni, rendere opaco lo sfondo… 😀

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      2. 18 minuti????? Non per niente anche Kasa ti chiama Maestro….complimenti davvero Gianni, 18 minuti per scrivere un racconto e mezz’ora per sistemare la foto….un vero perfezionista 😉
        PS
        comunque di errori io non ne ho visto nemmeno uno 😉

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      1. Prova a creare l’idea con i postit… nel primo metti il luogo di partenza, nel secondo un fatto saliente, nel terzo il possibile epilogo… e poi comincia a mettere tanti postit in mezzo per spiegare come arrivi alla fine.
        Per esempio: il luogo di partenza è una piazzetta di un paese in una zona collinare nei dintorni di casa tua. C’è una persona appoggiata a un pozzo. La conclusione è che poi nella piazzetta, dopo il tramonto non c’è nessuno.
        Come ci si è arrivati? L’uomo è caduto? Se n’è andato? Chissà… sono esempi.

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      2. Wow… Ottimo metodo 🙂
        Bello bello… Ci devo provare
        È che non ho mai scritto nulla di pauroso.. e mi chiedevo se fosse l’unico genere di Halloween 🤔

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      3. No, puoi anche descrivere della notte dei sette gatti neri, che di nascosto andavano a riempire le ceste dei bambini poveri con pupazzi di pezza fatti da loro stessi, e delle fate dei dolcetti, che per quella notte trasformavano quei sette gattini, in altrettanti follettil, così che potessero realizzare i doni e consegnarli insieme ai dolcetti. L’indomani mattina i bimbi avrebbero trovato dentro le zucche vuote tutte cose buone.

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      4. Oh, giusto, quello che ti ho indicato è una versione “modificata” del metodo Lucarelli, o almeno credo.
        Ad ogni modo, mentre il sole tramonta, all’uomo appoggiato al pozzo, cade la sigaretta, rimbalza sul bordo e cade giù. Una briciola di luce rossa che penetra l’oscurità.
        Non c’è più acqua in quel pozzo, e una grata di ferro ne protegge la bocca vuota.
        Peccato, pensa, perché non ci si vedranno riflesse né le stelle né la luna. Già la luna nel pozzo… Guarda ancora giù e vede il tizzone della sigaretta ardere sempre più rosso. E’ come un bagliore rubino che sale lungo le pareti di mattoni di quel buco.
        Non c’è acqua nel pozzo, eppure ora in quella luce, lui ci si vede riflesso…
        Beh ecco, pensavo a una cosa così. L’importante è pensare a dove si vuole arrivare… ma anche no 🙂 Ogni metodo è buono.

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    1. Interessante per come è descritta tutta la sequenza di eventi. Mi piace pensare che si siano riallineati dei fatti del passato e del presente, per portare a un futuro nuovo, e che la nebbia sia il tramite per quel passaggio, ovvero ciò che fa andare oltre il confine.

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