Punto

Piccolissimo, a volte sulla cartina, a volte nella bussola, si atteggiava a gran prelato insieme ad altri tre. Una volta aveva millantato parentele illustri, un’attrice famosa e bellissima, una di quelle che fanno la storia del cinema italiano, forse per via del cognome.
Lo puntavano sempre, questo è vero, e di lui si parlava nei viaggi, specie in mare.
In fondo restava un punto, uno dei quattro*, sebbene di riferimento, comunque piccolo, indefinibile senza la sua connotazione.


°nessuno in particolare.

14 pensieri riguardo “Punto

    1. Scriverlo è stata una sudata, perché i punti cardinali sono “potenti” indicano nord, sud, est, ovest, anche il titolo, l’ho cambiato 90 volte… ero indeciso se lasciarlo, ma, ormai era schedulato

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  1. Tempo fa avevo immaginato una storia (in realtà quasi un’ossessione, che risalendo dalle profondità dell’inconscio, attraverso i suoi mille canali di spurgo, si riaffaccia periodicamente alla mia mente consapevole sotto una veste diversa ogni volta) in cui narravo di un uomo che aveva subito la scomparsa della moglie, ma non un semplice per quanto triste trapasso, ma proprio una vera sparizione del nulla della sua compagna, avvenuta mentre lei si trovava al piano di sopra della loro casa, probabilmente nella sua camera da letto e lui era nello studio, al piano inferiore.
    Nessun avvenimento imprevisto o visita di qualcuno o lavori in corso nelle vicinanze, con tanto di gru, impalcature e nemmeno aerei o elicotteri che avessero sorvolato la zona ed il marito arrivò ad escludere anche un drone da combattimento, armato di futuristiche armi a microonde o disintegratori atomici e molecolari e nei suoi momenti di delirio investigativo aveva valutato e poi escluso anche l’ipotesi degli alieni e di un loro inverosimile rapimento in peno giorno: insomma, la donna che che aveva amato, sposato e con la quale aveva vissuto per trent’anni, era semplicemente scomparsa nel nulla, ma forse non proprio nel nulla…
    Seguendo il celebre assioma investigativo di Sherlock Holmes, dopo aver escluso l’impossibile, cominciò a considerare l’improbabile, fino ad arrivare alla conclusione, senza alcuna prova in tal senso sia ben chiaro, che la moglie fosse semplicemente passata da una dimensione ad un’altra, per puro caso, magari perché senza saperlo, aveva compiuto una serie statisticamente imprevedibile ed incalcolabile di azioni che l’avevano posta sulla stessa linea di coincidenza con gli atomi e le molecole di una se stessa di un’altra fasatura dimensionale e ad un tratto era come scivolata in un altrove dove lui ora voleva cercarla.
    Il compagno della donna scomparsa, in pratica, non voleva andare in cerca di una breccia tra due universi ma si sforzava di ripetere la combinazione di passi, giravolte, sospiri, azioni muscolari che avevano nella sua immaginazione creato quella coincidenza dimensionale.

    Lo scopo di questa mia lunghissima premessa non era quello di raccontarti come proseguisse la storia (tra l’altro ogni volta la immagino con uno svolgimento ed un finale diversi), ma piuttosto quello di soffermarmi con te sulla considerazione di una possibile esistenza di un universo polidimensionale non solo di natura fisica, ma anche creativa ed immaginifica: non so se davvero i buchi neri o almeno alcuni di essi siano davvero i portali per transitare da un universo all’altro, macinando materia e trasmettendo da un capo all’altro solo le informazioni per ricostruire la materia destrutturata all’inizio del passaggio e non se nemmeno se oggi, con le nuove teorie della fisica d’avanguardia sul concetto stesso di tempo, di fatto inesistente e solo conseguenza della materia (non è la materia ad invecchiare per via del passare del tempo, ma il disgregarsi della materia crea come corollario il tempo), abbia ancora senso parlare di multiverso creato dalle scelte binarie ad ogni passaggio della vita di ogni esistenza senziente, ma so per certo che il reale è tale perché c’è un osservatore e così la finzione narrativa è tale perché c’è un creatore ed un lettore ed è per questo che possiamo vedere con la mente un tuo mondo dove regni una religione geometrica, con a capo un Punto Papa e tanti Punti Cardinali che lo eleggono e Punti Peccato e Punti Paradiso e Punti Inferno e tutta una vita basata sull’indefinibile (giacché il punto è per definizione ostensiva non ha alcuna dimensione), ma anche un mondo fatto di virgole e paretesi quadre e graffe, dove il Punto gira come un gendarme a concludere le cose in sospeso, troncando gli aggregati detti frasi e sbattendo a capo ciò che non ha fatto in tempo ad entrare nella corriera.

    Con i tuoi racconti tu, Gianni, molto più che altri narratori addormentatisi sugli allori di successi editoriali ripetuti (buon per loro ovviamente e per il loro conto in banca), crei nuovi mondi e dentro di essi muovi vite e noi lettori ci divertiamo a seguirle, immaginarne di nuove e chiudere qualche parentesi.
    MI dispiace solo di esserci a corrente alternata (ho sempre preferito Tesla ad Edison).

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