La tensione corre sul filo

Lui lo sa bene, la sente fluire, è palpabile la tensione. Spesso la cerca, ne trova ogni fase, e la segnala con l’ago. Filo e ago, indissolubili tessitori di forza. Tutto ha un senso, in continua, oppure se vanno in alternata, a volte è l’uno a volte è l’altro, ma a lui non importa, basta settarlo sull’opzione giusta, impostare la scala e poi via, un capo qui un capo là.
Talvolta fischia, dipende dal corto, sì perché il corto lo fa fischiare, come se lo proiettassero al cinema e lui non gradisse, dannato corto.
Anche stavolta ha indicato il valore giusto, comunque, e ora se ne ritorna nella cassetta, pronto a sentire quella tensione, di nuovo.


C’è elettricità in questo racconto

16 pensieri riguardo “La tensione corre sul filo

  1. Tutta la terza stagione di Twin Peaks è attraversata dalla considerazione che esista una lotta eterna tra delle entità benigne (con presenze terrene quasi angeliche come Laura Palmer) ed altre maligne, che periodicamente inviano sul nostro piano di esistenza elementi di caos e noi terrestri (leggasi umani, mortali, borse piene d’acqua, entità a base carbonio, esseri dal tempo lineare… Etc.) siamo come marionette abbandonati in una tinozza che viene scossa da giganti…
    Tra le manifestazioni del male, esiste la corrente elettrica trasmessa dai cavi dell’alta tensione che sfettucciano il cielo dei panorami statunitensi quando si guida e si guarda dal finestrino verso l’alto ed in qualche modo si può percepire il crepitio nell’aria di tanta energia…
    Per tutto questo c’è qualcosa di diabolico e così poco rassicurante nel tuo racconto, di fatto un gioco linguistico ma anche una fiaba oscura, uno specchio nero ed elettrificato, un volto ce si scompone e si ricompone come una trasmissione televisiva disturbata…
    Li vedo questi elettroni che navigano lungo il filo mentre sullo sfondo, come i cartelli delle fermate di una metropolitana di pura energia, appaiono i volti di Edison e di Tesla, nel patetico tentativo di imbrigliare (cambi una sola lettera ed ottieni imbrogliare): un senso di impotenza che schiaccia i mortali che invece ambiscono e tendono verso un futuro di trascendenza, verso una forma di pensiero puro (elettromagnetico o ancora più alto e profondo, aldilà del gravitazionale), come quanti di energia (e no, non è il momento di parlare di accessori “tedescofoni” in lana o pelle per tenere al riparo le mani… Altri momenti, altra sede) in un infinito presente sincronico e chiaramente crepitante!
    Complimenti Gianni, perché anche quando penso di sapere cosa sto per leggere, riesci sempre a stupirmi: nello stanti panorama letterario nazionale, sei una mosca bianca, una perla preziosa.

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    1. E certo che anche tu, quando ti ci metti, con le immagini tiri fuori quell’entroterra americano, che è proprio di certi racconti, King certo, il primo che mi viene in mente ma altri, decine… insomma quell’immaginario che ci si è fatti su cosa potesse essere l’America degli anni ’80 e ’90… Wow.
      E poi l’eterna lotta degli umani, contro se stessi, contro la natura, caparbi e pazzi…
      Insomma ci sarebbe da farne un film, o una serie… 🙂

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      1. È cosi, la letteratura, quella vera come la tua, è affabulazione, è stimolazione dell’immaginario, perché il mio cervello è come dormiente finché non legge (vede/ascolta/percepisce) qualcosa, come nel caso del tuo raccoto elettrificato (forse un po’ ionizzato, chissà) ed allora si rimette in moto e mentre le parole da te vergate scorrono nelle mie sinapsi, si illuminano i lunghi corridoi e le stanze scambiatrici delle zone del cervello destinate a quella funzione ed altrove (si, c’è sempre un altrove, anche nel cervello) i vecchi motori a gasolio dell’inconscio rombano nel buio partorendo visioni…
        Sei un ottimo narratore e questo è per me come la luce del sole per una pianta.

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      2. Ti ringrazio per tutti i complimenti, davvero, e… be’ hai centrato una cosa: in questi piccoli raccontini, si esplorano alcune possibili derive delle parole, non tutte, non voglio mettere dentro tutto quello che si può dire a riguardo dell’argomento trattato, l’idea è dirne abbastanza per far capire che si può piegare la materia delle parole, e poi il resto è degli altri, e infatti come te altri hanno pensato a possibili nuovi sviluppi, ed è questo davvero il senso di tutte queste mini-composizioni.
        Spero che le altre, già schedulate, pronte a partire nei prossimi giorni, siano abbastanza stimolanti.
        Come a dire: uno ci prova 🙂

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