Sardine

Il cielo era sgombro di nuvole, se ne sentiva l’odore, come d’olio e sale e quel non so che di umido. In basso il parcheggio pavimentato a lisca di pesce, richiamava ai ricordi di infanzia a Porto Rodondo, accerchiato da amici che facevano quadrato, per un problema quasi impossibile da risolvere, la faccia da triglia.

Pubblicità

16 pensieri riguardo “Sardine

  1. Semplicemente meraviglioso: un piccolo gioco di parole a tema culinario (e topologico) che ha l’anima per diventare poesia, come un sogno spiegato (ossia impossibile), da lasciare di stucco.
    Un gioco dove all’autore la lirica ha preso il sopravvento creando una prosa stupenda eppure sempre a doppio codice significativo.
    Nato per restare piccolo, in compagnia di altri scherzi letterari, questo racconto diventa invece subito grande e raggiunge quel momento in cui nel lettore il particolare (culinario, geografico e ludico) diventa riflessione generale, per lo meno ai miei occhi ammirati.
    Gregoroni ha ruggito, da vero leone.

    Piace a 1 persona

      1. Ci sarebbero delle grandi piccole perle da racchiudere una dopo l’altra!
        – Era una persfona fiera, roar!
        – Aveva il volto smarrito, ma da chi?
        – Trovava quella cosa divertente, e cosa era? Lo vogliamo sapere anche noi!
        – Il temporale lo sorprese, già meno il vento
        e via così

        Piace a 1 persona

      2. Non so se ti ho mai raccontato che da adolescente scrissi un racconto breve che era un mero esercizio di stile: descrivevo un amplesso tra due amanti, dai preliminari eccitati fino al rapporto completo e l’orgasmo reciproco, evitando volgarità esplicite ma ugualmente essendo trasparente ed ogni frase era costituita da una metafora o un’allegoria…
        Ebbi l’arguzia di mostrarlo al mio professore di lettere, orgoglioso di me nemmeno avessi scritto io il mitico Exercices de style di Queneau o Se una notte d’inverno un viaggiatore di Calvino… Insomma, pensavo di aver creato chissà che cosa ed invece il prof mi liquidò con una frase di maniera che tradotta in italiano significava “spazzatura”…
        Cattivo professore!
        L’altro giorno l’ho riletto quel racconto ed effettivamente aveva ragione il mio prof!
        Successivamente ho conosciuto a Casalecchio di Reno lo showman e scrittore Bergonzoni, che ha fatto del gioco di parole uno stile di narrazione persino epifanico e questo tuoi calembour letterari, caro Gianni, vivono sul medesimo pianerottolo artistico del libro di Dossena “Garibaldi fu ferito”…
        Adesso scappo, buona serata!

        Piace a 1 persona

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...