Bob incontra Arturo!


Bob incontra Arturo

Il bosco dei Faggi Molli era immerso nel silenzio del pomeriggio. Il sole caldo in cielo illuminava gli alberi a tal punto che le foglie splendevano. Bob, dopo avere assaggiato qualche bacca, un po’ di miele e sgranocchiato un po’ di funghi, riposava placido.
Si era appoggiato con la schiena al tronco di un grande faggio. Lì sotto, sotto l’ombra della chioma del grande albero, c’era più fresco. Cosa c’era di meglio di un sonnellino dopo un’intera mattina passata nell’ozio?
E infatti adesso l’orso se ne stava tra il sonno e il sogno, beatamente assorto a guardare davanti al naso.
Ad un tratto, oltre alcuni cespugli, Bob vide muoversi un grande animale grigio.
-“Cosa mai è?”- fece una vocetta vicino a Bob.
Bob, mezzo addormentato, si girò piano verso la direzione da cui era giunta la vocetta e vide un passerotto poco più che pulcino.
«Non sai cos’è?» chiese Bob, con gli occhi di nuovo chiusi.
«No» fece l’uccellino con la sua vocetta squillante, «non so proprio cosa sia, non è un cervo, non è una mucca, non può essere un altro uccello».
Bob cambiò posizione, sistemandosi meglio, peccato non avere qualcosa di morbido da piazzare sotto la testa.
«È un cavallo».
«E che fa un cavallo?».
«Beh, vedi come ha la schiena arcuata? Vedi come sono grandi i muscoli delle cosce? Ecco, un cavallo corre, galoppa per la precisione».
«E tu come lo sai?».
«Lo so perché l’ho visto, e anche se ora sto ad occhi chiusi per non affaticarmi, sai, ho lavorato moolto questa mattina, l’ho visto e lo conosco, quel cavallo».
Bob prese un profondo respirone e chiamò «Arturo! Arturo sono Bob, vieni a conoscere un amico».
Si sentì provenire un forte nitrito dalla radura davanti a Bob e all’uccellino, quindi un galoppare veloce e poi un soffiare deciso dal naso, il cavallo era arrivato in un baleno.
«Bob, che ci fai qua? Ti credevo al fiume» esclamò il cavallo con voce tonante, una voce forte e decisa come il tuono.
«Ti presento questo uccellino, che non ha mai visto un cavallo, e soprattutto che non ha mai visto te, perché non lo porti un po’ in giro, così magari fate amicizia».
«Il mio nome è Tip» disse l’uccellino.
«Piacere Tip, il mio è Arturo. Ti andrebbe di correre insieme a me? Correre è bellissimo, se vuoi arriviamo dall’altra parte della radura».
«Io però ancora non volo bene».
«Puoi appollaiarti su di me, ti porto io» propose il cavallo.
Come Tip ebbe preso posizione sulla groppa del grande cavallo grigio, Arturo scattò come un fulmine e galoppò via, ridendo a gran voce per la contentezza.
Bob rimase qualche istante con gli orecchi tesi, ascoltava il cavallo allontanarsi con l’uccellino in groppa. Che scena buffa doveva essere vedere quei due, pensò, ma era troppo stanco per alzarsi e guardare, quindi sbadigliò, si rigirò e riprese la sua attività, sonnecchiare.

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