Bob l’orso e la luna parte 2


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Passo dopo passo Bob si rese conto di avvicinarsi al posto detto la radura dello Sperone Bianco; era una radura nel bosco dove tanto tempo fa, prima ancora che i genitori di Bob nascessero, era caduta una grossa pietra bianca. Quell’enorme sasso si era staccato dalla montagna lì vicino chissà quando, era rotolato giù, si era spaccato a metà, e la spaccatura gli aveva fatto assumere la forma come di trampolino. Con gli anni si era sbiancato sempre più, e ora troneggiava nel bosco, avvolta da cespugli di rosa selvatica.
Probabilmente Ivano è andato lì! Ci dovevo pensare subito. Si disse Bob, mentre si avvicinava rapidamente alla radura.
Ed eccolo lì infatti Ivano il lupo, proprio in cima allo sperone, in bella vista e illuminato dai delicati raggi della luna. Bob lo osservò senza farsi né sentire né vedere; il pelo del lupo era ancora arruffato e folto, però non era più quello di un lupo giovane, e il mantello grigio e lucente che ricordava aver visto quando era piccolo, adesso era chiazzato qua e là da macchie più chiare ed opache.
Rimase in silenzio qualche istante ancora, giusto per vedere cosa faceva Ivano, poi visto che non succedeva niente, dette un colpo di tosse.
Coff! Coff!
Ivano si girò di scatto e guardò in direzione del rumore coi suoi luminosi occhi gialli.
“Ah, ma chi si rivede Bob, figlio di Gloria e Gedeone detto Ged, degli orsi fulvi del bosco dei Faggi Molli.”
Bob rimase stupefatto, e chi si aspettava di venire chiamato così, e di sentire citati i suoi genitori e perfino la famiglia dei suoi avi.
“Buona sera vecchio mio, cosa ti porta da queste parti? Sei qui per osservare la luna?”
“Oh, sono vecchie abitudini.” Rispose il lupo, che nel frattempo si era spostato per guardare meglio l’orso.
Bob si avvicinò alla pietra.
“Ho visto le tue impronte sulla neve e mi sono detto: quanto tempo è che non parlo con Ivano. Erano anni che non ti incontravo più.”
“Sì hai ragione, sono stato lontano, per lungo tempo, poi però ho sentito il bisogno di ritornare qui.”
Restarono zitti ad ascoltare il bosco addormentato, d’un tratto Ivano salì sino in cima alla roccia, fino al punto più alto e alzò il muso.
L’orso non disse niente, sapeva cosa stava per succedere, rimase in silenzio e attese finché il lupo prese fiato ed emise un lungo lento, profondo ululato, un suono magico e spaventoso insieme, che terminò con una nota bassa che fece vibrare lo stomaco del grosso plantigrado.
Come ebbe finito il lupo ritornò più in basso per parlare.
“Sono qui per ululare alla luna.”
Bob guardò con attenzione il muso affusolato del lupo e vide i suoi occhi stanchi, e domandò: “C’è qualcosa che non va?”
Il lupo si prese qualche istante prima di rispondere, quindi scosse lentamente il capo e guardò in su.
“Senti niente Bob l’orso?”
Bob sforzò al massimo gli orecchi, ma per quanto si impegnasse non sentì niente.
“Non sento niente.”
“E’ così. Quando me ne sono andato via, questo era il bosco di mio padre e di mia madre, dei mie fratellini e delle mie sorelline. Me ne sono andato per trovare un bosco tutto mio e in fondo ci sono riuscito, però quello che non ho più trovato è stata la compagnia di miei simili.”
“Sei tornato per vedere se c’è ancora qualcuno?”
Il lupo annuì.
“E’ così. Ma nonostante i miei sforzi, non ho sentito la risposta di nessuno.”
Bob si mise seduto sul sedere per stare più comodo; il suo naso prima ancora degli occhi, gli diceva che presto il sole sarebbe sorto.
“In questi giorni non ti ho sentito ululare.”
“Ero al limitare del bosco dall’altro lato, dove scorre il fiume e poi ancora prima avevo provato ad ululare dal monte, ma niente. Nessuna risposta.”
Il lupo era davvero triste, probabilmente sperava di poter chiacchierare e correre nel bosco con i suoi simili ancora una volta.
“Come posso aiutarti?”
“Ah, lo stai già facendo sai?”
Nel frattempo una nuvola densa si era piazzata davanti alla luna.
“Ne sono contento, ma potrei fare di più.”
“Con i tuoi grandi polmoni e la tua gola potresti ululare con me, magari ti sentiranno.”
Bob si grattò il testone con la zampa unghiuta, non gli sembrava tutta questa grande idea.
“Vedi mio caro lupo, il fatto è che io non so proprio ululare, e poi i tuoi amici lupi, si accorgerebbero subito che non sono uno di loro non credi?”
“Oh, accidenti, mi sa che hai ragione.”
L’orso rimase qualche tempo a fare compagnia ad Ivano, aspettava un ultimo ululato prima dell’alba imminente, perché a Bob quel suono piaceva, ma Ivano sembrava voler ululare solo mentre la luna era visibile in cielo e allora, di nuovo stanco e assonnato, Bob decise di andarsene.
“Amico lupo, io ritorno alla mia tana, comincio ad avere bisogno di un buon pisolino.”
“Buona dormita Bob l’orso, figlio di Gloria e Gedeone.”
Disse con voce solenne Ivano.
“Buonanotte a te Ivano il lupo.” Rispose Bob.
L’orso voltò le spalle alla radura e si incamminò sui propri passi pigramente, era proprio stanco. Era quasi arrivato nelle vicinanze della tana, quando il bosco dei Faggi Molli fu illuminato nuovamente dalla luna, che libera dalle nubi rischiarò la notte, e fu allora che sentì ululare Ivano. Ancora una volta il suono penetrò ogni sasso, radice, bacca, ramo e foglia, ancora una volta a quel richiamo seguì solo silenzio.
Bob sospirò, era arrivato, rientrò nel suo giaciglio e si accovacciò vicino alla scatola dei suoi amici ricci, stava quasi per appisolarsi che un suono lontano gli fece drizzare uno degli orecchi pelosi: un ululato! Proveniva dalla parte opposta del bosco, forse arrivava dalla valle accanto ma era un bell’ululato. Quindi qualcuno rispondeva a Ivano, meno male, sospirò sollevato Bob, il lupo non avrebbe passato l’inverno da solo.
Fu l’ultimo pensiero per quel giorno, poi Bob sbadigliò fin quasi a slogarsi le mandibole e si mise a dormire.

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