Bob l’orso e la luna


Bob l’orso e la luna

[torna ai racconti di Bob] [vai a pagina 2]

Bob non riusciva a dormire, il suo amico riccetto, il piccolo Marcello, si era rintanato nella scatola riappallottolato contro i fratellini e di colpo addormentato placido. L’orso aveva continuato a guardare il cielo, le nuvole passare davanti ad una luna gialla e luminosa e alla fine, dopo uno sbadiglio durato davvero tanto tempo, si era stiracchiato lentamente e si era avventurato fuori nel bosco.
Con delicatezza era uscito dalla tana, dove la famiglia dei ricci stava dormendo tranquilla, aveva risistemato l’ingresso perché entrasse meno freddo e silenzioso si era incamminato verso la luna sopra di lui.
Aveva mosso qualche passo quando si era imbattuto nelle inconfondibili orme di un lupo. Chissà chi era, forse Ivano? Non lo vedeva da un sacco di tempo, chissà se lo avrebbe riconosciuto. Decise di seguirle per un po’ e vedere dove portavano. Magari si sarebbero incontrati ed avrebbero chiacchierato, in fondo Bob non aveva più molto sonno, tanto valeva parlare un po’.
Così Bob camminò e si inoltrò sempre più nel bosco, quando ad un certo punto sentì un richiamo.
Uh! Uuh! Uh! Uuh!
Bob alzò il nasone verso gli alberi ammantati di neve. Una civetta? Disse tra sé.
“Uh, ma chi si vede, cosa veggon mai le mie attente pupille? Un orso sveglio d’inverno?” Bob ma sei proprio tu?”
L’orso mise a fuoco il pennuto: tra i rami c’era una civetta paffuta, dalle piume maculate e gonfie.
“E’ la sera delle soprese e degli incontri, la cara Cloe, come te la passi?”
“Sono in cerca di qualcosa da mangiare, ma il freddo ha fatto rintanare tutti i topolini e io son qui che guardo la luna in cielo e mi riparo dal freddo su questo ramo.”
La civetta indicò col becco in su una luna splendente.
“Vero mia cara, la luna stasera è particolarmente invitante, viene voglia di ballare anche ad uno sedentario come me.”
“Hai proprio ragione sai?” Annuì il pennutissimo uccello per poi far scomparire la testa tra le piume del petto.
“Senti un po’, tu che da lassù vedi tutto e tutti, non hai visto passare da queste parti un Lupo? Dovrebbe essere un lupo piuttosto vecchio, ma robusto.”
“Uhm, fammi pensare. Sì che l’ho visto, è passato di qui, non da tanto tempo. Lui non mi ha visto e io non mi sono fatta vedere, avevo voglia di starmene un po’ da sola,…”
La civetta sbatté gli occhioni tondi. Bob notò che fino a quel momento non li aveva mai sbattuti! “…ma poi mi sono pentita, perché mi era sembrato triste e comunque due parole, un saluto, fanno sempre piacere.”
Bob sorrise.
“Quant’è vero civetta mia cara, quant’è vero.”
Cloe mosse di lato la testa e drizzò uno degli orecchi. Anche Bob istintivamente tirò su uno dei suoi, ma prima ancora di sentire con l’udito qualcosa, lo avvertì con il naso.
“Qualcosa…” Cominciò a dire l’orso, ma la civetta lo interruppe.
“E’ così Bob, qualcosa sta avvicinandosi dall’altra parte del bosco, bisogna che vada a vedere,…” L’uccello aprì le ali senza fare rumore. “…è stato bello incontrarti. Ci rivedremo spero.”
“Certo che sì. Buona serata Cloe.”
“A presto.”
La civetta si buttò giù dal ramo su cui era appollaiata, facendo cadere solo qualche briciola di neve e planò via; il suo volo era silenzioso ed ogni movimento era morbido, studiato per non emettere alcun suono.
Bob osservò Cloe volare via e sparire tra i rami del bosco con pochi colpi d’ala. L’orso se ne rimase un po’ lì a pensare cosa fare, poi annusò forte l’aria: Ivano era vicino, voleva incontrarlo. Si incamminò e riprese a seguire le orme del lupo.

 [vai a pagina 2]

Annunci