Bob l’orso – il buio e la neve, pagina 1


Bob l’Orso – il buio e la neve

La fredda notte era scesa sul bosco dei Faggi Molli. Dal cielo era caduta un po’ di neve, che aveva imbiancato tutto quanto. Durante il giorno si erano visti solo i merli e le cornacchie; gli uccellini avevano zampettato qua e là in cerca di qualcosa da mangiare, e adesso alla luce della Luna, si vedevano le loro impronte cristallizzate per il freddo nella neve.
Lo spiazzo davanti alla tana dove Bob, Taddeo e la sua famiglia si erano addormentati, era tutto bianco, segno che non c’era passato nessuno.
Uno dei figli di Taddeo il porcospino, si svegliò, si tirò sulle zampette posteriori e mise il nasino appuntito fuori dalla scatola che aveva per casa e condivideva con i fratellini. Allungando il tenero corpicino si agganciò con le zampe anteriori al bordo, e si issò finché non riuscì a mettere tutta la testa fuori, per osservare.
L’orso Bob dormiva profondamente, aveva la testa appoggiata sulle grandi zampe davanti, gli occhi chiusi e gli orecchi ridotti a una palla di pelo. Sembrava una statua di pelliccia, tranne che per il movimento ritmato e lento del respiro.
Con uno sforzo incredibile, il piccolo porcospino scavalcò il lato della scatola, rimase qualche istante sul bordo con tutte e quattro le zampette e poi scese dall’altra parte, naso in avanti, cercando di frenare con i piedini. Come toccò il pavimento della grotta sentì subito quanto era più freddo rispetto al comodo giaciglio di aghi di pino dentro la scatola e si chiuse come il riccio di una castagna.
Quando si riaprì, lentamente, vide Bob con gli orecchi ben dritti. Eppure sembrava ancora addormentato, pensò tra sé il cucciolo di porcospino. Devo fare silenzio,... si disse il piccolo, …altrimenti sveglierò l’orso e questo sarebbe oltremodo scortese.
Zitto zitto, il puntuto esserino, curioso del mondo notturno fuori dalla grotta, si incamminò verso il buco dell’ingresso. Dopo un buon numero di passi, arrivò finalmente al bordo. Quello che vide era,… poco. Fuori era troppo buio perché si potesse vedere. Fino a quel momento la Luna aveva fatto il suo dovere di astro nel cielo, ma adesso no. Non c’era più luce, c’era solo buio.
Contrariato, ma sempre più curioso, il porcospino mosse ancora qualche passetto verso l’esterno, finché non sentì un leggero colpetto di tosse.
Coff Coff
Subito si girò per vedere chi fosse a tossire, e si ritrovò davani il nasone umido e gli occhi bene aperti di Bob.
“Amico mio, buonasera. Dove vai di bello in questa notte fredda?”
Chiese Bob.
Il porcospino diventò subito una palla e così rimase per un po’, finché lentamente non si riaprì. Bob nel frattempo non si era mosso, era rimasto con il muso davanti al porcospino e gli occhi bene aperti, anche se assonnati.
“Ti ho svegliato? Scusa.”
“Fa niente, non ho ancora molto sonno, qualche giorno fa devo avere mangiato un po’ troppo pesante, faccio fatica di questi tempi a digerire le radici e le bacche che mangio. Ce ne sono alcune di ghiotte, ma esagero sempre.”
Il porcospino non sapeva che fare, e si rimise ad osservare fuori.
“Cosa guardi mai?”
“Fuori. Volevo vedere cosa c’è fuori. E’un bel po’ che siamo in questa tana e fuori sarà cambiato tutto.”
“No, non è cambiato molto. C’è solo più neve.”
“E cos’è la neve?”

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