Bob l’orso – il buio e la neve, pagina 2


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Bob rifletté, in effetti quel piccoletto non doveva averla mai vista, la neve.
“Bè intanto facciamo le presentazioni, non trovi?”
“Oh, si, io sono Marcello. Piacere.”
“Io sono Bob, piacere tutto mio.” L’orso prese un respiro profondo e stirò i muscoli del collo, quindi proseguì a parlare sottovoce. Era buffo sentire un essere tanto grande, bisbigliare appena.
“Devi sapere che la neve è l’acqua che va nel cielo, ce la manda il Sole, ma prima o poi ritorna giù, solo che quando fa tanto freddo, non scende bagnata come sempre, ma diventa una specie di batuffolo di pelo.”
“Ooo!” Fece il porcospino. Marcello ascoltava con la boccuccia a forma di O, gli occhi fissi sul muso di Bob.
“Ma non è finita qui. Se ne cade tanta e c’è tanto freddo, non ritorna subito acqua, ma resta così, come tanti ciuffi pelosi e bianchi, uno sopra all’altro, fino a ricoprire i rami degli alberi, i sassi e il terreno.”
“Anche i funghi?”
“Certo, anche i funghi!”
“E i funghi non sentono freddo?”
Bob portò una delle zampe sotto al mento e guardò in alto, doveva riflettere bene, la domanda non era per niente semplice.
“Credo di no, no i funghi non penso sentano freddo, me l’avrebbero detto altrimenti, ed io non ho mai sentito protestare un fungo.”
“Però adesso non vedo niente fuori. Non c’è più nulla?”
Anche questa domanda non era da sottovalutare, Bob voleva rispondere bene, per non deludere le aspettative del piccolo Marcello.
“Fuori c’è ancora tutto: gli alberi, il terreno sotto la neve e le altre cose, come i sassi, i nidi degli uccellini sui rami e qualche altro animale che si aggira nel bosco, solo che non lo vediamo più.”
Marcello annuì, la risposta dell’orso sembrava averlo convinto.
D’un tratto la nuvola che copriva la Luna si spostò e i suoi raggi argentati risplenderono sul terreno innevato, facendo luccicare le stalattiti di ghiaccio tra i rami e brillare il bosco.
“Oooo!” Fece sempre più meravigliato Marcello.
“Visto? Ecco che di colpo la luce ha fatto sparire il buio e tutto il bosco è tornato visibile. Però non se n’è mai andato, è sempre rimasto lì.”
“Che bello, domani credo proprio che andrò a fare quattro passi fuori per vedere questa cosa che è la neve!”
“D’accordo, però prima chiedi a papà Taddeo il permesso. La neve è anche fredda e se è profonda, camminarci è difficile.”
“Lo farò.”
Il cucciolo di porcospino stette ancora un po’ con lo sguardo sulla notte del bosco, finché una nuova nuvola non oscurò la Luna.
“E’ andato via di nuovo.” Fece Marcello.
“Sì, la Luna è coperta da una nuvola. Un’altra volta ti spiegherò che cosa sono le nuvole, ma adesso è tardi e tu dovresti dormire al calduccio con gli altri tuoi fratellini.”
“Va bene” disse il riccetto. Aveva assunto uno sguardo un po’ triste.
“No, non essere triste, la notte è fatta per dormire ed il buio concilia il sonno.”
“Il buio serve per dormire?”
Bob pensò ai suoi amici gufi, alle civette, alle volpi e ai pipistrelli, e a tutti quegli animali che vivono e si muovono con il favore della notte. A loro il buio non serviva per dormire e allora come spiegare a cosa serve?

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