Bob l’orso, il saluto


Bob l’Orso torna a casa

La nave stellare si era posizionata sulla verticale del Bosco dei Faggi Molli. Bob l’aveva vista giungere come una cometa infuocata qualche ora prima. Pochi abitanti di quel luogo sapevano cosa fosse una cometa, nessuno, tranne Bob,  sapeva dell’esistenza delle navi stellari.

Il momento era giunto, presto il sole sarebbe sorto e una nuova alba avrebbe illuminato gli alberi. Niente più ozio, niente più chiacchierate per Bob, né passeggiate con i suoi amici, i ricci, i corvi, le civette, i bruchi e i lupi.

Una voce risuonò nella testa dell’orso, o per meglio dirla, di quella creatura che aveva assunto le sembianze di un orso, risvegliando un’antica lingua.

-“Vieni, è ora”-.

Bob sospirò, tornava dove gli esseri viventi non avevano nome, perché si riconoscevano per la loro essenza, tornava alla tecnologia, ai viaggi e alle stelle, ma lasciava un bel mondo, piccolo magari, e tanti amici. La sua missione finiva, i suoi rapporti avrebbero arricchito una grande enciclopedia degli astri, dei pianeti e dei sistemi solari.

Era ora.

L’orso si alzò sulle zampe posteriori, sembrò crescere fino oltre le cime degli alberi e poi sbiancò, divenne plasma luminoso e fluì verso lo scafo riflettente della nave.

In basso, forse non così ignaro, qualcuno degli abitanti del bosco lo salutò, chi con l’ala, chi con gli aculei, chi con le zampe.

Dopo avere inghiottito Bob, la nave brontolò, vibrò per qualche secondo, e poi schizzò su, per sparire tra le nuvole.

Mentre il pianeta sotto di lui si allontanava diventando un puntino, il senza nome che prima si chiamava Bob, a modo suo, restituì il saluto agli amici del bosco, e le foglie degli abeti, i rami dei faggi, i cespugli coperti di brina, frusciarono per il tempo di un respiro.

 

 

6 pensieri riguardo “Bob l’orso, il saluto

  1. Molto tempo fa, io e mia moglie, da sempre entrambi appassionati di storie televisive e cinematografiche a soggetto investigativo, decidemmo una volta per tutte di recuperare tutte le 70 puntate delle 12 stagioni di cui si compone la premiata serie televisiva Poirot, quella con l’attore David Suchet a vestire con solennità e precisione i panni dell’investigatore creato dalla mente di Agatha Christie.
    Fu un lungo e non facile lavoro di raccolta, perché alcune puntate ed addirittura intere stagioni erano oramai introvabili, ma con l’aiuto del web e di alcuni DVD ancora in vendita, siamo riusciti a ricostruire l’intero corpo dello show.

    Abbiamo così ricominciato a guardarci tutta la storia dall’inizio e questa volta in ordine rigorosamente cronologico. Per me e mia moglie quello con Poirot era diventato un appuntamento serale assolutamente imperdibile. Oltretutto quella modalità di visione, ordinata e sistematica, ci aveva anche aperto le porte di una lunga storia personale ovvero quella del personaggio stesso, che abbiamo infatti visto crescere ed invecchiare, perdere amici e ritrovare vecchi ricordi, fino alla sua malattia: Agatha Christie, si sa, si commiata dalla sua creatura facendola morirenei suoi libri e nel massimo rispetto filologico anche la serie televisiva britannica compie lo stesso passo, raccontando gli ultimi giorni del geniale detective ed anche la sua ultima indagine nell’episodio televisivo chiamato Sipario.

    Ebbene, caro Gianni, devi sapere che o e mia moglie non abbiamo mai visto quel fatidico ultimo episodio: entrambi sappiamo benissimo che Poirot è morto, sia nei libri come nella serie televisiva, ma, in qualche modo, quasi a citare il paradosso del Gatto di Schrödinger, finché non aprivamo quella scatola il defunto Poirot era per noi ancora vivo…

    Bob non è morto, non lo è nel modo più assoluto ed anzi è ben al sicuro nel luogo più protetto che esista ossia quello della tua fantasia e creatività, in attesa che possa tornare, nelle sembianze del se stesso di prima o forse come qualcos’altro. Tuttavia, quando il 29 gennaio ho ricevuto la tua mail e ne ho letto il contenuto, non ho avuto per giorni il coraggio di seguire il link che portava alla pagina del tuo blog contenente questo racconto: per più di una settimana non ho voluto salutare Bob, pensando in modo irrazionale che se non lo avessi salutato lui sarebbe stato ancora lì…

    Ed avevo ragione, perché oggi ho trovato il coraggio per aprire quel collegamento ed ho salutato Bob, leggendo le tue parole come se le ascoltassi della tua stessa voce in occasione di una cerimonia solenne: ho visto Bob per ciò che la mia malata fantasia lo aveva sempre visto, un alieno, in tutti i sensi superiore a noi e che in mezzo a noi aveva solo sostato.

    Certo, dal momento della sua creazione ad oggi è passata tanta acqua sotto i ponti, veri fiumi di parole, in cui Bob si è trasformato da oggetto letterario per bambini, ad un libro da colorare ed infine ad un personaggio di una novella di fantasia scritta in modo collettivo, ma Bob è sempre stato soprattutto la tua creatura ed anzi, come mi è sempre piaciuto far intendere nei miei commenti, il tuo alter ego.

    Io voglio rendere lode a Bob, nel modo più degno possibile, perciò spero che fuochi d’artificio questa sera scoppino nel cielo stellato e che una fanfara di trombe e tamburi attraversi la città e che tutte le persone si affaccino alle loro finestre per guardare lo spettacolo di un grande personaggio che ha deciso di partire per un viaggio, da cui tutti sanno che prima o poi tornerà.

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    1. Intanto mi scuso per avere letto questo commento solo adesso, ma come sai io conteggio il tempo come lo conteggia Gandalf, pur non avendone né la statura morale né ahimé la vita longeva che Tolkien regala agli Istari, e pertanto, in pratica, ti sto rispondendo con celerità!
      Non ti nascondo che leggerti mi ha commosso, perché hai colto il senso del commiato insito nella storia di Bob. Bob doveva tornare da dove è venuto. Come ti dissi era di un altro mondo, non di questo, ed è lì che si sarebbe recato.
      Anche il gattino esploratore, Tre di Cinque, ha la stessa origine. Un giorno mi piacerebbe scrivere qualcosa su questa teoria di viaggiatori… ma è un’altra storia.
      Origine, viaggio, vita e fine, si ritorna da dove si è venuti, e Bob non sfugge, a modo suo, a questo percorso, con la fortuna di esplorare, viaggiare e scegliere la forma che più gli aggrada.
      Alla fine l’esempio di Gandalf non è così campato in aria.

      Per quanto riguarda i DVD di Poirot: sì sono quasi introvabili, ma… cercando cercando uno li trova no? 😉 Deliziosi vero? Il paragone mi lusinga anzi lusinga Bob, perché Poirot è uno dei personaggi meglio riusciti di Agatha Christie.

      Sipario… eh, cala anche su di un altro grande personaggio, forse te ne ho già parlato, l’ispettore Morse, devi leggerlo, perché ti piacerà, sul serio.
      Se riesci prendi le nuove edizioni Sellerio, i titoli sono gli stessi della versione in lingua originale.

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      1. Effettivamente me ne avevi parlato del personaggio di Colin Dexter… Fu solo di sfuggita, ma sufficiente da farmi nascere una forte curiosità: mentre penso che non ricercherò di recuperare le 33 puntate delle varie serie televisive (tra standard e prequel), sono abbastanza certo che i romanzi ed i racconti scritti da Dexter entreranno nel mio bagaglio culturale…

        Grazie della dritta!!

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      2. Rispondo qui in riferimento al tuo ultimo messaggio, del quale ti ringrazio. Era saltata una vocale di cui non mi ero proprio accorto. Il giusto link ora ha una a in più al posto giusto. Mi fa anche piacere vederti riapparire di tanto in tanto, come un sottomarino che sbuca giusto per fare uscire le antenne e mandare un messaggio.

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      3. Leggo sempre quello che scrivi ed il mio animo da correttore di bozze ha il sopravvento…
        Amo la definizione “correttore di bozze” (anche se in più occasioni ad esso preferisco l’inglese proofreading) e volutamente nel mio cuore ogni volta che lo scrivo o lo declamo il riferimento sotteso va allo splendido racconto fantascientifico-processuale di Asimov Galley Slave del 1957, con la leggendaria dott.ssa Calvin ed un robot di nome Easy…

        Che bella la tua metafora del sommergibile!
        Mi immergo…

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