Un supereroe non nuovo ma…

Qualche tempo fa venne creato, con un mix norreno-laziale, un supereroe di quelli di spessore, destinato a cambiare il… beh a cambiare qualcosa.
Il suo nome ha riportato alla notorietà l’oscuro secondo fiume di Roma, egli che è stato forgiato dalla spada marrone e che è di stirpe immortale (sono parole di suo padre: “campiamo gli anni di Pippo“) prende il nome di Aniene!

Di chi si parla se non di Aniene? Notevole (e drammatica) creatura di Corrado Guzzanti.

E ora una domanda: c’è bisogno di inventare altri supereroi e altri personaggi immortali, con super poteri, e se sì, cosa e chi difenderanno davvero? Gli eroi degli anni ’20 e ’30 difendevano la libertà (il libero arbitrio, ma anche il possedere) poi sempre più ci si avvicinava ai giorni nostri, si andava verso la difesa degli oppressi e in fine alla vendetta, e ora? Qualcuno scrive di supereroi? O siamo solo davanti a un filone*?
E in fine una grande massima “Troppo tuono è come nessun tuono!”.


*non di pane, però

Ma cos’è la cultura

Per quale motivo un simile titolo per questo post? E cosa c’entra Alan Ford e la sua banda di spie segretissime? Tutto nasce da una riflessione su cosa è cosa. Cosa è essere colti, cosa è essere utile e cosa è essere pratico. Per esempio fare buoni fumetti è utile? E’ cultura? Genera cultura? Dà benefici nella pratica? Secondo me sì.
Il sito internet del Dipartimento di Elettronica dell’Università di Belgrado si chiama “tnt.etf.rs” in onore al Gruppo TNT.
Nel film di Emir Kusturica Gatto nero, gatto bianco, un personaggio legge Alan Ford lungo tutto il film. Inoltre, la maggior parte degli improvvisati mezzi di trasporto usati da un altro personaggio del film sono direttamente ispirati alle strampalate invenzioni di Grunf. Anche nel successivo film Promettilo! diversi personaggi sembrano tratti dai fumetti di Alan Ford.
(fonte Wikipedia)
Grande onore a Alan Ford e al gruppo TNT (e a Max Bunker) che da 50 anni e più imperversano per il mondo.
Quando si dice che la cultura va in mille direzioni e ci ritorna solo del bene… (e questa è un’affermazione seria).
Da questo post è stato aggiunto il tag cultura. Quasi da non credere…

Diavolerie elettroniche o del cellulare nei libri

Credo che un dramma profondo come quello creato dall’introduzione dei dispositivi mobili nel mondo dei libri gialli, non si sia verificato nemmeno quando sono state introdotte le armi da fuoco… Anche se non ricordo gialli scritti (scritti, non ambientati) in periodi così antichi… ma vabè.

A un tratto è successo: la suspance del telefono (fisso) tagliato, dell’essere in un qualche bosco sperso e lontano da centri abitati, le strade deserte con la cabina del telefono come ultima spiaggia (e non solo come cabina armadio per Superman) tutto finito. La giovane vittima che corre sperando di trovare il caffè aperto, poter chiamare qualcuno, tutto finito.

Anche l’inerpicarsi per montagne, lontano da tutti, o le casette vacanza in riva al lago dimentiate dagli dei… finito. C’ho le prove, anche in cima alle più sperdute montagne, c’ho 3 tacche!

La connettività è ovunque, o quasi, al più ti puoi inventare che la batteria è scarica, o che il telefono è caduto in un tombino, ma vuoi mettere la speranza insita nel raggiungere un luogo dove poter chiedere aiuto? Ma anche gli alibi! Pensiamo agli alibi costruiti con abili messe in scena e telefonate ad-hoc, niente… Sappiamo a quale cella il tuo telefono si è connesso, se eri in zona ti becchiamo quindi confessa (qui a parlare è il tenente di polizia di turno).

Come fare, cosa inventare avendo perso la lontananza da mezzi di comunicazione come elemento chiave? Con la scusa della scampagnata nella natura lontano da distrazioni e stress, si lasciano tutti gli smatphone alla baita? Al rifugio? Ok, ma è plausibile? Forse, o forse è proprio il barista del rifugio l’assassino, e ora controlla i telefoni di tutti?

E quindi? Cosa fare ai tempi del tutto connesso? Ci sono varie possibilità, insite nel nuovo mezzo, però…

 

Del correttore grammaticale e altri abusi

Mentre scrivi lui ti indica in rosso, come una maestrina d’altri tempi, cosa stai sbagliando. Se poi hai impostato l’automatismo più estremo, ti corregge al volo, spesso ci azzecca, ma altre volte genera modifiche tali alla frase, da far scatenare guerre termonucleari o la fine di amori nati sul filo (o wi-fi).
La cosa più subdola però sono gli ultimi correttori on line, che sostituiscono le parole sulla base di boh, forse la community? Forse le statistiche d’uso? Forse dei dizionari nati per rendere il testo più attuale?
Spariranno i verbi come buttare? Trasformati in gettare? Ma vuol dire la stessa cosa? Mica sempre.Spariranno verbi come ritornare? Sia nell’accezione di tornare indietro o tornare sui propri passi, che in quella di restituire.Comunque vada sarà una modifica al proprio scrivere, buona? Cattiva? Visto la quantità di errori, anche di battitura, che facciamo, è sempre buona cosa tenerlo attivo, è sempre bene però mediarne l’uso con la materia grigia… Anche perché a dar retta al correttore, dovrei sostituire “mediarne” di qui sopra con “mediante” e il “qui” di qui sopra, con “cui”… che, ok, grazie del suggerimento, ma il significato cambia.Troppa AI*? La lingua è certo un codice in eterno mutamento, se parlata, se usata, se scritta… Cambia come sempre è cambiata, c’è da capire se cambia perché l’uso che si fa la\ci modifica, oppure perché qualcosa ci modifica mentre scriviamo. Conoscendomi, nel dubbio, il correttore io lo lascio acceso, magari qualcosa imparo, magari qualcosa impara lui.

E ora perché mi segnala che “tu mi avvisasti troppo tardi” è sbagliato?


*AI intelligenza artificiale, però all’inglese.

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Lovecraft 130 – La cupa voliera del Conte Gracula

Reblog, per appassionati di HP… Lovecraft ovviamente

 

Lasciandomi distrarre da un sacco di menate collaterali (Lucius mi ha suggerito di tirare in ballo le locuste, come in The Blues Brothers, perciò sì, è stata colpa delle locuste. Delle locuste da Yuggoth) ho finito per rimandare il mio contributo a questo “giro di blog”, dedicato al 130° anniversario della nascita di Howard Phillips […]

Lovecraft 130 — La cupa voliera del Conte Gracula

Versione beta?

Quanto ci si mette ad arrivare alla versione beta di un racconto? Dipende. Dipende da quanto chiare sono le idee e da quanto tempo si ha a disposizione per portarle su carta. E che differenzia la versione beta dalla alfa? Be’ che la alfa è letta e controllata da persone coinvolte nel progetto, la beta invece a essere coinvolti sono degli elementi (in questo caso lettori) esterni. E l’editing serio? Quello è l’ultimo step, in questo caso, ma mica è una regola, è che non ho trovato nessuno che volesse editarlo ^_^. Che esperienze avete avuto in tal senso?

Ah, ringrazio fin da subito gli sfortunati che sono stati coinvolti fin ora nelle due fasi su descritte.

Giusto, ma di che si parla? Del racconto in foto*, ovvio.


Buffo come il gergo che viene usato di solito per lo sviluppo di robe informatiche sia passato nel linguaggio comune, vero?

*non clickate sulla foto, vi porterà su una pagina dove sono possibili spoiler

Sinossi, sintassi, presentarsi

Dopo aver vagato per mari monti e blog, essermi imbatutto in decaloghi e consigli, aver capito la sinossi e la sintassi per presentare e presentarsi, be’ credo però che alla fine, a meno che non si sia davvero costanti come la stella polare e bravini, l’esito sarà una nuova coperta per la mezza stagione. Tuttavia, il divertente sono la fase 1 e la fase 2, e mettiamoci la fase 3*.

C. Schultz


fase 1: l’idea
fase 2: la stesura
fase 3: la correzione

Nomination

sunshine-blogger-awardLo spam-killer si era mangiato la nomination ricevuta da Evelyn, che ringrazio,  che mi aveva posto dieci interessanti domande. Ora, non so se le risposte date, sono quello che si aspettava… ^_^ il decalogo, il cominciare con la parola dieci, a me fa sempre venire in mente dieci piccoli indiani. Però nella versione con i personaggi di Lamù.

Il resto è in questa comoda pagina

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