E per occhi… Finale terribile


[parte terza]

Paola poggiò i barattoli, prese il morbidissimo peluche e di corsa tornò per le scale, percorrendole a quattro a quattro, certo, come era morbido quel pupazzo, era così bello. Raggiunse le cantine, al buio arrivò alla sua, aprì la porta e vi infilò il peluche.
“Se vuoi ordinare qualcosa fallo qui!”
Lo aggoggiò tra gli scaffali, non prima di ripulire dalla polvere il ripiano dove lo stava appoggiando.
“Bene e ora ti saluto.”
Stava pensando se e come mai non era corsa in strada a gettarlo nella spazzatura, quando un figuro alto nero e inquietante le apparve davanti. Aveva gli occhiali da sole, anche lì al buio, e si era messo tra lei e la porta della cantina.
“Questo è meglio se lo riprendo io.”
L’uomo in nero estrasse di tasca un sacchetto di color marrone chiaro, col bordo dentellato, di quelli usati per il pane e vi mise il peluche.
Paola fece per dire qualcosa, ma l’altro la precedette.
“No, è pericoloso, per questo lo recupero. E’ stato un errore, ci è sfuggito.”
“Ma chi? Cosa?”
Paola non sapeva ancora se urlare, visto che aveva la via di fuga bloccata dall’altro, oppure fare delle domande. Era rimasta a metà tra sconcerto e paura.
“Avrebbe fatto danni, crescendo a dismisura e ordinando tutto, fino ad esaurire tutta l’energia che ci serve.”
Di che stava parlando.
“Ora ti saluto ma prima,…” Il sacchetto divenne piccolo come una gomma da cancellare, così in un attimo, e l’uomo lo mise in tasca “…una domanda: non l’ha toccato nessuno vero?”
Paola fece no con la testa.
“Bene, ti saluto.”
L’uomo varcò la porta di cantina e sparì dalla vista. Dopo qualche secondo la ragazza si mosse, col cuore a mille uscì dalla cantina e si voltò per vedere se l’altro c’era ancora. Un cavo! Sentì alla gola un cavo freddo e tagliente.
L’uomo in nero aveva estratto lo yo-yo e glielo aveva messo attorno al collo. La prese di peso e la riportò nella stanzetta; Paola tentò di dimenarsi, di scalciare.
L’uomo col frac uscì dopo alcuni minuti, si risistemò il cappello e il colletto, richiuse con calma la porta della cantina con le chiavi di Paola, salì le scale, entrò nell’appartamento, dove spense il gas sotto la pentola dell’acqua che già bolliva all’impazzata. Buttò un’occhiata alle stanze, per vedere se c’era qualcosa di acceso o di aperto; niente, meglio così. Cercò e trovò il cellulare della ragazza e sfogliò la rubrica; c’erano due Barbara e per fortuna di tutte e due era indicato l’indirizzo. Lo spense.
Dopo una breve pausa sul pianerottolo, se ne andò dando un paio di mandate alla porta di ingresso. Una volta in strada, si avviò verso il centro. Fatti pochi passi vide un cestino dell’immondizia e vi infilò le chiavi.
Gli aveva mentito, anche Barbara aveva accarezzato il peluche, quindi anche l’altra ragazza poteva vederlo e vedere le cose dell’altro piano, ma non era un problema irrisolvibile. Barbara, un bel nome.

Licenza

E per occhi due biglie blu di Gianni Gregoroni è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.

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