E per occhi… Parte terza


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Paola proseguì la passeggiata dal parcheggio a casa tranquillamente, ignara di tutto e confortata dal morbido peluche, che di tanto intanto toccava; il cane sembrava sempre più morbido, un amore da coccolare.

 Il portone di casa era di quelli grandi, col vetro retinato opaco, col telaio in alluminio anodizzato color olio d’oliva ed una serratura a comando elettrico; la ragazza estrasse dalla borsetta le chiavi, non prima di avere razzolato tra fazzoletti, portacipria, foulard, cerotti di emergenza e occhiali da sole; quando inserì la chiave e fece scattare la serratura, questa emise un ronzio e poi un sonoro clack.
Sempre con il suo nuovo amico di peluche in braccio entrò nell’androne delle scale, si girò verso le vecchie cassette delle lettere per controllare che non fosse passato il postino e quindi salì su per le scale.
Entrò in casa, poggiò le chiavi sul tavolo appena oltre l’ingresso e andò in camera sua, varcò la soglia, buttò sull’attaccapanni il cappotto e si avvicinò alla mensola dove stavano i suoi preziosi pupazzi, per sistemare il nuovo acquisto. Li osservò attentamente, poteva metterlo tra la giraffa e la scimmietta, come tra il ciuchino e il grosso leone, cromaticamente stava meglio lì. Ci avrebbe pensato dopo, per il momento lo appoggiò sul letto, gli dette un’ultima carezza delicata e cominciò a prepararsi per il bagno.
L’acqua calda le diede sollievo, fuori era davvero freddo e camminare per le vie in ombra l’aveva rattrappita. Rimase quel paio di minuti più del dovuto sotto il getto della doccia e poi uscì nel vapore del bagno. Si era appena rimessa l’intimo indosso che sentì dei rumori provenire da fuori la porta; forse era caduto qualcosa? Aspettò ed ascoltò in silenzio: si sentivano rumori indefinibili. Era entrato qualcuno. La situazione non era bella, però prima di spaventarsi sul serio, doveva essere sicura, che non fosse il gatto della vicina oppure che non fosse semplicemente caduto qualche abito dall’attaccapanni. Aprì di nuovo l’acqua della doccia, si mise una maglia al volo e con delicatezza aprì la porta; sbirciò senza vedere o sentire niente. Prese un respirone: spalancò di scatto e uscì come un lampo quattro passi e fu in camera sua. Niente. E se era in cucina? Magari aveva preso uno di quei bei coltelli dal set, tutti ben allineati nel porta coltelli in ciliegio che fa tanto arredamento. Col batticuore e la lingua secca arrivò in cucina: niente. Uff non era niente. Ma allora cosa era successo?
In quel momento sentì freddo alla testa e alle spalle; passato il presunto pericolo, cominciava ad avvertire i capelli bagnati che sgocciolavano sul maglione, e il fatto che era inverno e girare per casa scalza dopo la doccia, non era confortevole.
Rabbrividendo andò a guardare il termostato dell’impianto di riscaldamento; l’aveva lasciato spento e la casa si era raffreddata, accese tutto e tornò in bagno dove si dette un colpo di asciugacapelli.
Con un asciugamano buttato sulla testa e un paio di pantofole ai piedi, andò in camera da letto. A terra c’erano la giraffa e la scimmietta, che strano, ma magari, rifletté Paola, quando era entrata aveva smosso qualcosa, spostato aria togliendosi gli abiti… Boh? Raccolse i due pupazzi e li rimise sulla mensola, sistemandoli bene. Il suo Pyro era ancora lì sul letto, lo carezzò soddisfatta ed indossò degli abiti; in fondo il pupazzo stava benissimo anche lì dov’era, nel suo letto.
Si mise con calma a fare le sue cose, risistemare qualche bolletta, mettere in ordine il bagno e poi iniziò a cucinare. Mentre era indaffarata ai fornelli, con la coda dell’occhio vide come un flash blu, forte a tal punto da disegnare un’ombra sotto gli oggetti, opposta a quella del sole che filtrava dalle finestre.
Paola si fermò, appoggiò il mestolo con cui stava girando il sugo pronto nella padella antiaderente e per scrupolo fece un giro tra le stanze, senza sapere bene cosa cercare. Guardò anche nella stanza da letto, dove tutto appariva in perfetto ordine, come sempre. Passò ancora una volta una mano sul morbido Pyro e si incamminò verso la porta, quando notò che i pupazzi erano in un ordine diverso rispetto a come li aveva messi lei, forse, no impossibile. Il cappotto era ripiegato sulla poltrona, i libri che lei aveva sempre disposto in ordine per colore e dimensione, ora erano disposti differentemente; si avvicinò alla libreria: erano disposti per genere e ordine alfabetico dell’autore.

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