Gli autoprodotti ovvero chi s’è pagato da sé.


Il selfpublishing è oramai un oggettivo e perfino abusato metodo per stampare, si va dal catalogo, al calendario, alle foto del mare e ovviamente al proprio libro.
Editoria a pagamento? SelfPublishing? Quanto è giusto pur d’arrivare – non dico sullo scaffale – ma alle vetrine elettroniche con un prodotto letterario?

E’ interessante, anzi fondamentale ricordare che Dino Campana, Svevo, Poe, Whitman, Proust e altri ancora, se li abbiamo letti, lo dobbiamo al fatto che si sono “frugati” e hanno pagato la prima edizione dei loro romanzi, raccolte di poesie e volumi vari, di tasca propria.

Cosa dire? Vi rimando a questo articolo del Corriere di Luca Mastrantonio

http://lettura.corriere.it/da-svevo-a-moravia-classici-autoprodotti

Certo, lì negli esempi che si fanno c’era della maestria non da poco conto, questo deve restare valido, ma è interessante il concetto in ballo: il self publishing non è come adorare il male.

Del resto, provate a stampare 50 copie per gli amici di una vostra storiella, cercando di avere un prodotto che sia in qualche modo accettabile, con una copertina decente andando nella copisteria sottocasa, poi ditemi quanto avete speso.


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