Il pescatore


IL PESCATORE

Quando torno a casa, verso l’ora del tramonto, vedo spesso un uomo in tuta.
Oggi è in pantaloni grigi, casacca azzurra, berretto verde scuro e Converse rosse ai piedi.
Sta lì, poggiato alla ringhiera del naviglio, con la canna da pesca tra le mani.
Io faccio il tifo che non peschi niente, ma, nel secchio di plastica, che tiene accanto, vedo spesso qualcosa di scuro che si agita nella poca acqua.
In quel secchio ho sbattuto coda e pinne tutto il giorno, e almeno tornando a casa vorrei dimenticarmi delle lotte, di chi mi ha preso all’amo, della claustrofobia in cui mi muovo.
Quando ho il turno di mattina, mi tocca vederlo anche all’alba, appena esco di casa, e lo maledico perché mi ricorda verso cosa sto andando.
E’ solo da qualche mese che ha scelto questa parte di naviglio per pescare.
Oggi la giornata mi è andata talmente storta che mi avvicino, gli dico:
«Ma perché viene a pescare proprio qui in mezzo al traffico?».
Mi fa segno di parlare piano, poggiandosi l’indice sulle labbra. Mi viene anche da ridere, col caos intorno di auto, moto, ambulanze.
Avvicina la testa e sussurra:
«Perché dove andavo prima non c’era nessuno, solo la campagna e qualcuno che passava correndo».
«Non è meglio per pescare se non c’è nessuno?».
«Non per me, nessuno mi parla nella lunga attesa, nessuno mi vede, preferisco qui».
Si raddrizza il cappello, mi guarda con un sorriso furbo, ha gli occhi azzurri e il viso segnato da ciuffetti sparsi di rughe. Sento qualcosa in petto squagliarsi, guardo nel secchio, poggio a terra la borsa, infilo le mani nell’acqua, afferro il pesce e lo ributto nel naviglio.
Il pescatore mi guarda e ride. Dice:
«È facile, no?».
Riprendo la borsa, rido anche io. Gli dico:
«Domani, ho il turno di mattina».
Ancora con la canna tra le mani, di spalle, fa un gesto.
All’alba, quando esco di casa, non lo vedo, e nemmeno la sera.
Non l’ho più rivisto.
Oggi sto lasciando Milano e l’Italia, aveva ragione lui, è facile.

Racconto di Grazia

11 pensieri riguardo “Il pescatore

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