Emma – Il Thriller della zucca


 

Il thriller della zucca, micro – racconto ambientato nel mondo di Emma

Quando Emma uscì dal palazzo che fungeva da alloggio degli studenti, quella mattina era sola; intorno non c’era nessuno, era davvero presto, troppo presto per gli altri e anche per lei. Si era svegliata prima dell’alba, perché durante la notte aveva dormito davvero male; dei pensieri l’avevano tenuta in quella specie di dormiveglia agitato e abitato da sogni: subito li aveva dimenticati ma, comunque inquietanti, non l’avevano lasciata dormire.
La scuola di Torre in Poggio riposava sotto una coltre di umida bruma e le foglie degli alberi gialle, per terra, si mischiavano alla brina; ancora pochi minuti e quei vialetti si sarebbero riempiti di ragazzi e ragazze, in quel momento però lei era da sola, con la testa da un’altra parte.
Poiché era l’ultimo giorno di ottobre si respirava qualcosa di diverso e già la settimana precedente erano cominciati i preparativi per le feste: negli alloggi degli alunni per gioco e nei paesi lì intorno per tradizione; si sarebbero organizzate feste,  si sarebbero tenute processioni e cortei, scherzi e fuochi. Anche lei doveva pensare se partecipare alle feste di quella notte e come vestirsi in maschera, se era il caso dopo le fin troppo reali avventure vissute. Tuttavia non erano queste cose a farla rimuginare, sentiva dentro quel non so ché di strano, di quando si avvicinano nuovi guai.
Mentre rifletteva e aspettava uscisse qualcun altro, intravide con la coda dell’occhio un oggetto arancione sbucare da dentro un’aiuola: sembrava un pallone semi sommerso nel terreno, tra le frasche. Cosa era? Mosse qualche passo per vederlo meglio, c’era un bastone accanto a quell’affare, sembrava il manico di una scopa che per un palmo usciva dalla terra. Qualcosa sotterrato lì di proposito? Forse il bastone serviva per non perderlo?

Fece per avvicinarsi ancora, quando si fermò di colpo.  Si sentiva osservata, si girò e vide arrivare infreddolito, con le mani in tasca Ciccio, seguito da Vanessa, vestita come un pupazzo di neve; forse pensava di essere al Polo? Come la vide il ragazzo sgranò gli occhi, memore dei giorni passati.
-“Mica avrai trovato altre… cose?”-
-“Ho visto quello.”
Emma indicò per terra quella specie di pallone arancione.
Ciccio strabuzzò gli occhi.
-“Ancora?”-
-“Non è certo colpa mia.”-
Li raggiunse anche Elisabetta che intanto era scesa e si mise a guardare, mentre Vanessa quasi dormiva in piedi.
-“Cos’è?”- Fece.
-“Non lo so proprio Eli.”-
Si avvicinarono piano, per scoprire che in quel punto, dove la terra era smossa e morbida, era solo cresciuta a dismisura una bella zucca tonda e cicciona interrata per più di metà.
-“Ah, è una zucca.”- Ciccio lo disse con sollievo e aggiunse.: -“Il bastone sarà servito alla piantina, per farla crescere dritta.”
Parlava con convinzione, da contadino esperto; rimasero qualche attimo in silenzio, finché ad un certo punto Emma si rivolse agli altri.
-“Visto che non è nulla, visto che non è colpa mia e prima che la zucca si alzi in piedi trasformandosi in mostro, io vado a fare colazione!”-
Si voltò e si incamminò verso il refettorio; Vanessa meccanicamente le si mise dietro strascicando i piedi assonnata, mentre Elisabetta e Ciccio, restarono qualche secondo ad osservare le alte due andare via, interdetti.
-“Ciccio, dovremmo prenderla per stasera, per la festa, che ne dici?”- Era una buona idea, i due la guardarono ancora.

-“Però ora, ecco, ci sono le lezioni e… Ecco, dove la mettiamo e poi ci sporcheremo, ecco…”- Gli ecco di Ciccio erano iniziati, come il suo rossore per l’imbarazzo. Non era il caso di insistere Elisabetta lo sapeva, ci sarebbero tornati più tardi, la zucca non sarebbe andata da nessuna parte.
-“Hai ragione. Andiamo anche noi.”-
Si misero sui passi degli altri e se ne andarono.

Qualche manciata di  secondi dopo la zucca si mosse, con fatica venne su, poi apparve un corpo intero! Era vestito di coperte marroni e verdi, le mani erano stecchi di legno tanto erano nodose e scure: in una reggeva un lungo bastone alto due metri, con in fondo una tozza punta di ferro, l’altra la usava per spolverarsi gli abiti.
Si guardò intorno e si dette di zuccone, anche perché era proprio una testa di zucca, con occhi e bocca intagliati; si grattò il foro al posto del naso e, visto che non c’era nessuno, svelto svelto si riparò tra gli alberi correndo su logori stivali marroni. Per un attimo era stato quasi scoperto, non era da lui avvicinarsi tanto incautamente; l’aveva scampata. Bene, poteva ancora svolgere la sua missione e consegnare il messaggio, prima però doveva trovare un cappello, sentiva freddo alla zucca.

 

   Buon 31/10 a tutte le zucche piene e anche a quelle vuote

Annunci

16 pensieri riguardo “Emma – Il Thriller della zucca

      1. Fa parte di un progetto di (circa 5) libretti di circa 150 pagine ciascuno… Per il momento sono al terzo. Ovviamente scrivendo “avanzatempo” e da cialtrone dello scrivere quale sono, non ho ritmi forsennati. 🙂

        Mi piace

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...