La danza dei numeri


La danza dei numeri

LP suona le sue canzoni rilassanti, incise con passione.

Io danzo nel salone del mio appartamento, con le tapparelle abbassate per impedire che il sole penetrante mi accechi. Ondeggio i fianchi esili, piego e stendo le gambe magre facendo appello alle poche forze che mi rimangono.

In questo momento non ho alcun pensiero, nessuna ossessione o desiderio. Sono completamente vuota. Sono libera dalle mie catene, in un certo senso.
Il pensiero costante, l’alternarsi delle ossessioni per il cibo, gli allenamenti e la bilancia. Il desiderio di pesarsi ancora e ancora. Ogni cosa sembra per un momento svanita, lasciando spazio solo a quelle note di poesia e passione. Non ho parole da ripetere, solo strumenti musicali da accompagnare con il mio ballo molto probabilmente poco aggraziato. Ma a chi importa? Sono qui, da sola, al buio, nel mio appartamento e sono in procinto di spiccare il volo.
Appartengo più a questo mondo? Una realtà dove il tempo scorre veloce e inesorabile, dove non si ha più la possibilità di essere se stessi, dove non si può nemmeno ballare solo per sentirsi liberi?
Che fine hanno fatto quelle belle sensazioni che mi appartenevano quando ero bambina? Dove il mondo era popolato da creature immaginarie, mie amiche e confidenti?
“Credi di poterti prendere il permesso di essere imperfetta e credi di poterti concedere una pausa dove pensi ancora alle fate ma non sai che sono morte insieme alla tua infanzia”.
Ogni cosa è svanita all’interno di quei numeri che mi ossessionano e mi incatenano la mente. Ma adesso posso prendermi quello spazio per me e danzare.
Un ballo di vita, un ballo di morte. In ogni caso, un ballo di libertà.


Racconto di Shiki Ryougi.

16 pensieri riguardo “La danza dei numeri

  1. quel “sono in procinto di spiccare il volo” mi fa temere il peggio.
    nella mia lettura (che può essere assai distante dalle intenzioni di chi ha scritto) la ragazza (che credo anoressica), più che al permesso di essere imperfetta, ambisce ad avere il controllo sui numeri, che per me sono quelli della bilancia.
    con queste premesse il finale, non espresso, non può essere che tragico. Mi piace che tutto il racconto sia racchiuso nei tempi di una danza solitaria, una sorta di canto del cigno.
    ml

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  2. Ho apprezzato la tecnica di “mostrare” il personaggio e la situazione senza dire. Tema e contesto si deducono dagli atti. Mi è piaciuta l’immagine che scaturisce da “non ho alcun pensiero, nessuna ossessione o desiderio. Sono completamente vuota. Sono libera dalle mie catene“: l’assenza di dolore che in realtà massimizza il disagio. Credo che sia stata resa perfettamente l’idea che sta dietro alla problematica descritta. Ho apprezzato la delicatezza del non dire anche nel caso di “ sono in procinto di spiccare il volo.” Per quanto il concorso “Bisarca” ci faccia esercitare ad essenzializzare le parole, trovo che in questo racconto la cosa sia riuscita. Per mio gusto, avrei anche limato ulteriormente qualche dettaglio, ma mi è’ piaciuto.

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  3. Il ballo come atto liberatorio, come strumento per lasciarsi andare, è un elemento trasversale a molte culture. Ame, questo racconto, ha lasciato un senso di malinconia, e anche di impotenza, quel senso di non potere essere lì a scacciare i brutti pensieri della protagonista, ad esserle vicina. In poche righe, si percepisce davvero il disagio. Bello e disturbante allo stesso tempo.

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