La scogliera


La scogliera

La strada che porta sino alla scogliera è immersa nel verde e lunga quasi un chilometro e Luciano lo sa, perché la percorre a piedi di corsa tutte le mattine, e proprio quella mattina lui corre più forte perché è in ritardo, cerca di arrivare il più in fretta possibile e ansima e suda, nonostante il vento costante che viene dal mare.
Ha fatto tardi a scrivere il suo messaggio e sa che se non arriva in tempo si pentirà dell’occasione mancata, sa che non rivedrà più né Ilaria, né il suo ragazzo, Gianpaolo e questo non potrà più perdonarselo, ci dormirà male per tutta la vita e quindi corre, con urgenza, non vuole fantasmi.
Sente il ferro sotto la lingua, la gola è secca, una fitta alla milza. Sta superando il suo limite e si sforza di focalizzare davanti a sé Ilaria e Gianpaolo: lei perfettamente nitida nei suoi ricordi, lui un tipo sbiadito dalla barbetta ispida gli occhi chiari e poco più, lui a cui Luciano aveva dato amicizia prima del litigio.
Li rivede sorridenti: Ilaria e Gianpaolo insieme in una foto nella bacheca di istituto. La gita per “nonsoddove” e poi era successo, il disastro.
Ecco, ecco, deve sbrigarsi o sarà tutto perduto; la scogliera che domina sul mare, sulle rocce sotto, contro il vento urlante che muove le onde lunghe, presto! Ultimi passi, ancora non li scorge. Che abbiano già mollato tutto, che siano già oltre…? Terribile.
Si avvicina al bordo fino al limite della prudenza, lì in basso ci sono venticinque metri di salto e pietre. Scruta, guarda, osserva, alla fine li nota laggiù più in basso, avvolti nei loro salvagente arancione, forse sorridenti seduti a poppa, o come diamine si dice, della barca a vela del ragazzo. Si abbracceranno, avranno fatto sesso quella mattina e lei avrà preparato la colazione, giurando amore e fedeltà a lui, Gianpaolo l’amico di sempre, che mai avrebbe lavorato alle spalle, ai fianchi, staccando, scollando Luciano da Ilaria, che in fondo non lo voleva poi così fortemente. Storie che passano, storie da giovani e poi una parte della colpa era anche sua, Luciano lo capisce.
E’ il momento. Sa che guarderanno verso la sommità della scogliera, sa che il suo gesto verrà colto, ed è così, perché Ilaria lo indica, e lui risponde con un cenno. Ecco, un ultimo passo verso il bordo e Luciano si gira di scatto, si china, si cala i pantaloni e mostra il culo, bianco e tondo! Da quella distanza i due in barca forse non possono leggere; sulla chiappa sinistra c’è scritto FAN, sulla destra CULO. Il pennarello andrà via tra un mese, ma la soddisfazione, quella resterà indelebile.
FAN CULO.
Il vento gli sferza le chiappe, ma non importa, è fatta. Si tira su i pantaloni e neanche si volta, riprende il sentiero al piccolo trotto e torna giù, con un sorriso tranquillo.


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46 Comments

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  2. Ahahha, bella Gianni. Mi fai tornare alla mente un gesto analogo, ma senza la scritta, che ho compiuto davanti un gruppetto di adolescenti irriverenti e cannaioli, che mi pigliavano in giro mentre passavo correndo davanti a loro lungo l’argine del torrente. Beh, dopo aver ammirato il mio nobile culo si sono zittiti con la canna a mezz’asta. Da quel giorno quando passavo nella boschina dove loro di nascondevano non mi hanno più presa…visto che il culo l’avevano già preso in faccia. 😀

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