Liz


Liz

C’è una donna dai capelli neri, ha una camicetta corta, indossa pantaloncini e scarpe comode. Ha guidato fin lì facendo fischiare le gomme dell’auto sull’asfalto cocente e ora scruta lontano davanti a sé.
La statale è inondata dal sole estivo. La macchina parcheggiata a lato in uno spiazzo sassoso ticchetta metallica.
Liz è poggiata alla portiera del passeggero, davanti a sé ha l’orizzonte, alle spalle la strada grigio. La carrozzeria è rovente; Liz fa attenzione a non scottarsi i fianchi nudi. Osserva oltre il guardrail il mare che da blu diventa verde e poi schiuma in una bianca risacca quando tocca la riva. Liz si lascia avvolgere dal vento, gioca con la collanina. I capelli sono legati e tenuti su da un elastico.
In bocca ha la sua solita sigaretta smorsicata che manda due righe di fumo indietro.
Una goccia di sudore scende dal collo, giù, scorre tra i seni, scansa un neo e rotola fin sul bottone degli shorts dove sembra decidere se cadere o no.
Il sole è così: è bello ma brucia. Un po’ come te Liz, le aveva detto una volta un amico.
Sospira, si stira e si rilassa. Spegne la sigaretta e la mette nel porta cicche, poi tira fuori di tasca un post-it lo legge lo accartoccia e lo getta via. E’ ora, pensa.
Estrae dal bagagliaio lo zaino e scavalca il guard rail. Cinque metri di sentiero e mette i piedi sulla sabbia.
Ha bisogno di una pausa, e anche di una bella nuotata.
E fanculo il resto.

[perché del racconto]

 

Licenza Creative Commons
Tutti i racconti sono distribuiti con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale. Salvo laddove non sia espressamente indicata altra licenza.
Dove si applica, sono possibili adattamenti purché vengano condivisi allo stesso modo.
https://ilperdilibri.wordpress.com

 

Annunci