Piante in vaso


Piante in Vaso

Elia Fortezza se ne sta seduta sulla sua sedia a dondolo leggendo un libro di botanica e pensa, pensa alle sue piante, tutte disposte nel giardino d’inverno, nella serra e nel salottino di casa sua, un delizioso terra-tetto di quattro vani, nella amena campagna a nord dell’Appennino tosco-emiliano.
Le sue amate piante ogni giorno risplendono per lei, lei parla a quelle piante, le annaffia, le pota con cura, fa loro ascoltare dei bellissimi dischi in vinile con buona musica classica, talvolta del jazz, poco, il jazz è più frivolo, ideale per le piante ad alto fusto, forse.
In quel momento sta consultando Giardino oggi, il nuovo numero, si parla di irrigazione a goccia, esposizione invernale delle piantine a foglia larga, al centro c’è il poster di una rara orchidea, staccabile, forse lo incornicerà e lo metterà da qualche parte, se trova lo spazio.
Elia si alza, poggia sul tavolino ottagonale il mensile, prende gli occhiali da vista, li inforca e fa il giro delle sue piantine. L’ortensia, la felce, poi i due gerani, quindi il ficus, più sotto la luce la gerbera e l’orchidea. Per ognuna ha un pensiero, un tocco delicato.
Elia è una donna matura, insegnante in pensione, con un passato di cubista in discoteca, poi la laurea in lettere, due figli, che lavorano in Belgio, un marito, novantenne, scappato con un nuovo compagno alle Baleari e tanti bei ricordi.
Di quelle due anime sono rimasti i capelli, con una tinta turchese che accenna al blu, e gli occhiali con catenella d’argento, poggiata sul twinset di lana merinos.
Le piante, però, sono sempre state al centro della sua vita, la sua passione.
Sospira, Elia, e prende le chiavi della serra, deve andare a salutare tutte le altre piante del suo cuore, indossa un golf, quel giorno è più fresco, ed esce.
«Argus, ma noi non eravamo sulla Terra per invaderla?» chiede telepaticamente la gerbera alla felce.
«Mi ricordo anche io. Argus, ma, quanti anni è che dovevamo? Già che dovevamo fare?» rincara uno dei due gerani.
«Cari amici, certo, dovevamo entrare nel corpo dei terrestri e impossessarci del loro pianeta, però, qui al calduccio, spolverati, annaffiati, amati, si sta così bene» risponde Argus.
Mormorio tra le piante. Si drizza un’orchidea più in là, vicina alla finestra.
«Argus, ti sei rammollito forse?».
Silenzio.
La cara Elia ritorna, toglie il golf, accende lo stereo, poggia la puntina del giradischi sul vinile, la musica comincia, Beethoven, un vero capolavoro, qui nella versione diretta da Ashkenazy.
Le piante fremono, si rilassano, l’invasione è rimandata.


Come sempre anche questo racconto è proprietà intellettuale dello scrittore eccetera eccetera, potete ribloggare se vi va, citando la fonte.

Se poi una qualche Casa Editrice lo volesse pubblicare col nome di altri e più blasonati scrittori, ben venga, sarò lieto di fare da ghost writer, … anche se non credo verrà in mente a nessuno un simile scenario.

La battuta in vaso, invasione si capiva? No? Ach.

 

 

 

32 pensieri riguardo “Piante in vaso

  1. Questa storia è così simile alla mia routine invernale (marito famiglia e anni a parte) che ho fatto un giro per controllare che non ci fossero telecamere nascoste.
    Che poi, che bisogno hanno le piante in vaso di invadere, quando hanno già schiavizzato Elia al punto che provvede con gioia a ogni loro bisogno? Hanno già vinto! Le piante dominano!

    Una nota personale: io non ho mai avuto orchidee perché le ho sempre trovate piante complicate da accudire a dovere.
    Fino a settimana scorsa. Qualcuno ha buttato un’orchidea nella spazzatura e io non posso abbandonare piantine a morte certa. Quindi ora ho anche quella. I casi della vita, eh?
    O era un’operazione organizzata per infiltrarmene una in casa?

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    1. Chissà, è invece probabile che tu, salvando quell’orchidea, abbia salvato la Terra dall’invasione.

      Riguardo la routine, chi non nota cosa si fa per le piante, spolveratina inclusa…

      E per le telecamere, non importa che le installi io. Se hai laptop, smartphone, e altre “robe tecnologiche” sei già sotto sorveglianza.

      La cara Elia, chissà, magari è già un simbionte oppure è un clone vegetale con le sue fattezze, oppure è un’umana che, quando dovesse dipartire da questa vita, terminerà di accudire piantine e allora poveri no.
      Salvate le Elia del mondo!!!! ^_^

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      1. Mi garberebbe da morire avere un giardino d’inverno, ma non ho posto né fondi. Sono già fortunata ad avere un giardino, in cui però posso piantare solo piante che sopportino le stagioni. Ho una parte che fa giardino d’ombra però, sotto la vite, con gigli, felci, e altre piante che amano la luce delicata in estate ^_^ Sono alla ricerca di Nicotina alata da un po’, ma finora nulla, e anche i semi che mi riesco a procurare non germinano. First World problems, amIright?
        Casca benone col fatto che ad ogni modo la mia pianta preferita è la rosa, che è il T-34 del mondo vegetale. Fintanto che sta fuori, incassa tutto. (occhio, non lanciare il discorso “piante” perché vado avanti ore quasi come per il discorso “tumuli preistorici” 😀 )

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      2. Se per T-34 intendi i carro sovietico, ti lovvo un sacco.
        E sul discorso piante, per la miseria, dovrò fare un numero speciale… E, visto come lavora la mia fantasia, prima o poi…
        Il giardino d’inverno, la serra, e pure la vigna sarebbero un risultatone… per quanto riguarda me, le piantine ci avrebbero già invaso.

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    1. Non saprei, non conosco così bene la pronuncia delle lingue dei terrestri… sono arrivato da poco… Potrebbe, magari deriva da Amelia o potrebbe essere il femminile di Elio… non saprei. ^_^

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      1. Eh… magari è la forma femminile di Elio.. sai gli accenti… e comunque è un nome profetico, in un certo senso. Magari i genitori della dolce nonnina già sapevano?

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  2. Molto bello, come sempre niente è dovuto al caso con te, ne il nome, ne il colore dei capelli e il resto, tutto è….e tutto potrebbe essere, invasione rimandata!
    Come vedi non sono poi tanto cattivi questi extraterrestri 😉

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