Scorpio-4


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09.47 UTC

Qualcosa non tornava affatto.
Proseguì a passi rapidi, voleva vedere, varcò la soglia e vide chi erano le cinque figure: cinque superstiti spaventati, nel panico, che si consolavano nell’unico modo che conoscevano; abbracciandosi.
Quattro bambini di età mista tra i sei e gli otto, una donna sulla quarantina, spaventata e dal volto tirato, che trasalì come sentì arrivare il corpo meccanico di Erica
“Non si spaventi. Sono qui per recuperarvi.”
L’altra annuì.
“Bene. Dove sono gli altri passeggeri?”
Cercò di mantenere la voce neutra. Stava riflettendo se poteva essere anche lei una delle persone che avevano legato l’uomo salvato per primo.
“Non so.” Lo disse in inglese con forte accento, francese?
“Cosa ne è dei genitori dei bambini?”
“Con gli altri.”
I bambini sembravano terribilmente stanchi, provati e molto tristi. Erica li guardò, che fossero sotto l’effetto di qualche calmante? Poteva essere giusto così. Oppure l’ennesima azione per salvarsi.
“Bene allora seguitemi, ho bisogno che facciate esattamente quello che vi dico.”
Si incamminarono dietro di lei, la scena era surreale, un corpo automatico con dentro una Erica, una donna con tuta da ginnastica ed una maglietta colorata e quattro bambini alti un metro, tutti in fila.
Li condusse in prossimità del centro della sala dei gate, dal dodici al trentasei per l’esattezza, li fece attendere.
“Adesso apro esco e mi assicuro sia tutto a posto”
“Sì, aspettiamo”
Uno dei bambini, una piccola bimba cicciottella con uno zainetto a forma di peluche, tirò su col naso, quindi si sedette a terra, si sdraiò e si addormentò placida. Erica la guardò molto perplessa. Se ne sarebbe occupata dopo, ora doveva occuparsi del recupero e della porta di accesso al tetto.
Tutta la trafila per aprire e soprattutto richiudere la porta che dava alle scale per il tetto era snervante, ma necessaria. Alla fine Erica uscì.
Una volta fuori osservò intorno: prima verso il suo container, poi nelle immediate vicinanze. Ecco i primi scarafaggi allo scoperto, tra i cespugli sotto di lei, ancora lontani; in cielo una serie di nubi cominciava a fare un po’ d’ombra, i più coraggiosi tra gli insetti mettevano la testa fuori, forse il vento portava l’odore del possibile pasto.
Se non c’era niente da mangiare, quelle bestiacce si affrontavano e si divoravano tra di loro, oppure mangiavano una larva di insetto, o una mosca se si arrischiava a restare ferma da qualche parte per troppo tempo.
Salì sulla scala, i passi dell’esoscheletro risuonarono nel niente silenzioso; tutto pareva sicuro lì sopra. Cosparse ogni superficie di urticante, quindi predispose un perimetro di sicurezza grande per consentire ad un buon numero di persone di stare comode. Il tetto era dotato di spiazzo di emergenza, il cartello con su scritto punto di raccolta era ancora lì dritto verso l’alto.
Osservò l’area, delimitata dai vari liquidi urticanti, dall’odore terribile per gli scarafaggi, ed il composto colloso che avrebbe impedito ai primi di entrare; gli altri sarebbero passati sopra i “compagni” invischiati.
Un buon lavoro, brava Erica. Si disse.
Ridiscese, la scala, qualche scarafaggio si muoveva in quella direzione, probabilmente era un caso, ma quando avesse portato donna e bimbi, sarebbe stato diverso, le vibrazioni, l’orrore, ne avrebbe guidati tanti in quella direzione.
Tornata dentro vide la donna decisamente preoccupata. Cosa aveva visto?
“Ci sono scarafaggi?”
L’altra scosse la testa.
“Non ci siamo presentate, Erica, tu?”
Si accorse di essere una persona brusca, ma del resto non erano a prendere un aperitivo in piazza.
“Michelle.”
“Ok, Michelle e voi bimbi belli, adesso vi bagnerò con della roba puzzolente, ma serve a coprire il vostro odore, perché dobbiamo nasconderci da degli esserini che ci vogliono… trovare.” Poteva andare.
Dopo averli cosparsi di sostanza odorosa, li guidò fuori, fino sul tetto. La donna, Michelle, prese in braccio la bimba semi addormentata, se la caricò sul fianco, un gesto che anche la madre di Erica faceva per prenderla quando ormai un po’ grandicella, doveva portarla in giro, perché era caduta o per gioco. Sorrise, anche se dentro l’esoscheletro nessuno poteva vederla.
“Non ci vorrà molto. Tra un po’ i soccorsi saranno qui e vi preleveranno.”
Michelle raccolse attorno a sé i bambini.
“Torna presto.”
Erica ci pensò un po’, quindi rispose con un sì molto rassicurante; con l’esperienza maturata in quel lavoro, fiutava le situazioni e, in quel frangente, sentiva nel petto una strana vibrazione: qualcosa non andava.
Ci avrebbe pensato più tardi, adesso l’obiettivo era trovare altre ventiquattro persone; tra queste ce n’erano alcune che avrebbe deciso se salvare o meno. Cominciò a scendere verso l’ingresso; gli scarafaggi lì attorno erano attivi, per il momento non sembravano eccitati da alcunché; ne contò diverse centinaia.
Tornò in basso avendo cura di controllare ogni angolo e poi richiudendo dietro di sé ogni porta; chissà come poteva aver commesso un errore tanto banale poco prima.

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