L’aspiratore portatile

Ovvero il fante di picche
Acquistato nuovo ma a sconto, prelevato dallo scaffale del grande magazzino, oppure ricevuto in regalo a Natale, l’aspiratore portatile fa la sua prima comparsa un mattino freddo (ma non troppo) e subito palesa le sue qualità.
Il tavolo è pieno di briciole di una colazione di festa: panettone, biscotti al cacao, pasticcini, perfino qualche pizzetta e una focaccia al prosciutto, hanno lasciato tracce del loro essere state lì, sul tavolo.
La batteria dell’attrezzo è carica, il led indica lo stato di ready, si schiaccia il bottone e… un tenue vvvvv si ode nell’aria, un flebile risucchio si palesa alla bocca d’anatra del potente (si fa per dire) aspiratore, ma le briciole non si muovono. Le briciole restano sul tavolo, per nulla smosse da affetto per l’aspiratore, per nulla convinte dal flusso canalizzatore inesistente, a seguire il percorso verso l’interno dell’elettrodomestico.
Attimi di perplessità, dubbi di avere settato la modalità giusta, ma niente, i risultati tardano, nessun granello di pastafrolla si è avvicinato al suo destino di finir catturato.
Dopo pochi secondi l’oggetto viene spento, si toglie a sacco la tovaglia e la si scuote a terra, dove ramazza e paletta fanno il loro duro e sporco (ma efficace) lavoro di raccolta.
L’aspiratore? Ancora intonso e certo senza traccia di briciole nel suo capace contenitore interno, finirà tra i “regali potenziali per altri”. C’è sempre un aspiratore portatile che vi ritorna dai regali degli altri, un po’ come il fante di picche in certi giochi di carte.


(in realtà gli aspiratori post 2018 funzionano molto meglio, ma si sa, i fanti di picche girano da tempo)

Racconto di Natale, o quasi

Quello che segue è il racconto a quattro mani (e se vogliamo a dieci dita) ancora in corso, senza schema e senza necessità di conclusione, non pensato per Natale 2020, né per il prossimo capodanno, ma che potrebbe raggiungere perlomeno la lunghezza di un poema epico cavalleresco.
L’idea alla base di tutto è scrivere tutto ciò che passa per la mente, senza che il proprio contributo abbia nulla a che fare con quello dell’altro, ma senza che questa regola venga imposta. Il racconto è nato senza un vero motivo sulla base di una risposta all’articolo (come sempre provocatorio) di Ysingrinus, che invito a leggere.
Scrivere per scrivere, di tutto ciò che si vuole scrivere, senza dover scrivere per forza qualcosa che si voglia scrivere. Un po’ come se il racconto si autogenerasse.
A un certo punto è stata sentita l’esigenza di aggiungere una seconda linea evolutiva, se non proprio una nuova trama. Quanto ci costa in termini di impegno? Non so il mio esimio collega, a me praticamente niente, anche se è una… beh una.
Qui sotto il lungo, lunghissimo contributo, lungo almeno in pagine. Diverrà una nuova forma di scrittura?

Linea Evolutiva 1
gianni ha detto:
dicembre 1, 2020 alle 4:02 pm

L’idea è geniale
potresti fare il role player o il master di qualunque cosa

ysingrinus ha detto:
dicembre 1, 2020 alle 4:15 pm

Qualsiasi cosa questi termini vogliano dire!

gianni ha detto:
dicembre 1, 2020 alle 8:17 pm

Esatto è lì il punto, chi non sa fare niente sa fare qualunque cosa alla stessa maniera, con lo stesso grado di competenza! E’ la soluzione a tutto.

Continua a leggere “Racconto di Natale, o quasi”

Bisarca 2021

Siamo quasi alla fine del 2020, quindi occorre prepararsi in tempo, per cosa? Per il concorso letterario NON a premi BISARCA 2021.
La terza edizione è alle porte, il 2 di maggio 2021, data per l’invio dei racconti, si avvicina in fretta.

Come sempre qualche dettaglio, nell’attesa del regolamento ufficiale 2021, giusto per impostare le prime righe. La lunghezza dei racconti dovrà essere compresa tra 800 e 2.000 battute (lettere spazi e segni di punteggiatura inclusi). Il tema sarà l’alba e/o il tramonto e/o l’aurora.

Presto il nuovo logo*, e qualche dettaglio ulteriore.

Qui il link ai racconti delle passate edizioni [vai al Bisarca] per chi vuole dare un’occhiata.


*anche quest’anno disegnato espressamente da un artista di comprovata bravura.

Descrivere la paura…

Le lingue sono in grado di parlare di qualunque cosa, e di conseguenza lo scritto con cui le si possono rappresentare, però come rendere tangibile la paura? Sì può descrivere una scena, una situazione, un momento, scegliendo termini secchi, precisi, non lasciare niente di inespresso, niente di non mostrato, e però non riuscire a dare alcuna emozione. Ci sono (pochi) scrittori che sanno farlo, perché il gioco è difficile e il phatos, il sospiro, l’emozione, svaniscono. Forse basta descrivere il fruscio del vento? Forse bisogna toccare i dubbi di chi legge? Fare intuire che qualcosa ci sia di strano intorno ai protagonisti? Instillare il terrore una goccia alla volta. Chissà. Si tratta senza dubbio di un’operazione difficile, perché scadere nella scemenza è un attimo. Se esistesse un unico modo lo userebbero tutti, ma a quel punto farebbe paura? In fondo il trucchetto del gattino che cade davanti agli occhi funziona solo la prima volta.

TENEBRE – GOBLIN Claudio Simonetti

Crom Award 2020 – Il racconto vincitore

Il Crom Award 2020 è assegnato, il racconto vincitore è piaciuto, il merito all’autrice Paola che ce lo ha condiviso.

Onore alla vincitrice, quindi, ella potrà fregiarsi del prestigioso premio! In che consiste il premio? Nella (forse) benevolenza di Crom, oppure no, perché Crom è uno che si fa molto i fatti suoi. Si vince soprattutto la grande soddisfazione di avere scritto un bel racconto.

[TEMPO IN ACETO]

A presto per la nuova edizione 2021.

Crom Award 2020 – presentazione racconti

Ed ecco i racconti finalisti del Crom Award 2020. In effetti pensavo che ce ne sarebbero stati di più, ma a causa di tempo e impegni dei possibili partecipanti, il numero si è ristretto di molto, direi molto molto. Ma non disperiamo, anche perché quello presentato è davvero delizioso.

Tempo in aceto

Commentate numerosi, comunque un bel lavoro. La votazione, essendoci solo un racconto, è superflua, tuttavia i commenti saranno apprezzati.

 

Non c’è pace sotto la doccia

Aprire agli sconosciuti

Suonano alla porta, una, due, tre volte. Andrea chiude il rubinetto della doccia, esce scalzo, bagnato, con indosso l’accappatoio -quello che usa in casa, non quello con cui va in palestra- e va a vedere chi c’è alla porta.
Sul display del citofono si vede solo la punta di un cappuccio e un bastone ricurvo.
-Chi è?- domanda svogliato, già immaginando la risposta “dolcetto o scherzetto”.
-Aprì, sono qui per te-
La voce è roca profonda, femminile. Non è una voce da bambina.
-Ma chi è? Che vuoi- dà del tu, agli scocciatori si dà del tu.
-Sono qui per te, apri, tanto è inutile, entrerò comunque, ma così evitiamo perdite di tempo, e problemi-
Andrea è tentato di mandare a quel paese la visitatrice indesiderata, ma tace, sbuffa, e si limita a riagganciare il citofono.
[il racconto continua qui…]


[zucca!] [altri horror della zucca] [vecchie teiere] [e caldaie…]

Manca poco alla partenza del Crom Award 2020

Crom Award 2020, il concorso letterario, fantasy, per racconti inediti e non, non a premi, dove si vince solo la gloria, e anche un minimo di soddisfazione.

[Regolamento]

Partecipate numerosi, o anche no, comunque vada sarà un successo.

E visto che il tempo sta peggiorando, indossate l’armatura di maglia, che fa freschino!

Vi ricordo i tempi: saranno accettati racconti spediti nel periodo 3 novembre (ore 8:00) 10 novembre (23:59). Dove spedirli? Leggete il regolamento.
E se non dovesse partecipare nessuno? A Crom non frega molto degli umani che non si cimentano con ardore, quindi non succederà niente.