L’essere essenziale, l’essere esistenziale

A volte si legge un profondo messaggio nei post, nei racconti, nei commenti…
A volte però …

 

Dalla potente penna di Silver http://www.lupoalberto.it

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Proverbi Fantasy

Personalmente sono alla ricerca di proverbi e modi di dire che potrebbero venire introdotti in racconti e romanzi Fantasy e/o Fantascientifici puri. La storia potrebbe essere molto più coinvolgente e credibile inserendo qualche modo di dire, plausibile, nei dialoghi dei personaggi, non trovate? Secondo voi, quali potrebbero essere?

Beh a me sono venuti in mente questi qui, è un inizio, un abbozzo

Per il fantasy

  • Meglio una spada oggi che una lancia domani,

  • Tanto va il mago all’artefatto che ci lascia il bastone del potere,

  • Chi di incantesimo ferisce di incantesimo perisce,

  • Draghi e buoi dei regni tuoi,

  • La mamma dell’Idra è sempre in cinta,

  • Scherza coi guerrieri e lascia stare i chierici.

Per la fantascienza

  • Chi lascia la vecchia rotta stellare per la nuova, sa le stelle che lascia e non quelle che trova,

  • Ad astronave donata non guardare nella stiva

  • L’iperspazio premia gli audaci

  • Luna rossa di sera bel tempo si spera (questa è sempre valida)

  • Non ci sono più le mezze galassie

E adesso attendo vostre idee, se vi va!


Link a caso

Nel suo nome

Nel suo nome

penninoQualche tempo fa, tra i tanti consigli che ho letto in giro dati a chi volesse tentare la fortuna con lo scrivere, ho beccato il “scegliete bene il vostro nome di piuma”.
Quanto conta? Forse più del titolo? Tanto quanto la copertina e i colori?
Vediamo un po’ di (pre)concetti.
Un fantasy puro non può venire scritto da una donna, perché raramente sarà in gradi di entrare nel dettaglio delle battaglie degli intrighi magici o descrivere duelli e capire il sacrificio (specie quello estremo). In questo caso occorre un bel nome composito tipo Tullio Decimo deRobertis oppure un John Taddeus Spark.
Un libro d’amore magari ambientato ai giorni nostri – diciamo contemporaneo – potrà venire letto solo se il target è invogliato dal nome di una lei che faccia intuire un’età compresa tra la sua e la vostra, così la lettrice ci si identifica (anche se nessuno sa che età avrà). Qui dire di usare chessò Paola Freschi oppure Debora Mancetti.
E’ ovvio che una donna non leggerà mai un libro erotico scritto da un uomo, perché si sa un uomo, non può capire non si può immedesimare, non può formulare o comprendere la leggerezza di certe implicazioni e allora l’autrice dovrà essere donna. Userei un nome senza vocale finale tipo Sharon De Pascal, oppure solo il nome e una consonante tipo Daemonia L. che fa un sacco mistero.
Per una autobiografia della tristezza invece c’è il nome cognome credibile, cioè se devi descrivere l’impiegato di una media azienda con sogni medi e una vita piatta, devi usare un nome da impiegato! Si deve prendere un elenco del telefono e trovare un nome stra-banale (che non citerò per evitare ripercussioni!).
Il libro di rottura, quello contro, quello che va oltre le righe e parla di una società che insomma, ma se ne esce? E forse si capisce meglio cosa c’è dietro (dietro cosa?). In questo caso potrebbe essere meglio se scritto da un RKP o TTX, sigle che fanno intuire un lavoro a più mani (come dare della pittura insomma).
Un bel saggio storico? Anche qua ci vuole un uomo, almeno di solito, salvo pochi casi. Meglio se i nomi sono due e rimandano a professori di lungo corso, gente che insegna da 105 anni come minimo, credibile e affidabile come la Stella Polare.
Sulle poesie non so, mi dichiaro ignorante senza riserve. Forse ci vorrebbe un nome da “quello\a della porta accanto”. Riflettendo, magari, questo è il caso dove nome maschile o femminle che sia poco conta. Forse.

Insomma ogni libro romanzo o racconto deve avere un nome che si innesti: e nella copertina e nel genere e nella mente di chi osserva quel titolo e quella copertina, perché in fondo un po’ di preconcetti ce li facciamo no? E voi?  Dite la vostra, se vi va.

Ogni nome citato è stato inventato e mi scuso già con chiunque pensi mi riferisca a lei\lui perché è stato un caso, un evento non voluto.
Mi scuso anche con chi possa avere trovato offensive le parole descrittive dei pochi esempi qui sopra: è ironia – facile – ironia!

E di nuovo a presto per sapere chi vince il mitico (e inutile) Crom Award 2016 – siate Cimmeri.

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Aiuto! La forfora sui blog

flacone Puntuale come ogni anno, a seconda del tema scelto per il proprio blog, arriva la forfora! Sottoforma di animazione che imita la neve, molti blog ricevono questo fioccare continuo, e già! Allora ho pensato: Ci vorrebbe un bell’antiforfora no? Ed eccolo qua il flacone opportuno.
Per il resto, niente da segnalare! 😛

 
Ovviamente se vi va, leggete qualche thriller così per rallegrare lo spirito no?

keep-crom-and-crush-your-enemies-1Soprattutto come ogni anno si ripete l’epopea del Crom Award 2017! Il regolamento è chiaro, chiarissimo! Si deve brindare a Crom, ma chi potrà innalzare il calice a cotanta divinità Cimmera? Presto svelerò i nomi.

Nel frattempo a questo link troverete cosa è accaduto nel 2016!

E se non vi interessa allora: alla malora! 😀 😀 😀

Qui sotto, per rimanere in tema di Conan, una bella partitina ad un Arcade dei tempi che furono

 

Brevi brevissime e quasi assenti… ma soprattutto:

Articolo da paura, assassini seriali e forbici!

terribile-forbice-00Prendendo spunto dalla sfida che BlodyIvy ha fatto qualche giorno fa e mentre aspetto il caffè, parlerò dell’argomento in oggetto!

Qualche tempo fa ho parlato (logorroicamente) di splatter, indagini e di polizieschi. Come interpolazione tra i generi, c’è quello che parla dei thriller col serial killer (e vai di rima). E andiamo.

Comincerei con la definizione del target del romanzo col killer: la paura! Infondere la paura. Cos’è la paura? Sentimento atavico che ci preserva dall’estinzione, insieme a tutta un’altra serie di istinti primordiali atti, fondamentalmente, al farci sopravvivere. Cos’è la paura in un libro? Eh, chi riesce a realizzarla, a farla palpare con mano mentre si legge, è bravo proprio. Un HP Lovecraft, un Poe (che io però non amo) un King, Koontz, Blatty, di tanto in tanto ci riescono e ci incollano alle pagine.  Se si trattasse di un horror lo scrittore potrebbe contare sul sovrannaturale, ma qui si parla del genere col killer, e deve basarsi sull’immedesimazione. Quindi un buon romanzo deve farci sentire quella paura, quel certo brividio da “potrebbe toccare a me”.

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