L’aspiratore portatile

Ovvero il fante di picche
Acquistato nuovo ma a sconto, prelevato dallo scaffale del grande magazzino, oppure ricevuto in regalo a Natale, l’aspiratore portatile fa la sua prima comparsa un mattino freddo (ma non troppo) e subito palesa le sue qualità.
Il tavolo è pieno di briciole di una colazione di festa: panettone, biscotti al cacao, pasticcini, perfino qualche pizzetta e una focaccia al prosciutto, hanno lasciato tracce del loro essere state lì, sul tavolo.
La batteria dell’attrezzo è carica, il led indica lo stato di ready, si schiaccia il bottone e… un tenue vvvvv si ode nell’aria, un flebile risucchio si palesa alla bocca d’anatra del potente (si fa per dire) aspiratore, ma le briciole non si muovono. Le briciole restano sul tavolo, per nulla smosse da affetto per l’aspiratore, per nulla convinte dal flusso canalizzatore inesistente, a seguire il percorso verso l’interno dell’elettrodomestico.
Attimi di perplessità, dubbi di avere settato la modalità giusta, ma niente, i risultati tardano, nessun granello di pastafrolla si è avvicinato al suo destino di finir catturato.
Dopo pochi secondi l’oggetto viene spento, si toglie a sacco la tovaglia e la si scuote a terra, dove ramazza e paletta fanno il loro duro e sporco (ma efficace) lavoro di raccolta.
L’aspiratore? Ancora intonso e certo senza traccia di briciole nel suo capace contenitore interno, finirà tra i “regali potenziali per altri”. C’è sempre un aspiratore portatile che vi ritorna dai regali degli altri, un po’ come il fante di picche in certi giochi di carte.


(in realtà gli aspiratori post 2018 funzionano molto meglio, ma si sa, i fanti di picche girano da tempo)

Un supereroe non nuovo ma…

Qualche tempo fa venne creato, con un mix norreno-laziale, un supereroe di quelli di spessore, destinato a cambiare il… beh a cambiare qualcosa.
Il suo nome ha riportato alla notorietà l’oscuro secondo fiume di Roma, egli che è stato forgiato dalla spada marrone e che è di stirpe immortale (sono parole di suo padre: “campiamo gli anni di Pippo“) prende il nome di Aniene!

Di chi si parla se non di Aniene? Notevole (e drammatica) creatura di Corrado Guzzanti.

E ora una domanda: c’è bisogno di inventare altri supereroi e altri personaggi immortali, con super poteri, e se sì, cosa e chi difenderanno davvero? Gli eroi degli anni ’20 e ’30 difendevano la libertà (il libero arbitrio, ma anche il possedere) poi sempre più ci si avvicinava ai giorni nostri, si andava verso la difesa degli oppressi e in fine alla vendetta, e ora? Qualcuno scrive di supereroi? O siamo solo davanti a un filone*?
E in fine una grande massima “Troppo tuono è come nessun tuono!”.


*non di pane, però

Diavolerie elettroniche o del cellulare nei libri

Credo che un dramma profondo come quello creato dall’introduzione dei dispositivi mobili nel mondo dei libri gialli, non si sia verificato nemmeno quando sono state introdotte le armi da fuoco… Anche se non ricordo gialli scritti (scritti, non ambientati) in periodi così antichi… ma vabè.

A un tratto è successo: la suspance del telefono (fisso) tagliato, dell’essere in un qualche bosco sperso e lontano da centri abitati, le strade deserte con la cabina del telefono come ultima spiaggia (e non solo come cabina armadio per Superman) tutto finito. La giovane vittima che corre sperando di trovare il caffè aperto, poter chiamare qualcuno, tutto finito.

Anche l’inerpicarsi per montagne, lontano da tutti, o le casette vacanza in riva al lago dimentiate dagli dei… finito. C’ho le prove, anche in cima alle più sperdute montagne, c’ho 3 tacche!

La connettività è ovunque, o quasi, al più ti puoi inventare che la batteria è scarica, o che il telefono è caduto in un tombino, ma vuoi mettere la speranza insita nel raggiungere un luogo dove poter chiedere aiuto? Ma anche gli alibi! Pensiamo agli alibi costruiti con abili messe in scena e telefonate ad-hoc, niente… Sappiamo a quale cella il tuo telefono si è connesso, se eri in zona ti becchiamo quindi confessa (qui a parlare è il tenente di polizia di turno).

Come fare, cosa inventare avendo perso la lontananza da mezzi di comunicazione come elemento chiave? Con la scusa della scampagnata nella natura lontano da distrazioni e stress, si lasciano tutti gli smatphone alla baita? Al rifugio? Ok, ma è plausibile? Forse, o forse è proprio il barista del rifugio l’assassino, e ora controlla i telefoni di tutti?

E quindi? Cosa fare ai tempi del tutto connesso? Ci sono varie possibilità, insite nel nuovo mezzo, però…

 

Del correttore grammaticale e altri abusi

Mentre scrivi lui ti indica in rosso, come una maestrina d’altri tempi, cosa stai sbagliando. Se poi hai impostato l’automatismo più estremo, ti corregge al volo, spesso ci azzecca, ma altre volte genera modifiche tali alla frase, da far scatenare guerre termonucleari o la fine di amori nati sul filo (o wi-fi).
La cosa più subdola però sono gli ultimi correttori on line, che sostituiscono le parole sulla base di boh, forse la community? Forse le statistiche d’uso? Forse dei dizionari nati per rendere il testo più attuale?
Spariranno i verbi come buttare? Trasformati in gettare? Ma vuol dire la stessa cosa? Mica sempre.Spariranno verbi come ritornare? Sia nell’accezione di tornare indietro o tornare sui propri passi, che in quella di restituire.Comunque vada sarà una modifica al proprio scrivere, buona? Cattiva? Visto la quantità di errori, anche di battitura, che facciamo, è sempre buona cosa tenerlo attivo, è sempre bene però mediarne l’uso con la materia grigia… Anche perché a dar retta al correttore, dovrei sostituire “mediarne” di qui sopra con “mediante” e il “qui” di qui sopra, con “cui”… che, ok, grazie del suggerimento, ma il significato cambia.Troppa AI*? La lingua è certo un codice in eterno mutamento, se parlata, se usata, se scritta… Cambia come sempre è cambiata, c’è da capire se cambia perché l’uso che si fa la\ci modifica, oppure perché qualcosa ci modifica mentre scriviamo. Conoscendomi, nel dubbio, il correttore io lo lascio acceso, magari qualcosa imparo, magari qualcosa impara lui.

E ora perché mi segnala che “tu mi avvisasti troppo tardi” è sbagliato?


*AI intelligenza artificiale, però all’inglese.

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Versione beta?

Quanto ci si mette ad arrivare alla versione beta di un racconto? Dipende. Dipende da quanto chiare sono le idee e da quanto tempo si ha a disposizione per portarle su carta. E che differenzia la versione beta dalla alfa? Be’ che la alfa è letta e controllata da persone coinvolte nel progetto, la beta invece a essere coinvolti sono degli elementi (in questo caso lettori) esterni. E l’editing serio? Quello è l’ultimo step, in questo caso, ma mica è una regola, è che non ho trovato nessuno che volesse editarlo ^_^. Che esperienze avete avuto in tal senso?

Ah, ringrazio fin da subito gli sfortunati che sono stati coinvolti fin ora nelle due fasi su descritte.

Giusto, ma di che si parla? Del racconto in foto*, ovvio.


Buffo come il gergo che viene usato di solito per lo sviluppo di robe informatiche sia passato nel linguaggio comune, vero?

*non clickate sulla foto, vi porterà su una pagina dove sono possibili spoiler

Sinossi, sintassi, presentarsi

Dopo aver vagato per mari monti e blog, essermi imbatutto in decaloghi e consigli, aver capito la sinossi e la sintassi per presentare e presentarsi, be’ credo però che alla fine, a meno che non si sia davvero costanti come la stella polare e bravini, l’esito sarà una nuova coperta per la mezza stagione. Tuttavia, il divertente sono la fase 1 e la fase 2, e mettiamoci la fase 3*.

C. Schultz


fase 1: l’idea
fase 2: la stesura
fase 3: la correzione

I bistrattati

Quali sono i filoni letterari più bistrattati? Ora, per fare un lavoro serio, occorrerebbe scorrere le classifiche di vendita degli ultimi anni e, tolto tutti i libri stranieri di qualunque genere (che quelli vendono a prescindere, avendo un bacino più ampio e meno limiti nella scelta dei generi da parte delle Case Editrici) provare a vedere cosa non c’è affatto o quasi.
Qui sotto si prova a fare una lista di generi e di corrispondenti famosi (all’estero).
Per esempio horror puro? Magari con bambini che vengono coinvolti in terribili vicende (IT).
Soft porno? (50 sfumature).
Fantascienza spinta verso il mentale (i vari libri di Asimov).
Fantasy derivato da saghe nordiche e religione cristiana (Signore degli Anelli).
Storie di violenza pura e degrado (Arancia meccanica, Trainspotting).

Ecco, come sarebbe scrivere qualcosa, in italiano, di questi generi?

…scrivere e leggere on demand

Qualcuno lo fa? Cioè scrivere o leggere su richiesta…
Può valere per zii con nipoti, amici per altri amici, oppure per professione.

Scrivere su richiesta è cosa strana, rara, e può valere per tutto: qualche parente che chiede di scrivere delle fiabe, o un amico che ti dice “perché non diventi famoso scrivendo di…” e ti sparà lì un genere abusato in quel momento. Di solito questo avviene perché chi conosce lo pseudo-scrittore ricorda che alle medie componeva racconti divertenti, bei temi, magari aveva pure 8 a italiano*.
Poi ci sono i professionisti, quelli che scrivono per davvero, ma in generale, questo è un caso raro all’interno di una categoria rara.

Cosa c’è di peggio (meglio) poi che (dover) leggere su richiesta? Ovvero: o noh, chiunque scrive un libro, anche tu! E io, tuo amico, devo leggere per forza le sciocchezze che ti sono balenate in testa.

Il lettore on demand (suo malgrado) vede arrivare l’amico\a di turno con il nuovo incipit, le sue prime trenta pagine e sa già che gli toccherà sorbire il nuovo parto letterario, l’idea della vita. Impallidisce subito quando vede che si tratta di un genere televisivo abusato: giallo ovvero un nuovo ispettore, fantasy ovvero l’ennesimo mondo coi nomi che finiscono per consonante, erotico ovvero il nuovo manuale di uso e manutenzione degli organi sessuali! Di solito, ma non sempre, tutto ruota intorno a donne, raramente uomini. Donne emancipate e fortissime, ma con un oscuro passato**.

Questa seconda categoria, cioè i lettori a richiesta, è quella più ricercata. Costretti a sorbirsi le pazzesche vaccate scritte dai loro amici pseudo-scrittori, ma che per fortuna spesso si risolvono in poche decine di pagine lasciate a metà, perché, diciamolo, arrivare a 300/400.000 battute (un libro quindi di 150-200 pagine) è dura assai, ma a ogni nuova idea il provetto scrittore\trice si ripresenta***.
Il lettore ha sempre la stessa faccia, sorride felice, annuisce, ma dentro di sé ha il cuore che sanguina, e dovrà pure dare un parere, alla fine, positivo in larga parte.


*mica come ora che a scuola danno anche 9 e 10
**se ci metti anche le melanzane, nel passato, ti viene più scuro, sarà quello?
***come i peperoni