Ty, ovvero b-analizzando


Questo racconto breve nasce da una considerazione personale di cui è inutile parlare*. Fa parte di quella, spesso terribile, valanga di racconti, storie e libri sugli elfi.
Gli elfi, già, gli Elfi, che sono alti, belli, immortali, dotati di qualunque pregio e potere, delicati e forti. La stirpe degli elfi, un argomento talmente consumato e abusato, da rendere il “popolo da libro fantasy per eccellenza” una roba da fare venire l’orticaria. Si tratta di un racconto che farà esclamare “Oh no, basta elfi vi prego”, quindi boh, non va letto.
È però un racconto dovuto, che quindi andava scritto, nonostante che pure a me non piaccia.
La domanda è: c’è ancora posto per questo tipo di Fantasy? Per me no.
E ora, buona lettura, vi ho avvisati. Ah, giusto, anche i nomi dei luoghi e i nemici sono banali.

Ty

È alta come un elfo maschio, ha i capelli neri, lunghi, arruffati dal vento, che scendono sino a metà della schiena, nuda, perché in quel momento l’indumento che indossa è un leggero velo di seta trasparente aperto sul dietro. Ai piedi calza degli stivali morbidi, e al petto ha una fascia per sostenere il seno, niente altro.
Ty ha con sé l’arco che si costrui anni prima, venti frecce nella faretra, un po’ di esperienza, e molto istinto.
Ogni giorno ripensa agli insegnamenti del padre, un nobile dignitario, scomparso durante le prime guerre che precedettero la fine del Regno delle Luce, tanto tempo fa. Anche quel giorno ne ricorda le parole.
L’elfa sta precedendo i cacciatori sul sentiero che conduce al passo dell’Unicorno. Gli elfi sono nel territorio orchesco, devono allontanarsi da quella valle, perché il loro villaggio non può più resistere, è isolato, presto le forze dell’Ombra arriveranno e il passo va ripulito per far passare vecchi e bambini.
Ty li sente gli orchi, sono a meno di trenta passi, però loro non la percepiscono: non ha odore, non fa rumore, è invisibile.
La giovane elfa riempie i polmoni e si concentra. Se estende i suoi sensi può cogliere i rumori più tenui.
Può sentire il cuore delle farfalle, racconta alla sorellina.
Dietro di lei, a cento passi, c’è Kuy, l’amico di sempre, col suo arco lungo e la sua spada lucente. Non può muoversi come Ty, le fibbie l’armatura, il cuoio che ne ricopre il corpo, lo farebbe rivelare e con lui gli altri. Allora Kuy aspetta, aspetta un cenno dell’elfa per guidare gli altri.
Ty attende, conta gli orchi, sono nove, e sono pesantemente armati: asce, picche, armature complete, rumorose. Quell’equipaggiamento li renderà lenti. Sceglie un obiettivo, espira piano, svuota la mente, scocca.
La prima freccia colpisce il comandante Orco nell’occhio destro e sbuca dall’altro lato, la seconda freccia ferisce all’inguine il più grosso, la terza fora la mano che regge la spada del più tarchiato.
Le grida dei feriti colpiti a morte sono il segnale per gli altri. Ty sorride, Kuy arriverà correndo, la spada luminescente impugnata con due mani.
Ty scaglia un’altra freccia, che centra la gola di un guerriero orco, poi si allontana nel folto, il suo lavoro è finito, non può rischiare il corpo a corpo, non con gli orchi, forse con Kuy, più tardi, se sopravvivono a quel giorno.
Un giorno alla volta, gli ultimi a resistere, gli ultimi a difendere la stirpe di cui Ty è figlia.


* come a dire: l’ho scritto perché andava scritto, non vi dico perché l’ho scritto, ma non piace nemmeno a me l’argomento. In pratica una scusa.

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11 pensieri riguardo “Ty, ovvero b-analizzando

    1. …e con un pizzico di “hard”, ovvero l’attesa di lei, che vuol premiare il suo guerriero anche fisicamente. Quella schermaglia amorosa come si confà a uno scritto di metà anni ’10 (2010)… Ora ci vorrebbe una storia molto più trasversale.
      Forse ci sarà un seguito. Chissà.

      Piace a 1 persona

      1. Oh, giusto, come si sarà notato QUESTO è proprio uno dei racconti che dicevo. Lo scrivi perché vuoi scriverlo, poi però lo nascondi, in bella vista, tra le altre cose, senza dargli né visibilità né invisibilità.
        Vile io fui.

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  1. Quest’elfa ha proprio un nome a caso insomma! xD
    Molto carino il racconto.. e gli elfi sarebbero una bella specie da raccontare se dopo Tolkien, non fossero perennemente relegati nel mondo fantasy di orchi, troll e nani..
    A me piace l’idea degli elfi come protettori dei boschi..

    Piace a 1 persona

    1. …ed era così. Gli elfi usati come razza primeva di Tolkien (nonostante i nani siano stato impiantati prima nella terra!).
      Nome a caso. Sì perché l’avevo deciso qualche mese prima, corto, per evitare il cliché della serie Dragonlance. 🙂

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