La quercia e il ragno


La quercia e il ragno

C’era una volta, nel bosco dei Faggi Molli, una vecchia quercia, che a ogni cambio di stagione lasciava cadere le splendide foglie sull’umido terriccio intorno al tronco. La folta chioma ingialliva, mentre i piccoli scoiattoli che l’abitavano, finivano di stipare le noci nelle loro tane.
Quel chiassoso mondo fatto di roditori pelosi e dalla coda folta, non era l’unico popolo che abitava l’albero. Ai piedi della quercia, infatti, era un brulicare di insetti, di ragnetti, e lucertole.
Sul finire dell’estate, mentre le giornate si accorciavano, sotto il tappeto di foglie gialle e rosse sbucò un nuovo nato. Un fungo solitario si era aperto la strada. Aprendosi sembrò sorridere al mondo, e l’attimo dopo vi si posò una bianca farfallina.
Bob lo vide e sospirò, era un porcino e tra i migliori, e indicava l’autunno. L’orso si stiracchiò tutto e poi scosse il pelo. Pizzicava un po’, stava cominciando a crescere folto.
“Ciao Bob” pigolò una vocina.
“Oh, chi c’è?” l’orso cercò da chi venisse il saluto.
In basso, proprio sotto alle radici della quercia, Bob vide un ragnetto che l’osservava con i suoi molti occhietti.
“Ciao ragno, come va? Io sono Bob” si presentò.
“Piacere Bob io sono Arianna. Sto molto bene, grazie. Visto? È nato un fungo”.
“Che bel nome Arianna” commentò l’orso e poi, guardando il fungo aggiunse “Oh, sì, il porcino è molto bello”.
“Sai che significa?”.
“Che sta per arrivare l’autunno” fece sospirando Bob.
“Non sei contento?”.
“Sì, ma questo per me vuol dire lasciare il bosco. Quest’anno emigrerò verso un posto lontano”.
Il ragnetto si sporse fuori dal suo buco, e camminò come un equilibrista lungo il filo della ragnatela che brillava illuminato dal sole.
“Oh, è un posto tanto lontano?” chiese l’animaletto dalle otto zampe “Tantissimo, ma sai, ho bisogno di ritornare verso i luoghi dove sono nato, per rivedere alcuni miei vecchi amici”.
“E sei triste?”.
“No, sono contento, ma lasciare questo bosco un po’ mi spiace”.
“E tornerai?”.
“Tornerò, in primavera tornerò” affermò annuendo il plantigrado.
“Bene, mi fa piacere, sei un orso simpatico e ti aspetterò volentieri sotto questa quercia”.
Detto questo il ragnetto zampettò al sicuro nella sua tana.
Nel suono delle fronde dei rami mossi dal vento, Bob avvertì un richiamo lontano, una musica udita solo da lui, che lo avrebbe guidato passo passo vero i luoghi natii.
“Certo che tornerò” concluse parlando tra sé e sé.
Bob guardò con intensità la quercia e fissò l’immagine nella mente. Sarebbe ritornato eccome.

 

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