Descrivere la paura…

Le lingue sono in grado di parlare di qualunque cosa, e di conseguenza lo scritto con cui le si possono rappresentare, però come rendere tangibile la paura? Sì può descrivere una scena, una situazione, un momento, scegliendo termini secchi, precisi, non lasciare niente di inespresso, niente di non mostrato, e però non riuscire a dare alcuna emozione. Ci sono (pochi) scrittori che sanno farlo, perché il gioco è difficile e il phatos, il sospiro, l’emozione, svaniscono. Forse basta descrivere il fruscio del vento? Forse bisogna toccare i dubbi di chi legge? Fare intuire che qualcosa ci sia di strano intorno ai protagonisti? Instillare il terrore una goccia alla volta. Chissà. Si tratta senza dubbio di un’operazione difficile, perché scadere nella scemenza è un attimo. Se esistesse un unico modo lo userebbero tutti, ma a quel punto farebbe paura? In fondo il trucchetto del gattino che cade davanti agli occhi funziona solo la prima volta.

TENEBRE – GOBLIN Claudio Simonetti

Suggestioni scozzesi in Piemonte: il castello di Vintebbio – La Biblioteca di Daniela

Approfitto di questo reblog per suggerire racconti ispirati a castelli… Se ne avete nella penna…

Dopo un paio di post dedicati alle bellezze di Torino, ho scelto di allargare leggermente il raggio di queste mie esplorazioni da gita fuori porta parlandovi di una meta comunque abbordabile per chi viva in Piemonte. Mi riferisco ai ruderi del medievale castello di Vintebbio, arroccati sullo sperone di roccia che sovrasta questo piccolo borgo […]

Suggestioni scozzesi in Piemonte: il castello di Vintebbio — La Biblioteca di Daniela

Qualche tempo fa…

In principio fu allergia al rosa, ovvero una personale non perfetta compatibilità col genere e le sue molteplici sfaccettature (giallo rosa, nero rosa, horror rosa, rosa erotico, erotico noir rosa, e si potrebbe continuare fino al 2064).

Qualche tempo fa, per effettuare una sorta di test, e anche per divertimento, giusto per il gusto di provare, venne scritto il racconto Al tavolino del bar. Siccome dalle 40 pagine iniziali era diventato un qualcosa con un filo condutture, con dei personaggi ricorrenti (che in alcuni casi dispiaceva di avere abbandonato) il progetto si era evoluto a tal punto da meritare l’appellativo di libro (che per me equivale ad almeno 30.000 parole, o anche 100 cartelle 60 colonne x 30 righe) arrivando addirittura a 150 pagine*!

Tutto questo per dire cosa? Che il libro ha superato una prima fase di editing casalingo (visto il tema, sottolineo che non si tratta di un facile doppio senso) la revisione da parte di alfa tester, e la lettura (e i preziosi commenti) dei beta tester, ed è stato scartato da un paio di case editrici (però dopo che lo hanno letto, cosa non da poco, quasi commovente**) e da un paio di concorsi dove puoi partecipare a patto che il testo non contenga sesso, parole esplicite, riferimento a organi sessuali, come a dire che per un certo filone di romanzi c’è un paradiso a sé***.
Bene ciò detto si sarà già capito di cosa tratta il romanzo, quindi la domanda che mi pongo ora è: cosa me ne faccio? E la domanda che rivolgo è: cosa ve ne siete fatti di romanzi che sono arrivati ad una attuazione concreta, completa, progetti finiti, che però non interessano?
Ora io credo che il prodotto, cioè Al tavolino del bar, perché alla fine di prodotto si tratta, sia un libro valido, però non eclatante. Mi spiego: si legge, non ha particolari vizi di forma, ha però delle lacune come tutti i libri di genere, è scritto in un italiano corretto, ma si vede che nella vita lo scrivente fa altro, lo stesso scrivente ha una visione dell’argomento scanzonata (niente drammi interiori, niente vendette né violenza o traumi****) e vagamente positiva. Quindi è un libro che intrattiene? Sì, è di mezza classifica? Sì, ovvero: posto che in un anno tra pubblicati da Case e autopubblicati escono 100.000 libri (numero casuale) questo si posizionerebbe tra la 45.000 esima e la 55.000 esima posizione. perciò di nuovo: che farne? Per arrivare tra i primi 1.000 dovrei:

  1. cambiare genere
  2. mettere più dramma
  3. farlo scrivere a uno bravo

Non volendo fare nessuna delle tre cose qui sopra… lo abbandono? No, … a presto per ulteriori sviluppi.


*che ci sarà mai scritto per essere diventato lungo così?
**e non è un commento ironico, c’è da ringraziare chi si sottopone alla tortura dei leggere i libri degli esordienti.
***con buona pace di chi aveva intravisto nel genere una sorta di viatico per le asfittiche vendite di libri in Italia.
****eh, lo so, ma che ci posso fare, voleva essere positivo, il libro, qualcosa per divertirsi 3-4 ore… ma se si vuole soffrire ve ne indico una buona dozzina da leggere!

Crom Award 2020 – Il racconto vincitore

Il Crom Award 2020 è assegnato, il racconto vincitore è piaciuto, il merito all’autrice Paola che ce lo ha condiviso.

Onore alla vincitrice, quindi, ella potrà fregiarsi del prestigioso premio! In che consiste il premio? Nella (forse) benevolenza di Crom, oppure no, perché Crom è uno che si fa molto i fatti suoi. Si vince soprattutto la grande soddisfazione di avere scritto un bel racconto.

[TEMPO IN ACETO]

A presto per la nuova edizione 2021.

Crom Award 2020 – presentazione racconti

Ed ecco i racconti finalisti del Crom Award 2020. In effetti pensavo che ce ne sarebbero stati di più, ma a causa di tempo e impegni dei possibili partecipanti, il numero si è ristretto di molto, direi molto molto. Ma non disperiamo, anche perché quello presentato è davvero delizioso.

Tempo in aceto

Commentate numerosi, comunque un bel lavoro. La votazione, essendoci solo un racconto, è superflua, tuttavia i commenti saranno apprezzati.