La scatola – pagina 2


Bob l’orso, segue da pagina 1

“Bene sono contento, e come?”
“Intanto raggiungimi qui per favore, che ti spiego cosa devo fare. Non voglio tornare laggiù dove sei tu, ci metterei un bel po’.”
“Oh si si vengo vengo.”
Bob l’orso fece cinque passi e raggiunse il piccoletto.
“Bene orso Bob, il mio nome è Taddeo e sono in ritardo con la consegna di un’enorme scatola di legno. La stavo trascinando per portarla verso la nostra tana, prima della neve di stanotte, ma si è incastrata tra i rovi di una rosa selvatica.”
“Ma che sfortuna” Bob giunse teatralmente le zampe superiori ed osservò il cielo, rammaricato.
“Già” Taddeo il porcospino annuì e continuò. “Sto tornando sui miei passi per vedere di chiamare qualche mio familiare più grasso, così da spostare i rami che tengono la scatola di legno bloccata, ma forse tu, con la tua forza, puoi fare di meglio.”
“Sì sì, io sono fortissimo!” Bob fece qualche gesto con le zampe, gonfiando i muscoli, non molto tonici, ma comunque enormi rispetto alle dimensioni del porcospino.
“Bene vorrei che tu mi seguissi, ti condurrò fino alla prossima radura, andiamo presto, dovrai correre, mi spiace, ma non posso fare altrimenti.”
La premura del porcospino era evidente, così come la preoccupazione di non essere seguito, ma per quanto Bob fosse pigro e appesantito, l’orso doveva stare attento a non superare Taddeo; per ogni trenta passetti del porcospino a Bob ne bastava uno.
“Potrei portarti io, forse faremo un pochetto prima, che dici?”
Suggerì l’orso.
Il porcospino si fermò di nuovo e osservò prima il sentiero, poi l’orso. Sembrava ponderare il da farsi.
“Hai ragione, ma non vorrei farti affaticare. In questi ultimi mesi mi sono appesantito un po’.”
“No no, anzi sei un figurino.” Si affrettò a dire l’orso.
Bob poggiò il palmo della mano destra a terra, cercando di tenere più bassi possibili gli unghioni delle sue dita, con un po’ di difficoltà e qualche sbuffo per lo sforzo, il porcospino vi salì sopra. L’attimo dopo per l’animaletto fu come venire sparato in orbita su di un razzo; Bob sollevò mano e braccio fin sopra la propria testa e depositò Taddeo tra i suoi orecchi tondi! Un po’ frastornato e anche preoccupato dall’altezza, Taddeo cercò di aggrapparsi al folto pelo.
“Possiamo andare ?” Fece Bob
“Si… Avanti così, davanti al naso.”
In nemmeno un minuto arrivarono vicino al punto dove la scatola di legno si era incastrata. In effetti era un bell’inghippo, perché la scatola era sospesa tra spine e rovi; il porcospino doveva essere passato da là sotto non per caso.
“Uh… ma è davvero messa male. Sarà un problema arrivare là in mezzo.”
Il porcospino si sporse un po’ dalla testa dell’orso, sembrava di essere su una montagna.
“Oh, si purtroppo è così.”
Mentre tutti e due pensavano al da farsi, arrivò un nerissimo corvo ad osservare la scena. Il pennuto si appollaiò su di un ramo proprio sopra il roseto e inclinando la testa di lato.
“Che fate di bello?” Disse con voce inaspettatamente baritonale e profonda, il corvo.


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