Il regolamento del Crom Award 2021

Per chi volesse partecipare all’edizione 2021 del Crom Award, competizione puramente senza premi, salvo la soddisfazione, premio riservato a racconti fantasy di qualunue tipo, faccia click qui sotto sul link al regolamento. Come già gli anni scorsi*, il concorso regala pura soddisfazione, è fatto per competere, ma non per creare competizione, anche se forse Crom la vorrebbe…

Vai al regolamento

E ora una breve intro su Crom

*non si sa, forse dal 2016

Crom Award 2021

Ennesimo concorso non a premi, il Crom Award, le cui edizioni si susseguono senza un particolare schema logico, né un ben preciso periodo, ma che grossomodo si tengono verso ottobre novembre, ritorna!

Quali le regole? E’ ancora presto, per il momento si sa la lunghezza della sfida: i racconti dovranno essere non più lunghi di 5 cartelle, cioè circa 1.800 battute a cartella ovvero 9.000 battute, escluso il titolo, titolo che comunque non potrà essere più lungo di 240 battute*.

E si sa anche l’inizio, il 3 novembre 2021

A presto per nuove novità e il nuovo regolamento in 13 punti**.


*sì fare un titolo lunghissimo è possibile, ma ho voluto limitarlo, almeno stavolta, però sarebbe interessante fare un titolo di tre pagine, no?

**più o meno, verranno pubblicate domenica, sempre alle 20 e 20 e 20 secondi, istante più istante meno

Crom Award 2021 qualche anticipazione

Intanto le date

Dal 3 novembre al 10 novembre 2021 si potrà spedire il materiale, dove? Domani alle 20:20 e 20secondi verrà svelato.
Le regole? Sempre domani i 13 punti (circa) delle regole.

Racconti di che tipo? Fantasy. Lunghi quanto? Massimo 5 cartelle (Crom è largo di manica)

e poi il logo del concorso letterario non a premi Crom Award 2021.


Romanticismo

Romanticismo

Si diedero appuntamento in un caffè, scelsero una tazzina larga, per stare comodi, ma non troppo distanti, magari un po’ a mollo, ma non importava molto, perché era quasi tutto nostrano. Ordinarono ciascuno un cappuccino, del resto era da tanto che non se ne facevano di nuovi, poi si alzarono e uscirono mano nella mano, mentre i cappuccini prendevano la via del convento. Chissà se poi l’hanno resa.


Un ultimo raconto, proprio in fondo, fuori tempo, un po’ come le scene dei film dopo i titoli di coda, che anticipano altro, perché altro si lascia sempre anticipare, è lento.

Cosa c’è dietro un libro

Cosa c’è dietro un libro

Dietro un libro? Dipende, dipende da dove lo si mette, per esempio potrebbe esserci una libreria e dietro ancora spesso c’è un muro, che se spesso, il muro, magari è portante. Dove porta un muro portante? E’ una domanda fondamentale, forse alle fondamenta. E a quel punto c’è da chiedersi cosa c’è sotto il libro, le fondamenta? Lo scaffale? Il leggio? E se lo legge un’altra persona? Il leggialtro? Possiamo chiederci anche cosa c’è davanti a un libro, per dire, una vetrina? A volte il lettore, a volte no, allora è un libro lasciato lì, da qualche parte.


E con questo racconto termina la serie augustea di racconti brevi, anzi brevissimi dettati dalla calura, una tizia con una buona dizione.

Un riepilogo di tutta la serie è > a questo link qui <

Tipologia di vocali e consonanti

Tipologia di vocali e consonanti

Esiste l’O “scillo”, un tipo di O molto instabile, così come la I di tipo “n ciampo” che rischia di cadere quasi sempre. Esistono vari tipi di B, come la B “alera”, molto in voga qualche anno fa, c’è poi anche una B molto usata per le supposte, ovvero una B né originale, né innovativa, ma utile per le colonscopie, una B che non citiamo, ma sappiamo che c’è. 
Nel gruppo delle “ticanti” abbiamo la U, che con la “r” fa grattare, la F, che con “a” racchiude alcuni lavoratori.
Passiamo poi alle sibilanti: tra tutte le sibilanti prevale la S che saltella, ovvero la S di tipo “ussulto”, e dovremmo citarne tante, perché ce ne sono molte altre, ma inutile enumerarle tutte quante, queste sono le più usate.

E si potrebbe continuare, ma anche no*


*ovvero le ossa del diniego.

La strana famiglia

Di mestiere lui saldava lo stagno, un lavoro impegnativo, perché lo stagno era grande, e se tirava vento mentre saldava, c’era pure onda.
La moglie era una donna conturbante, anche se spesso andava in giro senza copricapo. Il figlio maggiore era ufficiale nell’esercito, mentre il figlio più grande lavorava nel ramo dell’apicoltura, dove innestava imenotteri sugli alberi, sebbene con scarso successo.

Tutti e quattro avevano uno zio anziano, che aveva sempre lavorato poco, e dicevano che era lo zio padre dei vizi, anche se non ne aveva avuti, di figli, troppa fatica.

Avevano preso una casa dalle parti dei pascoli, su verso le montagne, un luogo poetico. Di tanto in tanto andavano a far compere in città, giusto per fare acquisti, portando lo zio con loro, che li aspettava in macchina, per non stancarsi.

Rurale

In quella valle si coltivavano pomodori da salsa, ma solo da qualche anno, perché prima, invece, preferivano quelli da merenghe. C’era chi aveva cercato di creare una variante da tango, però niente, lì non attecchivano bene, l’aria era così diversa dall’Argentina da cui provenivano e allora avevano ripiegato sulla salsa, che comunque metteva allegria.

Come ogni sera, con la vanga in mano, il contadino tornava verso casa, dove lo aspettava la cagnetta Milly, una cagnetta poltrona, che stava sempre in salotto, accanto al divano, attenta a che nessuno le si sedesse sopra.

In genere quando il sole tramontava il padrone arrivava, toglieva gli abiti da lavoro, e dopo essersi ripulito dava alla cagnetta la cena, a base di crocchette. Tutto qua, una vita rurale, fatta di piccole cose.


…e poco altro (questo racconto verrà abbandonato all’oblio)

Musicista itinerante

Se ne va in giro col suo fagotto. E’ un fagotto pieno di cose, e di tanto in tanto lo suona. Gli serve per andare via, e infatti fa fagotto e sparisce se si annoia. Gli serve per portare oggetti, viveri e vettovaglie, ma non è un fagotto biodegradabile, questo resiste da anni.
Qualche volta trova la sua nemesi, un tipo che si appoggia al suo fagotto, ne viene fuori uno scontro lui e l’altro, contro il fagotto dell’altro che suona basso, un controfagotto*, e allora per evitare danni lui prende, smonta L’ancia, gliel’han venduta chiavi in mano, che lui sfila dal fagotto, la mette in moto, che mica è facile mettere un’auto in moto, indossa il casco e se ne va, con a tracolla il suo fagotto pieno di cose.


*scontrofagotto è banale

L’azienda dei geometri

L’azienda dei geometri

L’azienda aveva basi solide, un po’ meno le altezze dell’ingegno, ma in prospettiva aveva buone aree di sviluppo. Recentemente era stata suddivisa in tre divisioni, 5:2 9:3 e 1:4 per un valore complessivo di 5,75. Il vertice, sviluppando un piano che passava per tre punti, scelse di aggiungere un’ulteriore divisione: 3:4, per arrivare almeno a un sufficiente 6,5 entro la fine del quarto dell’anno in corso, tuttavia dovendo allargare il perimetro delle attività da svolgere, si risolse a indicare un nuovo raggio d’azione agli investitori.