Qualche tempo fa…

In principio fu allergia al rosa, ovvero una personale non perfetta compatibilità col genere e le sue molteplici sfaccettature (giallo rosa, nero rosa, horror rosa, rosa erotico, erotico noir rosa, e si potrebbe continuare fino al 2064).

Qualche tempo fa, per effettuare una sorta di test, e anche per divertimento, giusto per il gusto di provare, venne scritto il racconto Al tavolino del bar. Siccome dalle 40 pagine iniziali era diventato un qualcosa con un filo condutture, con dei personaggi ricorrenti (che in alcuni casi dispiaceva di avere abbandonato) il progetto si era evoluto a tal punto da meritare l’appellativo di libro (che per me equivale ad almeno 30.000 parole, o anche 100 cartelle 60 colonne x 30 righe) arrivando addirittura a 150 pagine*!

Tutto questo per dire cosa? Che il libro ha superato una prima fase di editing casalingo (visto il tema, sottolineo che non si tratta di un facile doppio senso) la revisione da parte di alfa tester, e la lettura (e i preziosi commenti) dei beta tester, ed è stato scartato da un paio di case editrici (però dopo che lo hanno letto, cosa non da poco, quasi commovente**) e da un paio di concorsi dove puoi partecipare a patto che il testo non contenga sesso, parole esplicite, riferimento a organi sessuali, come a dire che per un certo filone di romanzi c’è un paradiso a sé***.
Bene ciò detto si sarà già capito di cosa tratta il romanzo, quindi la domanda che mi pongo ora è: cosa me ne faccio? E la domanda che rivolgo è: cosa ve ne siete fatti di romanzi che sono arrivati ad una attuazione concreta, completa, progetti finiti, che però non interessano?
Ora io credo che il prodotto, cioè Al tavolino del bar, perché alla fine di prodotto si tratta, sia un libro valido, però non eclatante. Mi spiego: si legge, non ha particolari vizi di forma, ha però delle lacune come tutti i libri di genere, è scritto in un italiano corretto, ma si vede che nella vita lo scrivente fa altro, lo stesso scrivente ha una visione dell’argomento scanzonata (niente drammi interiori, niente vendette né violenza o traumi****) e vagamente positiva. Quindi è un libro che intrattiene? Sì, è di mezza classifica? Sì, ovvero: posto che in un anno tra pubblicati da Case e autopubblicati escono 100.000 libri (numero casuale) questo si posizionerebbe tra la 45.000 esima e la 55.000 esima posizione. perciò di nuovo: che farne? Per arrivare tra i primi 1.000 dovrei:

  1. cambiare genere
  2. mettere più dramma
  3. farlo scrivere a uno bravo

Non volendo fare nessuna delle tre cose qui sopra… lo abbandono? No, … a presto per ulteriori sviluppi.


*che ci sarà mai scritto per essere diventato lungo così?
**e non è un commento ironico, c’è da ringraziare chi si sottopone alla tortura dei leggere i libri degli esordienti.
***con buona pace di chi aveva intravisto nel genere una sorta di viatico per le asfittiche vendite di libri in Italia.
****eh, lo so, ma che ci posso fare, voleva essere positivo, il libro, qualcosa per divertirsi 3-4 ore… ma se si vuole soffrire ve ne indico una buona dozzina da leggere!

19 pensieri riguardo “Qualche tempo fa…

  1. Ciao Gianni, raccolgo la tua domanda e mi permetto di rispondere: personalmente, dopo la prima e sola esperienza di casa editrice, io preferisco l’autopubblicazione. Ti domando (visto che a suo tempo mi sono risposto): perché no? Perché una casa editrice deve essere quel limite che regola la validità di uno scritto? Personalmente, dopo la prima auto pubblicazione ho cominciato a chiedermi, cosa mi mancasse davvero della casa editrice. Premesso che una casa editrice medio piccola non è in grado di darti/ci la promozione e distribuzione su larga scala (ma nemmeno su piccola). L’unica cosa che manca davvero e’ l’editing. Uno dei criteri che con altri abbiamo adottato e’ quello di “crescere” assieme nella scrittura. Non avendo nessuno soldi da investire, ci scambiamo l’editing fra di noi: io lo faccio a te e tu lo fai a me. Meglio di niente. Tutto il resto viene da se’. L’autopubblicazione ha praticamente un costo “zero” visto che il libro può stare lì finché anche un solo soggetto lo acquisti. Durante i mesi scorsi ho persino auto pubblicato due libri (un romanzo breve e una raccolta di racconti) al solo scopo di veicolarli gratis visto che Amazon lo consente fino a cinque giorni. Li ho messi lì, pertanto. Sai cosa accade? Che dopo che lo hanno scaricato tutti gli amici e conoscenti, capita che poche persone sconosciute lo acquistino. Conclusione: vuoi privare il genere umano della possibilità di conoscere i tuoi testi? 😉☺️

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    1. In realtà ci avevo pensato, ovvero a lasciarlo acquistare \ scaricare alla bisogna, e avevo anche pensato alla possibilità di farlo scaricare gratis e comprare (per forza di cose) ad un prezzo che coprisse le spese, cartaceo. Tuttavia poi mi sono detto: ma perché? Ci sono milioni di persone che si autopubblicano, perché aggiungere anche questo? Ed in effetti, la risposta che mi sono dato (e non è né dettata dal pessimismo, né da autocommiserazione) è stata “l’ho scritto per scriverlo, l’obiettivo è raggiunto, può bastare”.
      Un giorno ne scriverò un altro e allora, chissà. In fondo il buongiorno lo vedi dal mattino, questo probabilmente, è un libro che sarebbe letto da trenta persone in 12 mesi… quindi come scritto sopra, ma vale per me e per questo, può bastare così. L’interessante era porre la domanda e ottenere le risposte… e la tua è interessante, in un articolo approfondirò questo aspetto.
      Da qualche parte (memoria labile la mia) ho letto di una scrittrice pubblicata il cui primo libro ha venduto 5.000 copie circa, troppo poche per essere ri-pubblicata ancora da una casa editrice “grande”. Mi sono interrogato e ho visto che miei libri sono rimasti sotto le 100 copie… il passaparola funziona, se il libro e valido, spacca. Quindi? Beh per ora scrivo libri che interessino me, cercando di crescere. Il vero scoglio è il tempo.

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  2. La casa editrice che affianca il concorso letterario “Citta di Castello”, visto che sono classificata tra i primi dieci, mi ha inviato una proposta di pubblicazione che ho rifiutato perché dovevo cedere tutti i diritti del romanzo con una ridicola percentuale sull’eventuale venduto. Inoltre mi sarei dovuta impegnare per organizzare promozioni e presentazioni a mie spese, oltre a quelle che facevano loro.
    Preferisco pubblicare con Amazon, non mi costa niente e i libri vengono stampati solo se qualcuno li acquista. 😉

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    1. …stavo pensando: ma se chi vince paga, chi perde? Lo bastonano? 😛 Comunque sia, il mondo dei libri è in crisi ma non è solo perché mancano i lettori, perché comunque 8 milioni di lettori in Italia che leggono circa 20 libri l’anno fanno 160 milioni di libri letti, quindi potenzialmente spazio ce ne sarebbe… è che di fatto scriviamo davvero in migliaia, e forse davvero c’è troppa acqua in questo mare, per poter puntare su cavalli outsider.

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  3. Potresti tenerlo nel cassetto per due mesi, ricontrollarlo per vedere se può essere migliorato e poi autopubblicarlo.
    Ti cerchi un bar carino coi tavolini che ti piacciono, due amici/amiche compiacenti a cui fare la foto mentre parlano, mangiano e bevono (quando sarà possibile fare di nuovo cose del genere) ti ricordi di lasciare un po’ di spazio in alto per il titolo e ti fai pure la copertina carina al costo di due caffè e due brioche per i modelli 😛

    Poi ti toccherà inventare una strategia social per promuoverlo oppure lasciarlo allo sbando.

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    1. Ah, sì, potrebbe, ma in realtà non credo che riposando 2 mesi (essendo un libro del 2014) possa migliorare, e poi la strategia social non ha mai funzionato in alun caso. La vera “problematica”, poi, è che non mi interessa venga comprato 😀 … ma ammetto che è un discorso bislacco, almeno esposto così, che andrebbe approfondito.

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    1. Sarebbe da capire cosa farne dei libri inutili, ovvero: quei libri che, non spostando di un millimetro cosa c’è di già pubblicato, né essendo particolarmente interessanti da passare all’immortalità (come il clown di It per sempio) potrebbero essere lasciati dove stanno. 😀

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  4. Scusa ma la mia impressione è che, al di là di tutte le giuste riflessioni su case editrici, leggi di mercato e auto pubblicazioni, sei tu stesso il maggior ostacolo al libro 🙂 che forse non ti convince del tutto e sei pronto per il prossimo.

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