Mentre cercavo qualcosa su…

colonna001Mentre cercavo su Google di Delfi e sull’oltretomba e sui sentieri dell’aldilà, tra le varie pagine proposte sono capitato su questa [vedi pagina]. Al che mi son detto: “Guarda coincidenza!” ed è nata un’idea per un breve raccontino. Ho chiesto un parere alla proprietaria della pagina (leggete pure i commenti) ed ecco cosa ne è venuto fuori. Un grazie al caso e a Evaporata.

Delfi, Grecia, 18 giugno, pochi anni fa.

La sabbia fine depositata sulle macerie entrava tra il cuoio dei sandali e le dita, impastandosi col sudore e irritando la pelle da impiegato di Marco. L’uomo accanto a lui, scalzo, sopportava molto meglio sia il caldo che quel continuo sfregare, che ad ogni movimento grattava le dita del primo.
“Tiziano, io non so come fai a resistere scalzo sotto questo sole. Le rocce saranno a duemila gradi!” Sbottò Marco, smettendo per un momento di spolverare delicatamente la base di una colonna, per asciugarsi il sudore con un fazzoletto.
“Come fai tu con quei piedi pieni di sabbia e sudore dico io!” Rispose sorridente l’altro.
Marco borbottò qualcosa, si mosse in avanti e nel cercare di rimettere in tasca il fazzoletto, fradicio, perse l’equilibrio e finì faccia a terra, franando letteralmente contro le pietre che stava spolverando.
Maledicendo la sua iscrizione alla facoltà di archeologia e soprattutto, il suo continuare a fare l’archeologo da due soldi, Marco tentò di rialzarsi, pronto a mandare a quel paese Tiziano, se si fosse messo a ridere. Ma Tiziano non rideva, niente affatto, stava osservando il buco che la capocciata dell’amico e collega aveva fatto; si trattava di un piccolo tunnel nella roccia, alla base di una delle colonne su cui stavano lavorando, inutilmente, da ore.
“Che guardi Tiziano?”
L’altro indicò il foro, il volto impassibile dietro gli occhiali da sole.
“Guarda, hai scoperto qualcosa con la tua testa dura.”
Marco si voltò per osservare.
“Ma è impossibile, questo posto sarà stato scandagliato a dir poco ventimila volte, ci hanno mandato centinaia tra studenti di archeologia e grandi nomi a fare i loro studi.” Disse.
“E’ così, eppure lo vedi anche tu quel buco o no?”
Marco annuì. Era un buco, era coperto da una pietra incrostata di terriccio, sotto una delle colonne, nascosta da un pannello probabilmente di tufo e di altre pietre impastate in modo da sembrare una parete solida.
“Ed è sicuramente scavato da qualcuno, non è naturale o fatto da un animale, ci sono segni di utensili.” Concluse quasi sussurrando Marco.
“Che si fa?” Domandò Tiziano dopo alcuni secondi di silenzio.
“Non so, avvertiamo gli altri? Però… Dopo, prima vediamo cosa c’è, ok?”
Tiziano annuì ed estrasse di tasca una torcia elettrica che passò a Marco. Marco la puntò nel foro, che era largo poco più di quaranta centimetri. Illuminando con la torcia tentò di vedere in fondo.
“Sembra, sembra quasi un cunicolo. Che porti a qualche tomba?”
“Sarebbe fantastico Marco, sarebbe fantastico. T’immagini se troviamo le ossa di uno dei sacerdoti?”
“Altroché.”

Continua e si conclude (spero) la prossima volta…

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22 Comments

  1. Pingback: Il pezzo mancante… | ilperdilibri

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